
Alife, città aperta a nuove culture, ai commerci, agli scambi…
Lo testimonia una moneta, un pezzo di storia antica, simbolo della vita sociale ed economica della città; simbolo di una pagina risalente al IV secolo quando l’antico centro – prima osco e poi sannita – è divenuto colonia romana.
A restituire il peso della Storia e ricordarne il valore attuale, è stata nelle giornate di questo mese di agosto, la ricomparsa della moneta agli occhi degli alifani grazie al lavoro riprodotto e rivisitato dall’artista alifano Giancarlo Offreda, autore di un singolare pezzo in bronzo donato dall’Amministrazione comunale di Alife al sindaco di Alatri in occasione dei festeggiamenti in onore di San Sisto I papa e martire, patrono di entrambe le città (gemellate quarant’anni fa per il comune impegno delle parrocchie).

“E’ la pace il tema più caro in questa rappresentazione”, spiega Offreda all’indomani dell’evento. “Le foglie di ulivo che circondano l’elmo della dea Atena raffigurata sulla moneta, ci riportano al tema eterno, celebrato dagli antichi ed implorato dagli uomini di oggi. Averlo rappresentato e reinterpretato con questo lavoro – in particolare in occasione di una festa religiosa – mi consente di ribadire l’universalità della pace attraverso il tempo e lo spazio: impegno che da sempre è affidato agli uomini di ogni categoria sociale, di ogni cultura, di ogni città o Nazione”.
Di dimensione superiore rispetto all’originale, lavorata nei dettagli con la creta impastata da Offreda, sotto il riflesso della luce che ne esalta la morbidezza, il didramma alifanus è stato consegnata in una teca sigillata, al primo cittadino di Alatri Maurizio Cianfrocca la sera dell’11 agosto al termine della solenne celebrazione in onore del patrono presieduta dal vescovo Giacomo Cirulli. Il sindaco Fernando De Felice ha accompagnato la consegna con parole di riferimento alla millenaria storia alifana e al legame che unisce le due città: cordialità e amicizia tra Alife e Alatri vissute sulla memoria e sulla devozione comune a San Sisto, modello indiscusso di uomo giusto secondo il Vangelo, che scelse di servire nei primi secoli della Chiesa, quando la scelta di Gesù Cristo significava anche il prezzo della vita.
Il didramma alifano firmato da Offreda
Nella valle del Volturno, l’antica Alife occupava un punto di passaggio tra il mondo sannitico e la Campania costiera. Qui, già nel V secolo a.C., la moneta divenne molto più di un semplice strumento economico: era un mezzo di rappresentazione, un segno di appartenenza e di dialogo culturale. La moneta alifana di questo periodo unisce due immagini di grande forza simbolica.
L’accostamento tra Atena e Acheloo restituisce la ricchezza culturale di Alife: una città capace di accogliere modelli figurativi greci senza rinunciare ai propri simboli identitari. La legenda osca Aliqha / Allifae, incisa sulla moneta, ribadisce con forza questa doppia radice.
Atena, dea della sapienza e della strategia, sul diritto è raffigurata con il caratteristico elmo attico, emblema dell’eleganza e della potenza militare greca. La sua presenza richiama i contatti con le città della costa campana, in particolare con Napoli, e testimonia l’apertura di Alife verso il mondo mediterraneo.
Acheloo, dio fluviale della fertilità e della forza primordiale della natura è rappresentato sul retro con figura di toro androprosopo, creatura antica con corpo bovino e volto umano. Il suo volto ricorda il legame della comunità con il paesaggio fluviale e con la vitalità della valle.
Il tema della pace – che per gli ateniesi si associava anche a quello di civiltà, di vittoria, di forza – esprime nel lavoro di Offreda lo stile con cui tornare a guardare la moneta di Alife: non solo una traccia storica attestante la vita e la società alifana del IV secolo ma un richiamo ad un impegno forte, per la comunità locale e per il mondo intero come lui stesso spiega: “Le giornate in onore del patrono San Sisto lo hanno confermato attraverso l’appello del vescovo Cirulli: essere costruttori di pace in questa comunità e pregare per la pace nel mondo. E’ questo il contributo di ciascuno ad una causa urgente perché nel mondo la radice della fraternità e della giustizia possano dare buoni frutti”, conclude Giancarlo Offreda.

