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    Home»Attualità»Terremoto in Venezuela, domenica 26 luglio una colletta straordinaria. Il punto sullo stato delle cose
    Attualità Chiesa e Diocesi

    Terremoto in Venezuela, domenica 26 luglio una colletta straordinaria. Il punto sullo stato delle cose

    Un mese dopo i sismi che hanno scosso il nord del Paese, un primo e provvisorio bilancio di una catastrofe che ha ufficialmente strappato la vita a circa 5.500 persone, con migliaia che risultano ancora disperse
    Redazione24 Luglio 2026Nessun commento

    Domenica 26 luglio in tutte le chiese italiane, le offerte raccolte durante le messe saranno destinate alle emergenze causate dal terremo che ha colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno. L’iniziativa di Caritas Italiana e Conferenza Episcopale Italiana ha coinvolto le Diocesi e di conseguenza tutte le parrocchie.
    Nell’articolo che segue, a firma di Bruno Desidera, un focus sullo stato delle cose e come la chiesa venezuelana sia scesa in campo per sostenere le persone. L’aiuto che partirà dall’Italia attraverso i canali di Caritas servirà a rafforzare la rete a supporto di famiglie, singoli, lavoratori, anziani, ammalati…

    Foto Rubén Darío Castillo

    Un popolo rimasto per strada, spesso senza nulla, vittima della distruzione e dei crolli provocati dai due terribili terremoti che hanno scosso il nord del Venezuela proprio un mese fa, il 24 giugno. E una Chiesa “scesa in strada”: vescovi, sacerdoti, seminaristi, operatori Caritas, tantissimi volontari. Impegnati senza sosta a confortare, distribuire alimenti, curare ferite fisiche e psicologiche. È questo il quadro che risalta, mentre la ricorrenza aiuta a tracciare qualche primo e provvisorio bilancio di una catastrofe che ha ufficialmente strappato la vita a circa 5.500 persone, con migliaia che risultano ancora disperse.

    Tra le zone più colpite, lo Stato costiero di La Guaira, dove si concentrano la maggior parte delle vittime e dei crolli, e diversi quartieri della capitale, Caracas.

    A Caracas la Chiesa scende in strada. L’arcidiocesi di Caracas ha presentato mercoledì, in conferenza stampa il bilancio ufficiale dell’azione pastorale, umanitaria e tecnica dispiegata.

    Tre le prospettive fondamentali di azione, come ha spiegato l’arcivescovo di Caracas, mons. Raúl Biord: l’accompagnamento spirituale alle famiglie colpite, l’assistenza umanitaria di emergenza e la valutazione tecnica delle chiese e delle altre infrastrutture ecclesiastiche. Fin dalle prime ore dell’emergenza, vescovi, sacerdoti, diaconi e operatori pastorali si sono dispiegati nelle zone più vulnerabili.

    Arcidiocesi e Caritas hanno coordinato la consegna di circa 490 tonnellate di beni essenziali. Tra alimenti, acqua, medicinali e materiali di riparo. Una prima valutazione dei danni è stata effettuata su 27 chiese, ed è stato prefigurato un piano di recupero strutturato in cinque fasi.

    Spiega al Sir padre Ricardo Guillén, vicario episcopale per la Pastorale: “L’arcidiocesi è immediatamente scesa in strada per venire in aiuto alle vittime di questa tragedia. Ci sono moltissime persone che ancora pernottano per strada, nelle parrocchie, e che vengono assistite, oltre a quanto offerto dallo Stato, dalle nostre comunità cristiane, sotto la guida dei nostri parroci.

    C’è stata una grande generosità da parte della gente semplice, della gente comune,

    che nelle nostre parrocchie, soprattutto in quelle popolari, dal poco che ha è stata capace di condividere, di avvicinarsi per stare con le persone, per abbracciare il dolore al di là di qualsiasi altro discorso o spiegazione. Sono stati momenti in cui si sono rafforzati i legami di solidarietà e di carità cristiana”.

    L’impegno cruciale dei sacerdoti. Senza dubbio, fa notare il padre Guillén, “il ruolo dei sacerdoti è stato importantissimo, cruciale soprattutto per offrire una presenza di consolazione attraverso la celebrazione dei sacramenti, che sono stati trasferiti dalle chiese colpite alle piazze, ai campi sportivi, alle strade, dove all’aperto si è celebrata in tutti questi giorni e in ciascuna di queste domeniche la Santa Eucaristia. Oltre a dover, purtroppo, accompagnare anche i funerali dei tanti defunti che ci sono stati. Un ministero di consolazione, di accompagnamento nel lutto di queste persone colpite”.

    I sacerdoti sono stati, quindi, “messi a dura prova; infatti, anche dal punto di vista emotivo è stato necessario offrire loro sostegno: hanno avuto incontri con psicologi specializzati nel sostegno emotivo, molti di loro hanno perso le proprie case e, di conseguenza, anche le loro parrocchie; sono stati quindi a loro volta consolati affinché potessero aiutare gli altri”.

    Una particolare attenzione, ricorda il vicario episcopale, “è stata riservata anche al clero della vicina diocesi La Guaira, con il quale abbiamo dimostrato solidarietà; molti dei nostri sacerdoti sono stati vicini a questi confratelli, hanno prestato servizio nei centri di accoglienza nella vicina diocesi, e c’è una grande comunione tra le due diocesi”.

    Segni di speranza a La Guaira. Proprio dalla diocesi di La Guaira, e in particolare dal popoloso centro costiero di Catia La Mar, offre la sua testimonianza Anarelys Ugas, tra le referenti della Caritas diocesana. Quella che racconta è

    una continua alternanza di tra lo strazio e la speranza, con quest’ultima che non viene meno.

    A partire dal fatto, quasi miracoloso che ancora ieri mattina “sono state ritrovate vive due persone tra le macerie”. È un segno di speranza anche “vedere così tante persone che continuano a donare pasti caldi e generi alimentari non deperibili. Sono segni di speranza vedere come tanti fratelli e sorelle stiano ospitando e dando rifugio ai propri amici e ai propri familiari. È un segno di speranza anche il fatto che la popolazione di La Guaira non si arrenda nel recupero delle salme dei propri cari per dar loro una sepoltura degna. E pure tutti gli accampamenti provvisori che sono stati allestiti in tutto il nostro Stato, sia a livello governativo sia da parte di persone che, in modo organizzato, si stanno sistemando nelle piazze, nei vicoli ciechi, sui marciapiedi, con la speranza di non dover lasciare il proprio territorio”.

    Ma non è neppure possibile, prosegue Ugas, “distogliere lo sguardo di fronte a tante situazioni che ci travolgono e che, ovviamente, ci superano. È davvero piuttosto angosciante vedere quante persone, al momento di qualsiasi distribuzione di cibo, si lamentino di essere senza lavoro, sostengano di non avere nulla da mangiare, e questo, anche se uno ha la forza d’animo e il coraggio di stare lì, alla lunga finisce per pesare. Non possiamo ignorare che vediamo tante persone che vogliono approfittare di questa situazione, recandosi nei centri di accoglienza senza che la loro casa sia stata danneggiata”. Ancora, sono tante le difficoltà relative ai servizi igienico-sanitari e al reperimento di acqua potabile, o di benzina, da utilizzare per i generatori, là dove si stanno effettuando le operazioni di recupero delle salme”.
    C’è grande preoccupazione anche dal punto di vista sanitario, “con l’aumento di infezioni respiratorie, scabbia, malattie della pelle dovute, ovviamente, alla mancanza di servizi igienico-sanitari. I disturbi mentali si sono aggravati moltissimo, e chi soffriva di patologie psichiatriche, non potendo ricevere le cure, sta vedendo aggravarsi la propria condizione”. Conclude la volontaria: “Ringraziamo tutte quelle mani amiche che sono venute qui per collaborare. Ringraziamo di cuore per tutte le vostre preghiere, che so non sono venute meno né hanno smesso di accompagnarci”.

    Fonte SIR

    Caritas italiana chiesa italiana Colletta venezuela

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