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    Home»Papa Leone XIV»Leone XIV: a Messa i fedeli non siano “muti e passivi”. Il Papa chiude il ciclo di catechesi sulla Liturgia
    Papa Leone XIV

    Leone XIV: a Messa i fedeli non siano “muti e passivi”. Il Papa chiude il ciclo di catechesi sulla Liturgia

    Otto appuntamenti dedicati alla Liturgia secondo le novità del Concilio Vaticano II. Su Clarus la raccolta di tutte le catechesi
    Redazione26 Agosto 2026Nessun commento

    Riccardo Benotti – La riforma liturgica non è una rottura: si colloca “nel solco della tradizione vivente della Chiesa”. È la consegna con cui Leone XIV ha chiuso, nell’udienza generale di oggi nella basilica di San Pietro, il ciclo di otto catechesi dedicato alla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla liturgia promulgata nel dicembre 1963, all’interno dell’itinerario sui documenti del Concilio Vaticano II. Al centro, le motivazioni che spinsero i Padri conciliari a promuovere la riforma della liturgia: fare in modo che i fedeli non assistano “come estranei o muti spettatori” al mistero di fede, perché nei gesti e nelle parole dei riti si entra in contatto con l’evento salvifico e si vive la vera relazione con Dio. La partecipazione, dunque, non può essere passiva.

    Da Montini al Concilio: la partecipazione attiva
    A illuminare le ragioni della riforma, il Papa ha scelto la terza Lettera dal Concilio che il card. Giovanni Battista Montini, allora arcivescovo di Milano, inviò il 28 ottobre 1962 ai fedeli della sua Chiesa. La liturgia – scriveva il futuro Paolo VI – “è espressione sincera sia del divino che dell’umano. È linguaggio. È veicolo d’insegnamento divino da un lato, è voce di colloquio con Dio”. Per questo i fedeli “non possono e non devono più rimanere muti e passivi. La loro materiale presenza non può accordarsi con la loro spirituale assenza”. 

    Dichiarazioni in evidente consonanza, ha osservato Leone XIV, con il numero 48 della Costituzione conciliare, che chiederà al popolo cristiano di partecipare all’azione sacra “consapevolmente, piamente e attivamente”: un popolo formato dalla parola di Dio e nutrito alla mensa del corpo del Signore.

    Mettendo al centro il cuore dell’esperienza ecclesiale, la riforma ha voluto far risplendere la liturgia come – riprendendo ancora le parole di Paolo VI – “la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio”: da qui l’esigenza di rendere disponibile a tutti la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni e di rendere più lineare l’ordinamento celebrativo. Senza dimenticare la distinzione, risalente all’enciclica Mediator Dei di Pio XII, nel 1947, e ripresa al numero 21 della Sacrosanctum Concilium, tra una parte immutabile della liturgia, perché di istituzione divina, e parti suscettibili di cambiamento secondo le esigenze dei tempi.

    Dal Movimento liturgico al monito sugli abusi
    Il desiderio di una riforma generale, del resto, non nasceva all’improvviso. Leone XIV ne ha ricostruito la genealogia: le istanze del Movimento liturgico, la Costituzione apostolica Divini Cultus di Pio XI, la scelta di Pio XII di ricollocare i riti della Settimana Santa nelle ore corrispondenti agli eventi pasquali, dopo secoli di anticipazioni mattutine, fino a San Giovanni XXIII che nel 1960, con il motu proprio Rubricarum instructum, semplificò le rubriche di Breviario e Messale rimandando al Concilio i principi fondamentali della riforma. La liturgia, realtà viva, è sempre stata soggetta a sviluppi, adattata dal Magistero alle esigenze delle epoche: non sorprende che anche il Vaticano II, nel massimo rispetto della tradizione, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici. 

    La retta comprensione della riforma, ha avvertito il Pontefice, “permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa”. Le azioni liturgiche, infatti, non sono mai private: appartengono all’intero corpo della Chiesa, “sacramento dell’unità”.

    Di qui la responsabilità precipua dei pastori, dei vescovi come di ogni singolo sacerdote: custodire e promuovere, nel rispetto delle norme, una liturgia che risplenda “per nobile semplicità” e diventi veicolo fondamentale di evangelizzazione. Strumento di grazia attraverso il quale, ha concluso il Papa, “potremo apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo, saremo perfezionati nell’unità con Dio e tra di noi”.

    Fonte SIR

    Tutte le catechesi sulla Sacrosanctum Concilium da scaricare.
    20 maggio 2026. Clicca.
    27 maggio. Clicca.
    3 giugno. Clicca.
    24 giugno. Clicca.
    5 agosto. Clicca.
    12 agosto. Clicca.
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    26 agosto. Clicca.

    basilica di san pietro concilio vaticano II Papa Leone Sacrosanctum Concilium udienza generale

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