
Maria Rosa Lombardi – Se i più famosi Giochi Olimpici si tengono ogni 4 anni, a Liberi hanno cadenza annuale, grazie all’iniziativa di don Fabrizio Delgado, coadiuvato dai collaboratori e dagli animatori della parrocchia.
Le prime Olimpiadi del corpo e dello spirito si sono tenute nel 2024, in coincidenza con quelle di Parigi, ma in parrocchia ragazzi dai 7 ai 15 anni e gli adulti dai 16 anni in su non devono aspettare Los Angeles 2028 per poter partecipare alle gare di staffetta, lancio del peso, freccette, pallamano, bocce, pallavolo e lancio del giavellotto.
Dal 7 al 10 agosto, infatti, la zona P.I.P. di Liberi è teatro delle gare e delle premiazioni della terza edizione delle Olimpiadi del corpo e dello spirito. Ogni gara è preceduta dalla preghiera, perché occorre avere cura dello spirito per uscire da sé stessi e amare i fratelli.
In particolare, le Olimpiadi dei piccoli rientrano nell’iniziativa “EduchiAMO LIBERI” del Comune di Liberi, un percorso integrato di crescita, inclusione e partecipazione rivolto a bambini, ragazzi e famiglie.
La pace è il tema centrale di quest’anno. La prima serata è basata su valori condivisi umanamente, cioè sulla regola biblica di Gesù: “Fate agli altri quello che piace sia fatto a voi e non fate agli altri ciò che non piace sia fatto a voi”. Si parte, quindi, dal rispetto, di tutti e della diversità come fondamento della pace, e dal dialogo.
Don Fabrizio Delgado, infatti, prima di dichiarare aperta la terza edizione delle Olimpiadi del corpo e dello spirito, ha spiegato che i quattro personaggi – Malala, Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta – raffigurati accanto al braciere e che hanno dato i nomi anche alle squadre partecipanti, sono quattro personaggi che si sono battuti per la pace.
Nella seconda serata, si vuole andare alla scoperta di quel “magis” (il di più) indicato da Gesù, cioè di una pace che non è uguale a quella terrena, ma è quella che viene da Dio, dal suo amore nel creare il mondo e verso di noi. È una pace che parte da un amore più grande, quello di Dio.
La terza serata è l’indicazione pratica di quel “magis”: Gesù ci invita ad amare non solo gli amici ma anche i nemici. Il Vangelo ci dice di non resistere al nemico che ci sta dando uno schiaffo, ma di porgere anche l’altra guancia, di dargli il mantello, di fare con lui due miglia.
Queste cose risultano a prima vista incomprensibili ma hanno come fine l’amore di Dio, la salvezza della persona. Dobbiamo essere disponibili a perdere, a fare un passo indietro pur di conquistare il dono della pace e dell’amore.






