
Le Serate di Nomadelfia a Piedimonte Matese; è lo spettacolo che porta sul palco soprattutto una testimonianza di vita da parte di giovani e adulti protagonisti di una esperienza come poche in Italia.
Danze popolari internazionali, evoluzioni acrobatiche e sketch ispirati alla Commedia dell’arte saranno le proposte rivolte al pubblico domenica 19 luglio alle 21.30 in Piazza Carmine, in occasione dei festeggiamenti della Madonna del Carmine, venerata nella parrocchia di Ave Gratia Plena. Una iniziativa diversa da quelle abitualmente in calendario quando si festeggia un santo; e Nomadelfia centra in pieno l’obiettivo che più si accompagna ad una simile celebrazione portando un messaggio forte radicato nel senso di comunità e nella fraternità che i suoi membri vivono appieno, ispirati ad un cristianesimo di forte impronta sociale.
Nomadelfia – nota in tutto il mondo – è una esperienza di volontari cattolici, laici, diaconi e sacerdoti che vivono in piena comunione, nel reciproco aiuto, nell’accoglienza e nell’educazione di chi è solo, escluso, in attesa di rinascere, così come volle il fondatore don Zeno Saltini in un periodo complesso per l’Italia prima e dopo la Seconda guerra mondiale.
“Il nostro desiderio – spiegano oggi i protagonisti dell’evento – è mostrare che è possibile vivere il Vangelo in forma sociale donandosi integralmente agli altri, realizzando così quei principi di giustizia e fraternità che si è scelto di seguire”. Oggi Nomadelfia conta 300 persone che aderiscono al progetto di don Zeno Saltini in risposta ad una vera e propria vocazione.
Nomadelfia e Piedimonte Matese, un legame che viene dal passato
Ma cosa sia Nomadelfia non dovrebbe essere una novità per la città di Piedimonte Matese la cui storia si incrocia proprio con quella di don Zeno che, chiamato dal vescovo di Alife mons. Luigi Noviello tramite il parroco di Ave Gratia Plena don Espedito Grillo, ebbe modo di conoscere il territorio (vai all’articolo). Un legame che si consolidò anche grazie all’intesa e alle aspirazioni del cittadino e politico on. Giovanni Caso e a quel sentimento di cattolicesimo sociale che un altro sacerdote, don Giacomo Vitale, animava e testimoniava.
Gli ultimi, i bambini soli, la povertà sociale al centro di un progetto che realizzò anche a Piedimonte d’Alife l’Opera Piccoli Apostoli già realizzata da don Zeno a Mirandola (MO) nel 1941: la prima cellula da cui sarebbe nata Nomadelfia, esperienza comunitaria di famiglie e di singoli, oggi a Grosseto.
Il sogno di Nomadelfia-Matese
Siamo nel 1950, Nomadelfia è già realtà, quando l’intesa tra don Zeno e Caso si fa ancor più intensa, l’Opera Piccoli Apostoli procede e a Piedimonte sarebbe tutto pronto per dar vita a Nomadelfia-Matese, ma la mancata disponibilità da parte del clero locale a fornire l’assistenza spirituale necessaria dirotterà le scelte definitive in altra direzione: la presenza religiosa fondamentale per la nascente comunità è individuata nella figura dei padri Salesiani che poco dopo giungeranno in città e si innesteranno nel progetto sociale avviato con l’Opera di don Zeno (la corrispondenza tra don Zeno e l’on. Caso nell’articolo del prof. Armando Pepe, clicca).
Ritorno alle origini
Una sorta di ritorno a casa, nei luoghi in cui originariamente prendeva forma il sogno di don Zeno Saltini di realizzare una seconda Nomadelfia: significherà anche questo l’arrivo dei Nomadelfi in città in occasione della festa del Carmine. E sarà nuovamente la parrocchia di Ave Gratia Plena ad ospitarne la venuta, mentre il palazzo vescovile sarà per l’intero gruppo punto di appoggio e di riposo durante la permanenza a Piedimonte Matese.