La visita di Papa Leone in Campania non può restare «una parola lasciata cadere». È da questa convinzione che nasce l’Appello dei Vescovi della Conferenza Episcopale Campana, presentato lunedì 6 luglio nella sede della CEC a Pompei, nel corso di una conferenza stampa alla presenza della stampa laica, dei direttori degli Uffici per le Comunicazioni sociali e direttori delle testate diocesane.
La Campania dopo la visita di Papa Leone
A presentare il documento è stato il presidente della Conferenza Episcopale Campana, mons. Antonio Di Donna, con lui il vescovo delegato per le Comunicazioni sociali Mons. Antonio De Luca. A moderare gli interventi e le domande dei giornalisti l’incaricato regionale per le Comunicazioni sociali Massimo La Corte e Antonio Pintauro, direttore Ufficio comunicazioni sociali diocesi di Acerra. Il testo raccoglie e rilancia il messaggio affidato dal Pontefice alla Chiesa campana a servire la vita, scegliere la giustizia e porre il bene comune al di sopra degli interessi di parte. Presenti alla conferenza mons. Tommaso Caputo arcivescovo prelato di Pompei, mons. Andrea Bellandi arcivescovo di Salerno e mons. Spinillo vescovo di Aversa.
L’Appello (scarica) nasce dal desiderio dei vescovi di tradurre quell’invito in un percorso concreto di discernimento e di confronto, rivolto anzitutto alle comunità cristiane, ma anche alle istituzioni, agli amministratori e a quanti sono chiamati ad assumere decisioni che incidono sul presente e sul futuro della Campania. I presuli precisano di non voler sostituirsi alla politica né proporre soluzioni tecniche, ma chiedono che le scelte riguardanti la vita delle persone maturino attraverso un dialogo serio con le realtà sociali che ogni giorno condividono le sofferenze del territorio.



I contenuti dell’Appello
Nel documento vengono richiamate alcune priorità che interpellano la coscienza civile ed ecclesiale. In particolare, i vescovi chiedono attenzione verso la tutela della vita fragile e sofferente, con particolare riferimento al dibattito sul fine vita, alle cure palliative e all’accompagnamento delle persone malate; la tutela della vita nascente, esprimendo preoccupazione per la deospedalizzazione dell’aborto e per il rischio di semplificare decisioni che coinvolgono maternità e responsabilità collettiva; la salute e la sanità pubblica, denunciando le disuguaglianze nell’accesso alle cure e la migrazione sanitaria verso altre regioni; la condizione delle carceri, dei detenuti, delle loro famiglie e degli operatori penitenziari, promuovendo percorsi di giustizia riparativa e reinserimento; i migranti, i Rom e i Centri di permanenza per il rimpatrio, perché nessuna persona sia ridotta a un problema da respingere; la povertà, il lavoro sfruttato, il caporalato e i senza dimora, come ferite che offendono la dignità umana; le aree interne e lo spopolamento, con la progressiva perdita di servizi essenziali; la Terra dei Fuochi, l’inquinamento, la camorra e l’illegalità, insieme al bisogno di una rinascita morale e ambientale; il disagio giovanile, la violenza minorile e la povertà educativa; il problema dell’abbattimento delle case, richiamato come ulteriore questione sociale che coinvolge la dignità delle persone. Per i vescovi tutti questi temi sono uniti da un unico filo conduttore: la dignità della persona. “La vita è tutta intera”, affermano, ricordando che ogni forma di vulnerabilità interpella la responsabilità della società e delle istituzioni (scarica l’Appello).
L’obiettivo dell’Appello è aprire cammini di dialogo e favorire un confronto non ideologico, capace di tradurre i principi della Dottrina sociale della Chiesa in scelte concrete. Un invito rivolto anche ai cattolici impegnati in politica, chiamati a vivere con coerenza il proprio servizio al bene comune, nella convinzione che la Campania possa costruire un futuro più giusto, più fraterno e più attento ai piccoli, ai poveri e alle nuove generazioni. Sulla linea del dialogo si pone inoltre l’auspicio annunciato da mons. Di Donna che al confronto con le autorità civili si aggiunga anche la redazione di un vero e proprio documento a firma dei Vescovi campani.
