
di Gianluca De Vizio
È iniziato sabato I agosto, nella solenne cornice della Cattedrale di Alife, il Novenario in preparazione alla festa di San Sisto I papa, patrono della città di Alife e della Diocesi di Alife-Caiazzo.
La celebrazione, presieduta dal parroco della Cattedrale Don Pasquale Rubino con tutti i sacerdoti della forania, ha segnato l’avvio del tradizionale itinerario spirituale che accompagnerà i fedeli fino ai solenni festeggiamenti patronali del 10 e 11 agosto.
Un appuntamento che continua a custodire il valore della memoria, della fede e dell’identità di un popolo, richiamando in Cattedrale numerosi fedeli, uniti nel desiderio di affidarsi
all’intercessione del Santo Patrono.
Nel corso dell’omelia, don Pasquale Rubino ha introdotto il tema che guiderà l’intero Novenario: “Il mistero dell’uomo dinanzi a Dio”, una riflessione che nasce dall’esigenza di interrogarsi sul significato dell’esistenza in un tempo attraversato da trasformazioni epocali.
Il parroco ha ricordato come il rito dell’intronizzazione di San Sisto, che da bambino osservava tra la folla con profonda emozione e che ora vive da parroco, rappresenti ancora oggi molto più di una tradizione: è un evento di grazia capace di parlare al presente e di provocare le coscienze. Da qui la domanda che ha attraversato l’intera meditazione: che cosa può dire oggi la fede all’uomo contemporaneo?
Una risposta che si è intrecciata con le riflessioni contenute nella prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Riprendendo il pensiero del Pontefice, il celebrante ha evidenziato come la rivoluzione tecnologica, l’intelligenza artificiale e la robotica stiano trasformando profondamente la società, influenzando decisioni, relazioni e perfino l’immaginario collettivo.
Proprio per questo diventa urgente tornare alla domanda fondamentale che accompagna da sempre la storia dell’umanità: chi è l’uomo? Una domanda che nessun algoritmo potrà mai esaurire. L’uomo continua infatti a confrontarsi con il mistero del dolore, della sofferenza, della morte e della ricerca di senso; rimane un enigma che trova la propria verità soltanto nell’incontro con Dio.
Particolarmente suggestivo il richiamo al racconto L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. Attraverso la figura di un pastore che, nel silenzio e senza attendere ricompense, restituisce vita a una terra ormai sterile, il celebrante ha offerto un’immagine concreta della vocazione di ogni credente: seminare speranza, custodire la vita, generare futuro. L’albero diventa così il simbolo della vita, dell’equilibrio e della saggezza, ma soprattutto della responsabilità affidata a ciascuno di noi.
Nel corso dei nove giorni di preparazione, la comunità sarà accompagnata da un percorso di meditazione ispirato alla Lettera ai Romani di San Paolo, contemplando il mistero dell’uomo «chiamato, ferito, salvato e trasformato», nel solco della testimonianza di San Sisto, settimo successore dell’Apostolo Pietro.
L’invito conclusivo è risuonato come una consegna affidata all’intera comunità: scegliere, ogni giorno, se piantare o sradicare alberi nella giungla della vita. Un appello al discernimento, alla responsabilità e alla speranza, affinché la festa del Patrono non sia soltanto memoria di una gloriosa tradizione, ma occasione concreta di conversione personale e di rinnovamento comunitario.
Con questo primo intenso momento, la Chiesa di Alife ha così inaugurato il suo cammino verso la solennità di San Sisto I, rinnovando un patrimonio di fede che continua, ancora oggi, a parlare al cuore dell’uomo e alle sfide del nostro tempo.
