
La storia di Piedimonte e quella delle monache benedettine cammina di pari passo, e non per un breve tratto. Secoli in cui si incrociano l’una e l’altra, quella civica e quella di fede, nel guardarsi e accogliersi reciprocamente.
Se oggi nel quartiere Vallata risuonano ancora i canti e le preghiere delle Adoratrici perpetue della Federazione Nostra Signora del SS. Corpo e Sangue di Cristo che nel 2017 hanno inglobato il più antico monastero benedettino fondato nel 1646, c’è un altro quartiere cittadino, quello di San Domenico, a cui è legata la storia del Monastero SS. Salvatore rifondato nel 1926, esattamente cento anni fa, dopo complesse vicende storiche.
A distanza di un secolo, è stato pubblicato un libro che ricostruisce la vita del monastero in diverse epoche fino alla chiusura definitiva avvenuta nel 1953. Viaggio alle Radici del Monastero SS. Salvatore è il titolo di un complesso lavoro di ricerca e di memoria curato dalle Monache benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento del Monastero di Grandate (Editore Parrocchia San Bartolomeo, Grandate), città da cui partirono e poi tornarono le monache del SS. Salvatore di Piedimonte. Di quel pezzo di storia locale, oltre alla memoria collettiva, oggi ne è testimone la sola chiesa del SS. Salvatore progettata dall’architetto Cosimo Fanzago nel 1654 e parte del Fondo Edifici di Culto che il Ministero dell’Interno ha recentemente affidato alla Diocesi di Alife-Caiazzo dopo un attento restauro.
Un lavoro a più mani, quello del libro, che coniuga l’approfondita ricerca storica del prof. Bernardo Arena (confluita solo in parte nel volume), il lavoro della dott.ssa Maria Cantone e quello della Comunità monastica, ricca quest’ultima delle memorie scritte dalle monache che conobbero la città di Piedimonte agli inizi del 1900 quando il vescovo di Alife Felice Del Sordo si impegnò per averne la presenza in città.
“Questo volume nasce dal desiderio di restituire continuità e memoria alla storia del Monastero del SS. Salvatore”, si legge appena aperto il libro. “Documenti d’archivio, testimonianze e tracce disperse nel tempo vengono qui ricomposti in un racconto unitario, capace di illuminare vicende spesso poco conosciute”.
Si incrociano i dati storici, ma anche una sapienziale lettura dei fatti, vedendo nella presenza delle monache a Piedimonte il comporsi di un disegno divino più grande che chiamava le consacrate a santificare persone, luoghi, situazioni.
Si parte da molto lontano, dalla primissima fondazione del Monastero femminile SS. Salvatore in Alife, situato lì dove oggi ha sede la stazione ferroviaria di Piedimonte Matese, in un punto in cui scavi archeologici degli anni Novanta hanno restituito, seppur sommariamente, la pianta di un edificio religioso che le fonti storiche fanno dipendere dal più grande complesso monastico di San Vincenzo al Volturno.
E’ infatti il Chronicon Volturnense (anticha cronaca del Monastero oggi in Molise) a rivelare che quello del SS. Salvatore fu costruito dal re longobardo Arechi II. Il documento, risalente al 760 permette così di collocare nel tempo l’inizio di questa straordinaria storia tra il territorio e il monachesimo benedettino. Lo Storico del XVIII secolo Gianfrancesco Trutta pone la fondazione al 770, ma i più approfonditi studi sui Longobardi hanno consentito di giungere ad individuare la data degli inizi, con grande probabilità, nell’anno 787.
Il volume mette insieme quei pezzi di storia locale strettamente legati al ducato longobardo di Benevento, la città dove le monache troveranno riparo dopo le invasioni saracene. Nella città sannita, per alcuni secoli il SS. Salvatore manterrà la sua identità ma non la totale autonomia, tanto che il libro in questa come in altre occasioni, cita con dovizia di particolari diatribe interne alle comunità monastiche.
Il ritorno ad Alife (sempre presso l’attuale stazione) corrisponde presto con l’assimilazione delle decisioni del Concilio di Trento che stabilisce per i monasteri la collocazione dentro le mura cittadine. E’ l’inizio della complessa storia del SS. Salvatore nei pressi di San Domenico nel cuore di Piedimonte.

C’è un’immagine in copertina che anticipa il filo narrativo: un frondoso e possente albero, con solide radici – la storia del monachesimo benedettino nutrita dalla visione del suo fondatore San Benedetto e della sorella Santa Scolastica. Sotto la chioma una scena che evoca la missione delle monache nel territorio alifano. Ed è proprio questa immagine a guidare il racconto suddiviso in capitoli con una precisa denominazione: La Radice, dedicata alle fonti storiche e al racconto del SS. Salvatore nei secoli; Il Germoglio sull’arrivo delle monache a Piedimonte, la convivenza con il monastero di San Benedetto del quartiere Vallata, le scuole, l’educazione delle giovani, i disagi, le prove, il difficile 1932; poi segue il capitolo La Linfa dedicato alla descrizione delle chiese del monastero SS. Salvatore in cui storia, arte e vita monastica si intersecano; infine I Frutti, la storia di vita di alcune monache, modello di dedizione, di fede, di totale dono a Dio. “La storia è fatta di eventi, di circostanze che favoriscono od ostacolano un avvenimento”, spiegano le Adoratrici di Grandate introducendo quest’ultimo capitolo; “ma la materia prima della storia sono le persone che hanno come coordinate della loro vita lo spazio e il tempo, che sono le stesse coordinate della storia”.
Un ampio corredo fotografico supporta l’intero racconto: i volti delle monache, il lavoro di ricamo o quello delle cucine; poi i documenti antichi, numerose note bibliografiche, schede di approfondimento, mappe, progetti, articoli di stampa, appunti e corrispondenza. Tra i ringraziamenti finali non mancano nomi di Piedimonte Matese che hanno supportato la ricerca e contribuito con uno o più tasselli a comporre il grande mosaico della storia del SS. Salvatore. Una presenza che conferma il sentimento comune che resiste nonostante la lontana presenza e la prolungata assenze: le monache non hanno mai lasciato la città, il loro canto, l’operosità delle mani, la saggezza degli insegnamenti è ancora nel quartiere, tra la gente.