
Si sceglie una cripta, di per sé un luogo antico, per parlare di temi di forte attualità. Non una contraddizione, ma una esigenza che unisce esperienze dal sapore sempre “presente”: la preghiera e la meditazione, il silenzio e la riflessione.
Si tratta de “I dialoghi della Cripta”, ciclo di incontri dedicati a teologia e scienza, per i quali si è scelta la cripta della Cattedrale di Alife, luogo storico in cui per secoli hanno pregato intere generazioni lì dove era stato custodito il corpo del patrono San Sisto I papa a partire dal 1132 e lì dove i suoi resti furono ritrovati nel 1716 dal vescovo Porfirio dopo un periodo di incertezza sulla presenza o meno dei resti mortali del papa, sesto successore dell’apostolo Pietro.
Il primo incontro nella serata del 6 agosto, durante il novenario che prepara alla festa solenne del patrono il 10 e l’11 agosto. A firmare l’iniziativa il Settore Cultura della Diocesi di Alife-Caiazzo di cui è responsabile don Emilio Salvatore, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.
“Babele o Gerusalemme? La persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale nella Magnifica Humanitas”, il tema proposto ai presenti, in chiara continuità con la riflessione che coinvolge mondo ecclesiale e laico in questo momento, dopo la pubblicazione della prima Enciclica di Papa Leone XVI. E tema che durante il novenario, è proposto ogni sera come meditazione durante la celebrazione eucaristica.
Non è l’Intelligenza artificiale al centro, ma l’uomo e la sua dignità nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Lo hanno ben chiarito i relatori invitati a “I dialoghi della Cripta”: la prof.ssa Filomena Sacco, docente associata di Teologia morale sistematica presso la Pontificia Accademia Alfonsiana e docente invitata presso la Pontificia Università Salesiana di Roma e la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale; il protopresbitero padre Vladimir Laiba, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia (Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli).
“Occasione di valore quella proposta in questa circostanza in cui gli organizzatori hanno saputo coniugare tradizione e novità, coinvolgendo da vicino il popolo particolarmente partecipe in occasione della festa del Patrono”, le parole del vescovo Giacomo Cirulli in apertura, ricordando ai presenti come la stessa Magnifica Humanitas “sia armonia di tutto il Magistero sociale, affondando le radici nel passato ma aprendo la riflessione sulle novità che riguardano la vita dell’uomo”.
A moderare il momento di confronto e di meditazione, don Emilio Salvatore: “come impatta l’Ai sul futuro dell’umanità e come le Chiese cristiane e il mondo laico animato da una razionalità libera potranno contribuire a custodire la persona umana?”, la domanda e la provocazione che ha aperto la riflessione degli ospiti.
In risposta al tema proposto “Babele o Gerusalemme?” – immagine biblica che il Papa ha scelto per la sua Lettera Enciclica – la sollecitazione è stata un richiamo alle responsabilità condivise e distribuite fra tutti nell’edificazione di una società ordinata sul diritto di ogni uomo e donna, sulla giustizia sociale, sulla capacità di riconoscere l’unicità della persona ad immagine e somiglianza del Creatore.
Una data simbolo, quella del 6 agosto, in cui si colloca il primo appuntamento de “I Dialoghi” e che la prof.ssa Sacco ha usato come filo conduttore della riflessione: la solennità della Trasfigurazione del Signore e l’anniversario della bomba su Hiroshima: la bellezza e la bellezza deturpata, al centro l’uomo coinvolto nell’arco della sua vita su possibilità di esperienze o su scelte diverse e contradditorie, quella di godere la bellezza o essere artefice della sua distruzione.
Così per la sua esperienza con l’Ai: la bellezza di un progresso al servizio dell’uomo e il rischio di numerose altre schiavitù, distruzioni, abusi sull’ambienti e sui diritti dei lavoratori in nome di quel progresso: “Papa Leone ci invita a riflettere su chi siamo noi mentre usiamo l’Ai”, le parole della docente Sacco, “Non cosa possiamo fare con essa, ma chi vogliamo diventare mentre la costruiamo e la usiamo”, per spiegare il protagonismo dell’uomo nel moderno sistema di cose nuove che si stanno generando. Taglio sociale quello della docente affiancato poi da quello filosofico e teologico del protopresbitero Laiba.
La filosofia come lente per scorgere nei secoli come l’uomo abbia letto e diffuso il il primato di Dio o di se stesso, fino alla conclusione – che primato per i Cristiani – che in Dio tutto è raccolto, ed è in Lui la comunione piena pur nella diversità di ogni singola esperienza: il nucleo che origina la dignità dell’uomo da tutelare ad ogni costo, una visione che la Chiesa ortodossa riconosce nelle sue radici e nella proposta di Papa Leone che mirabilmente mette insieme anche le anime apparentemente diverse dell’unica Chiesa.
Nei confronti delle cose nuove, portatrici di vantaggi in ogni campo del sapere, della scienza e della tecnica, nessun timore ma la capacità di rimanere umani e di comprendere fino in fondo come abitare lo spazio dell’Intelligenza artificiale: essere volti non solo riconoscibili dagli algoritmi ma volti che recano impressa la bellezza del Creatore e su cui si palesa l’esperienza dei sentimenti e delle relazioni: “L’uomo diventa se stesso quando riceve la propria vita come dono e la restituisce come offerta”.
L’immagine dell’icona preziosa ed esclusiva del dialogo tra Dio e l’uomo nella tradizione cristiana orientale, padre Laiba l’ha scelta come misura per descrivere l’uomo nel contesto moderno governato e talvolta pilotato dall’Ai e chiudere il suo intervento: “Se ogni icona rimanda a Dio, così per l’uomo, in ogni tratto della sua persona il richiamo al suo Creatore”, fondamento che consacra il primato dell’uomo e della sua dignità rispetto ai venti di modernità.

