Due visioni tanto attese e che, in qualche modo, rappresentano, per diversi motivi, un giro di boa per la natura dei loro stessi intrecci: la terza stagione di House of the Dragon, attualmente in corso, con una puntata rilasciata ogni lunedì su Sky e Now, e la quinta, nonché ultima stagione di The Bear, i cui otto episodi sono disponibili dal 26 giugno su Disney+.
House of the Dragon
House of the Dragon non ha bisogno di presentazioni (qui la recensione della seconda stagione): avviata come prequel dell’amata e celebre Game of Thrones, la serie sull’affascinante famiglia Targaryen e i suoi draghi, creata da Ryan Condal su ispirazione dei romanzi di George R.R. Martin, in questi ultimi anni è riuscita a crearsi un’autonomia rispetto alla narrazione principale, con una fan-base di riferimento entusiasta e fedele.
Dopo quasi due anni di attesa, dal 22 giugno, ogni settimana, di lunedì, un nuovo episodio della serie scalda gli appassionati spettatori: la terza stagione è dedicata alla Danza dei draghi, non solo titolo di uno dei racconti del ciclo scritto da Martin, ma anche affascinante espressione per indicare il conflitto nato all’interno delle due opposte fazioni della famiglia Targaryen.

Infatti, nei primi due episodi mandati in onda, l’aria del conflitto si fa sempre più densa e cupa: Rhaenyra (Emma D’Arcy), dopo l’ennesima grave perdita, spalleggiata dal fido Daemon (Matt Smith), decide che è il momento di agire e reclamare il trono e il potere che il padre le ha promesso in qualità di erede.
Tuttavia, i suoi fratellastri, Aemond (Ewan Mitchell) e Aegon (Tom Glynn-Carney) sono altrettanto decisi ad affermare i loro diritti come figli legittimi del compianto re: lo scontro è inevitabile, tra spade, draghi e oscure profezie.
Solo due puntate, ma sufficienti per affermare che questa terza stagione sarà il culmine di una narrazione avvincente con una qualità interpretativa pregevole.
A spiccare, infatti, sono state le performance del cast: intense, teatrali, avvincenti, in cui movimenti e battute si fanno insieme espressione di un modo di recitare che coinvolge e intrattiene con passione.
Matt Smith e Emma D’Arcy, in particolare, si sono fatti tramite di una recitazione impeccabile, dando corpo e anima ai loro personaggi.
Dal punto di vista dell’intreccio, diversi accorgimenti sono stati apportati alla trama originale dei racconti di Martin, ma nel complesso, la produzione TV non sembra aver risentito dei necessari cambiamenti, riuscendo ad accontentare anche i lettori che, tuttavia, sono avvezzi alle modifiche solitamente apportate alle trasposizioni televisive.
House of the Dragon 3 è composta da ben otto episodi, pertanto rappresenterà la principale costola della programmazione televisiva dell’estate e una quarta stagione è già in fase di produzione avanzata, prevista per il 2028, la quale segnerà anche la conclusione definitiva della serie.
The Bear
Debuttava nel 2022, da allora, The Bear è riuscita, a poco a poco, ad appassionare un pubblico sempre più vasto, con una narrazione lenta e quasi “meditativa”, affrontando un intreccio e temi non semplici, ma profondi e spesso complessi da rappresentare.
La serie creata da Christopher Storer è cresciuta, arrivando a ben 5 stagioni, con il pregio di portare sul piccolo schermo una produzione di qualità, contribuendo a lanciare le carriere di parte del suo cast, ricevendo, inoltre, riconoscimenti e premi di rilievo.
Il racconto di una piccola attività gastronomica a conduzione familiare di Chicago è diventato il tramite per l’espressione più naturale e intima, ma anche drammatica, di situazioni, esistenze e sentimenti, trasmettendo al pubblico un insieme di dolce-amara consapevolezza e riflessione sui casi della vita.
Le ultime due stagioni (qui la recensione) avevano visto chef Carmy (Jeremy Allen-White) e chef Sidney (Ayo Edebiri) alle prese con la difficile gestione del nuovo ristorante, sull’orlo della chiusura, nonostante la recensione positiva ricevuta da un importante critico gastronomico.
Purtroppo, i problemi non sembrano essere finiti e la brigata di Chicago torna a fare i conti con sé stessa.

La stagione di chiusura di The Bear si apre con un episodio speciale, intitolato Gary, che ha fatto da apripista al ciclo di otto episodi conclusivi: la narrazione inizia, quindi, dal passato, per poi tornare al problematico presente che, come sempre, attanaglia i protagonisti.
Il punto di forza di The Bear è sempre stata una narrazione sincera, schietta, senza risparmiare nulla allo spettatore che, spesso coinvolto nell’atmosfera compressa e densa della serie, è stato messo a diretto confronto con le vite di un gruppo di personaggi problematici, conoscendone ambizioni, desideri e traumi, di cui la cucina è stata spesso espressione confusa e disorganizzata, ma anche un eccezionale rimedio.
Questo filo sentimentale che ha unito pubblico e serie ha fatto sì che il legame con ciascun protagonista fosse non solo totalizzante nel percepirne le debolezze e fragilità, ma anche tanto più coinvolgente nell’assistere ai loro piccoli-grandi progressi e realizzazioni personali.
Ancora una volta, il cast è stato preziosa corona di un progetto ben pensato: per Jeremy Allen-White e Ayo Edebiri il lancio di due giovani carriere, Ebon Moss-Bachrach ha confermato il suo talento e sensibilità, comparendo poi anche in produzioni cinematografiche di rilievo, così per il resto degli interpreti che si sono misurati con ruoli delicati.
The Bear chiude, quindi, ma lascia il segno, sancendo come anche nel momento più estremo e duro, quando una soluzione sembra non esserci, bisogna reagire e credere non solo in sé stessi, ma anche nella possibilità della condivisione.

