Caregiver stanchi, spesso soli, affaticati da un peso difficile da condividere; e come loro tanti altri dediti all’assistenza dei familiari ammalati e allettati. Ci pensano la Caritas della Diocesi di Alife-Caiazzo e il Centro diocesano per la Famiglia “Mons. Angelo Campagna” ad aver cura di loro, ad offrire una carezza per l’anima perché ogni giornata abbia inizio con una marcia in più, con il sostegno desiderato e necessario.
Si chiama “La Casa di Betania” chiaro riferimento ai tre fratelli amici di Gesù – Marta, Maria e Lazzaro – protagonisti di incontri domestici con il Maestro, tra le mura di casa, lontano da occhi e da voci superflue, lì dove nell’intimità si sperimenta veramente la confidenza fraterna, la libertà di dirsi le cose come stanno.
E’ un’App dedicata a chi assiste stabilmente disabili di famiglia o i propri cari ammalati, che gli operatori Caritas provvederanno personalmente ad installare sullo smartphone di chi ne farà richiesta (entro il 19 luglio tramite messaggio whatsapp o telefonata al numero 3516724523); ogni mattina nella sezione “Il buongiorno di Betania” sarà disponibile un messaggio, un video o una preghiera che accompagnerà chi lo riceve per l’intera giornata, creando una fitta ed invisibile rete spirituale, una trama di speranza attraverso l’incontro con Dio.
L’iniziativa parte in estate, quando il tempo dei caregiver, soprattutto familiari di bambini e ragazzi, si fa più impegnativo e difficile da gestire a causa del venir meno di attività e servizi esterni dedicati ai disabili come la chiusura delle Scuole. E’ il momento in cui più di altri, tra le mura di casa, le mamme e i papà o i fratelli che assistono i loro cari, necessitano di una amicizia in più, di una carezza, di un sostegno diverso.

Il web e la vita insieme
Non solo virtuale, ma anche condivisione concreta, fianco a fianco, senza rinunciare alla possibilità di parlarsi ed ascoltarsi. L’iniziativa del web è solo la parte di un più ampio progetto, fatto di tappe, di incontri, di momenti formativi personali e comunitari: i cargiver e gli assistenti che partecipano riceveranno la visita degli Operatori per l’installazione dell’applicazione ma anche oggetto-un simbolo che sintetizza il significato più alto dell’iniziativa, chiaro riferimento alla vita della casa di Betania, identificata dalla sacra scrittura come luogo di incontro, di lavoro domestico quotidiano, di laboriosità, ma anche di un fare eccessivo che rischia di sopraffare i bisogni interiori della persona.
E allora, in consegna a chi partecipa verranno offerti una brocca e dei sassi: le pietre immagine dell’eterno, della stabilità, della memoria e del legame, ma simbolo anche di peso della quotidianità e degli affanni; la brocca, invece, simbolo dell’agire quotidiano.
Tre mesi tra silenzio, ascolto, condivisione
Durerà tre mesi la prima sperimentazione de “La casa di Betania” e sarà inizialmente riservata ai soli cargiver residenti nel territorio della Diocesi di Alife-Caiazzo. Si comincia in agosto con l’immagine simbolo della brocca e il riferimento al versetto evangelico “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42). Nel tempo più lento dell’estate, i caregiver sono invitati a compiere un gesto di coraggio: posare per un momento la “brocca” dei mille impegni giornalieri e riconoscere i pesi che portano dentro, dare un nome a quel peso e scriverlo su uno dei sassi donati loro.
Settembre sarà il tempo dedicato all’ascolto in cui Maria “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola” (Lc 10,39). I cargiver saranno chiamati ad un passo in più: ascoltare se stessi e gli altri aprendo le porte delle loro case all’incontro con gli operatori caritas che passeranno per un momento di condivisione.
Ottobre è rinascita: “Lazzaro, vieni fuori!”, le parole di Gesù nel vangelo di Giovanni (Gv 11,42), ricordano che l’amore e la preghiera ridonano la vita. E’ il momento del prendersi cura di se stessi e permettere a Dio di prendersi cura di ciascuno per essere nuove creature. Quella pietra, consegnata inizialmente ad ogni caregiver non è solo un ostacolo/peso motivo per rinascere se accolto, amato e curato. Su quel sasso, ciascuno scriverà la propria parole di speranza.
Con il contributo di monache, suore, sacerdoti, Uffici di Curia
Se le case dei caregiver saranno culla di speranza, altre case saranno il primo embrione di questa rinascita; si tratta dei luoghi in cui prenderanno forma le riflessioni che poi tramite l’App giungeranno coloro che aderiscono al progetto. Conventi e Monasteri dell’Alto casertano, le abitazioni dei sacerdoti diocesani, gli Uffici della Curia e di alcuni Servizi diocesani: da qui già partono in questi giorni le prime proposte, le riflessioni, gli scritti che viaggeranno tramite il web; diversi hanno già aderito, altri potranno farlo in linea con il calendario dei contenuti e delle tempistiche fissate dai promotori dell’iniziativa.
Il web e la vita si incontrano; i social – al servizio del bene – diventano il ponte che genera l’incontro tra diverse umanità, tra il bisogno inespresso di vicinanza e la proposta di rinascita. Un’App diventa la porta che apre a qualcosa di più grande. La Caritas diocesano e il Centro diocesano per la Famiglia al passo con il mondo, ma offrendo un’esperienza di senso.
Tutti i collaboratori del progetto da cui verranno riflessioni e contributi:
Uffici della Curia diocesana (Liturgico, con il coinvolgendo delle corali parrocchiali; Catechistico, Pastorale della Salute), Biblioteca diocesana San Tommaso d’Aquino, gruppo “Giovani in Caritas”, Ordini Monastici femminili presenti sul territorio dell’Alto Casertano (Piedimonte Matese, Teano, Pignataro Maggiore e Pietravairano), Monastero di Ruviano; sacerdoti diocesani.