A pochi giorni dall’inaugurazione dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia (qui il programma), prosegue il racconto delle pellicole che saranno presentate alla Biennale, oltre ai già citati cinque film italiani In Concorso.
Con un’inaspettata novità.
NAZA, il film arrivato all’ultimo momento
Infatti, il 24 agosto, a circa una settimana dall’inizio della Mostra, La Biennale ha aggiunto alla lista dei titoli In Concorso il documentario NAZA.
Il progetto di Yuval Abraham e Rachel Szor è particolarmente interessante perché i due registi sono tra i quattro autori di No Other Land, il documentario vincitore dell’Oscar 2025, che aveva denunciato la condizione palestinese in Cisgiordania.
NAZA è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv e indaga i sistemi alla base dell’uccisione di civili palestinesi a Gaza, ricostruendo il funzionamento di procedure e meccanismi militari attraverso materiale investigativo. Il documentario nasce anche dal lavoro giornalistico dei quotidiani The Guardian, +972 Magazine e Local Call.
In questo modo la Mostra (seppur all’ultimo momento) rileva l’importanza e la necessità di un progetto legato a una delle questioni geopolitiche più drammatiche del presente, trattandosi, inoltre, delll’unico documentario tra i 21 film in Concorso quest’anno. Inoltre, arriva a Venezia appena un anno dopo La voce di Hind Rajab (qui la recensione), che nel 2025 aveva conquistato il Leone d’Argento, portando con forza la tragedia della guerra a Gaza al centro della Mostra (ne abbiamo parlato qui).

I titoli italiani e internazionali, tra Concorso e Fuori Concorso
Scherzetto di Mario Martone
Tra i titoli italiani più interessanti Fuori concorso c’è Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone.
Protagonista è Toni Servillo, nei panni di Daniele Mallarico, un illustratore settantenne e vedovo che torna nella sua Napoli, nella casa della propria infanzia, per occuparsi per qualche giorno del nipote Mario, appena cinque anni.
Quella che dovrebbe essere una tranquilla parentesi familiare si trasforma presto in un confronto serrato tra nonno e nipote, quasi un duello psicologico nel quale riaffiorano ricordi, rimpianti e tensioni del passato.
Accanto a Servillo anche Lorenzo Perrotta, Serena Rossi e Leonardo Lidi.

Nessun dolore di Gianni Amelio
Anche Gianni Amelio sarà a Venezia Fuori Concorso con Nessun dolore, interpretato da Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, insieme a Beidja Yahiaoui, Ramzi Lafrindi e Gabriel Bovino.
Al centro della storia c’è Davide, un libraio romano sulla trentina che si trova improvvisamente a prendersi cura di un bambino nordafricano.
Quando un incidente mette in pericolo la vita del piccolo, Davide entra in contatto con Aminah, una giovane ragazza algerina incinta appena arrivata in Italia.
Decide di accoglierla nella propria casa, ma quella che sembrava una scelta individuale si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più grande: il suo appartamento diventa un rifugio per altre persone senza una casa e senza documenti.
Quando i vicini lo denunciano, Davide viene arrestato per aver aiutato migranti irregolari.
Così, la vicenda personale del protagonista assume una dimensione più ampia e diventa una riflessione sull’accoglienza, sulla diffidenza e sul rapporto fra solidarietà e legge.

Dio ride di Giovanni Veronesi
A chiudere la Mostra sarà invece Giovanni Veronesi con Dio ride, presentato Fuori Concorso in prima mondiale il 12 settembre.
Il film ha come protagonista Pierfrancesco Favino, affiancato da Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X.
Ambientato nel Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta la storia di Frate Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Favino.
In un’epoca in cui la Chiesa parla ai fedeli in latino, Leopoldo sceglie un linguaggio diretto e popolare per raccontare il Vangelo, proponendo l’immagine di un Dio vicino agli uomini, capace persino di ridere con loro.
Il suo messaggio conquista rapidamente migliaia di persone e il suo seguito comincia a preoccupare le gerarchie ecclesiastiche. A occuparsi del caso viene incaricato il cardinale Maculani, interpretato da Silvio Orlando e indicato come il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo finisce per trasformarsi in un confronto fra due visioni del mondo, mettendo in discussione convinzioni che sembravano incrollabili.
Il film affronta i temi della libertà, fede, verità e il rapporto fra singolo e potere.
Il cuore della vicenda sembra fare eco alla già nota questione filosofica del riso e della sua compatibilità con la giusta postura richiesta dal credo religioso che Umberto Eco affrontò nel suo Il nome della rosa.
Favino protagonista e la collocazione come film di chiusura rendono Dio ride uno degli appuntamenti italiani più attesi della Mostra.

Company di Casey Affleck
Tra i titoli internazionali in Concorso c’è Company, terzo film diretto da Casey Affleck.
La pellicola riunisce un cast importante nel quale figurano Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens e Scoot McNairy, oltre agli stessi figli di Affleck, Atticus e Indiana.
La storia comincia nel 1975, quando una donna misteriosa di nome Evelyn arriva senza invito a una festa e racconta la vicenda di Tom, un uomo anziano e solitario che, nel 1953, salva un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado.
L’attrice, per trascorrere la notte, comincia a sua volta a raccontare una storia ancora più antica: quella di una coppia di contadini che accoglie un giovane vagabondo tormentato mentre sulla frontiera americana si diffonde il terrore provocato da una serie di omicidi.
Le storie finiscono per intrecciarsi attraverso generazioni diverse e diventano una riflessione sul lutto, sulla vendetta, sul perdono e sulla compassione.
Affleck ha spiegato di essersi reso conto soltanto alla fine che il film rappresentava il terzo capitolo di una sorta di trilogia involontaria dedicata al rapporto dell’essere umano con gli altri e con la propria esistenza.
Un progetto quindi molto personale, costruito sulla forza del racconto e della memoria.

Musk di Alex Gibney
Sempre Fuori Concorso arriva poi un documentario che, per il personaggio al centro e per la sua durata, è destinato inevitabilmente a far discutere.
Si tratta di Musk, il nuovo lavoro di Alex Gibney, documentarista premio Oscar che dedica a Elon Musk un ritratto di ben 225 minuti.
Il film si concentra sui retroscena della figura pubblica dell’imprenditore e dell’uomo che negli ultimi anni ha acquisito un’influenza enorme in ambiti molto diversi: tecnologia, spazio, comunicazione e politica.
Gibney parte quindi dal profilo più noto di Musk per interrogarsi sulla costruzione del suo mito e sul potere che una personalità del genere è arrivata a esercitare sulla società contemporanea.

Tra le persone coinvolte figurano Justine Musk, Ashley St. Clair, Kara Swisher, Martin Eberhard, Zoë Schiffer e Geoffrey Hinton. La durata di quasi quattro ore fa pensare ad un’opera molto più ambiziosa del semplice ritratto biografico: un tentativo di comprendere l’uomo, il personaggio e soprattutto il sistema di potere che gli ruota intorno.
È, tra i titoli Fuori Concorso, uno dei più immediatamente legati all’attualità e, senza dubbio, quello che farà maggiormente discutere.
JOIE DE VIVRE, Guadagnino a tu per tu con Bertolucci
Infine, Luca Guadagnino porta a Venezia JOIE DE VIVRE. Appunti, pensieri, parole, riflessioni, volti, visioni su Bernardo Bertolucci e la cinefilia del 20° secolo che non esiste più, un enorme lavoro dedicato a Bernardo Bertolucci e alla sua eredità artistica.
Proprio nell’anno in cui alla Mostra è in Concorso l’ultima sceneggiatura inedita del regista stesso, The Echo Chamber.
La Biennale lo presenta come una vera e propria lettera d’amore a uno degli autori più celebri e influenti del Novecento. Guadagnino ripercorre il cinema, l’arte e la vita di Bertolucci attraverso le testimonianze di alcune delle personalità che ne hanno raccolto l’influenza: fra gli altri Martin Scorsese, Jeremy Thomas, James Gray, David Cronenberg, Alfonso Cuarón, Catherine Breillat e Debra Winger.

Anche la durata contribuisce a trasformarlo in un vero e proprio evento: il progetto arriva complessivamente a 435 minuti, articolati in due parti da 183 e 243 minuti.
Sarà quindi una presenza decisamente fuori dagli standard della Mostra, ma perfettamente coerente con l’ambizione del progetto: non soltanto raccontare Bertolucci, ma interrogarsi sulla memoria di un’intera stagione del cinema e sulla cinefilia del Novecento.
Insomma, ancora una piccola selezione per addentrarsi maggiormente nella nuova edizione della Biennale Cinema, che dai titoli analizzati si propone come un’annata attenta all’attualità e ai suoi protagonisti e vicende, lasciando tuttavia spazio anche all’immaginario e alle storie che mettono l’uomo al centro con le sue complessità e molteplici disposizioni, oltre che all’ispirazione cinematografica stessa.