Close Menu
Clarus
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Clarus
    • Homepage
    • Attualità
      • Editoriali
    • Chiesa e Diocesi
    • Territorio
    • Arte e Cultura
    • Scuola
    • Eventi
    • Rubriche
      • Occhio allo schermo
      • L’italia fuori dall’Italia
      • Matese d’acqua dolce
      • Matese tra moderno e contemporaneo
      • Tutti i sentieri portano in cima
      • Ci siamo già passati
      • Mediovolturno tra moderno e contemporaneo
      • Voci d’inverno
      • Umani nel digitale
      • Una foto una storia
    Clarus
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Termini e condizioni
    • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
    • Disconoscimento
    Home»Editoriali»I “no” che orientano a un “sì” più grande. Minori, schermi e il coraggio del limite
    Editoriali

    I “no” che orientano a un “sì” più grande. Minori, schermi e il coraggio del limite

    Redazione7 Settembre 2026Nessun commento

    di Oronzo Marraffa*

    A qualche giorno di distanza dalla rimozione del cartellone Apple con un bambino con in mano un iPhone – claim “Relax, it’s iPhone” (Tutto ok, è un iPhone) – e dalla segnalazione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza ad Agcom e alle altre autorità competenti, credo che, spentasi l’eco della polemica, sia il momento giusto per una riflessione che vale la pena non liquidare in fretta.

    È vero, non è tutto ok, ma personalmente non credo sia solo colpa di Apple.
    Francamente non so se gli autori della campagna avessero in mente di far partire un dibattito di questo tipo in casa nostra, ma sicuramente hanno fatto sì che se ne parlasse in qualche modo (e, con nostra buona pace, hanno fatto bene il loro lavoro!).

    Alla disputa in corso, mi permetto di aggiungere una riflessione che nasce dal dialogo tra teologia pastorale, scienze della comunicazione e scienze della formazione.
    Nel rapporto tra dispositivi digitali, piattaforme social e minori, i fattori in campo sono molteplici e vanno esaminati con serietà e serenità. Se da un lato, infatti, si registra il timore degli effetti di un’esposizione troppo precoce agli schermi (quali effetti ha questo tipo di tecnologia su giovanissime menti ancora in formazione?), dall’altro si sottolineano i benefici di un accesso tempestivo alle stesse tecnologie, considerate parte integrante della crescita e dell’apprendimento.

    La posta in gioco nella riflessione non può risolversi nello schieramento pro o contro, integrati o apocalittici. Si tratta di porre attenzione a un’antropologia complessiva e unitaria alla quale mi sembra opportuno affiancare una riflessione circa l’età evolutiva: un bambino, cioè, non può essere visto come un adulto in miniatura capace di scegliere, solo con un’esperienza un po’ più piccola di quella dei suoi genitori.

    La plasticità neurale e la vulnerabilità attentiva dei più giovani – come documentato da anni di studi di psicologia dello sviluppo – vanno tenute in debita considerazione poiché la persona umana si costruisce non solo nel tempo ma anche, e forse soprattutto, all’interno di una rete di relazioni che la formano (prima ancora che la informino).

    Nella querelle, forse una domanda degli educatori può suonare così: possono esserci snodi teorici condivisi tra le due correnti di pensiero “tutto ok/tutto sbagliato”? Esiste qualcosa che metta insieme chi da un lato giudica sostanzialmente equilibrato l’attuale rapporto tra minori e dispositivi, purché ben accompagnato, e chi, dall’altro, come lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, chiede un deciso rinvio dell’accesso a smartphone e social?

    Se vogliamo evitare di affrontare la questione tanto complessa quanto delicata del rapporto tra i minori e i social secondo modelli polarizzati, dobbiamo cercare una qualche profondità di analisi e domandarci: condividiamo gli stessi parametri – alterità, temporalità, progressività – per verificare lo sviluppo di una persona? Da qui emergono con evidenza le variabili da tenere sotto osservazione: età dei soggetti, timing dell’esposizione, attenzione al contesto, ruolo genitoriale, scelta dei contenuti.

    I social network sono progettati per catturare l’attenzione in modo intuitivo, trattenendo l’utente con la proposta di contenuti gratuiti ad alto tasso di gratificazione immediata in cambio di dati e di tempo sottratto ad altro tipo di esperienze significative per la crescita. Non si dimentichi che il disturbo da gioco su Internet (Internet Gaming Disorder) è già stato riconosciuto clinicamente dai principali manuali diagnostici e che, sulla dipendenza da social network, la ricerca – non essendo ancora unanime su una definizione clinica condivisa – converge su pattern comportamentali e neurobiologici molto simili a quelli delle altre dipendenze.

    Foto Siciliani/Gennari SIR

    Sia consentita una piccola precisazione metodologica: noi che scriviamo e discutiamo siamo quelli nelle cui esistenze il digitale è arrivato molto dopo aver mosso i primi passi nella vita e che – nel frattempo – avevamo fatto esperienze e acquisito competenze (come l’affinamento dei cinque sensi, la capacità di attesa, la tolleranza della noia) che oggi il digitale tende a ridurre in maniera esponenziale. Non si tratta di rivendicare un primato generazionale, ma di riconoscere che quella esperienza diretta – una crescita avvenuta senza la mediazione costante di uno schermo – ci consente di testimoniare, per averlo vissuto, il valore di tempi lenti e di attese che oggi rischiano di sparire. 

    È da questa consapevolezza, non da un pregiudizio tecnofobico, che nasce la responsabilità di trasmettere ciò che abbiamo imparato a chi non ha avuto la stessa possibilità di sperimentarlo.

    Se la psicologia dello sviluppo e le neuroscienze ci mostrano che il corpo e la mente di un bambino seguono tempi e leggi proprie della crescita, l’antropologia teologica offre una chiave di lettura che, pur restando su un piano diverso, si apre in profondità alla stessa realtà: la persona umana, fatta a immagine di Dio (Gen 1,26-27), non è un dato compiuto ma una vocazione che si realizza nel tempo. Le due prospettive mi paiono dunque sulla stessa lunghezza d’onda: corpi e cervelli in formazione hanno leggi proprie che vanno rispettate con la pazienza di chi sa guardare con stupore nel tempo quanto avviene.

    Alle figure educative – figure plurali, senza inchiodare solo i genitori alle già molteplici responsabilità – è richiesto uno sguardo lungo sui processi di crescita: quali frutti raccoglieremo tra dieci anni? Quale mondo stiamo lasciando a chi viene dopo di noi? Come li stiamo allenando alla vita? Ciò che stiamo facendo loro vivere garantirà una buona qualità delle relazioni che vivranno? Sapranno gestire in maniera rispettosa di sé e degli altri le proprie emozioni e i propri sentimenti? Avranno gli attrezzi giusti a livello cognitivo – pensiero critico, capacità di attenzione sostenuta – per affrontare i compiti che li attendono?

    Un elemento troppo spesso dimenticato nella dinamica educativa in genere è quello del divieto. Nella missione educativa, infatti, i divieti servono; essi fanno parte di una visione pedagogica in cui i “no” orientano a un “sì” più grande. I “no” aiutano il bambino a riconoscere che c’è altro oltre se stesso e che questo va riconosciuto; nel vortice – a più livelli – del “tutto e subito”, “tutto senza ostacoli” e “tutto senza Dio”, non deve meravigliarci che siano lentamente scomparse dall’orizzonte quotidiano esperienze antropologiche fondanti come lo stupore, la gratitudine, la consapevolezza di aver commesso un errore, la custodia di un desiderio.

    C’è, però, un punto che merita di essere detto senza sconti: un limite posto e poi ritirato al primo pianto non solo certifica al minore che quella regola specifica era negoziabile, ma insegna qualcosa di più grave: che nella vita, in fondo, i limiti non esistono davvero. E l’esito di questa lezione non è neutro: da una parte rischia di formare adulti arroganti, incapaci di tollerare un no che non abbiano deciso loro stessi; dall’altra, adulti che crollano alla prima difficoltà, perché nessuno li ha mai allenati a reggere la frustrazione del limite. Sul tema dei “no” segnalo un agile libretto – “Il limite. Condizione dell’educazione”, a cura di Cristina Casaschi – in cui le prospettive psicologica, pedagogica e sociologica concorrono a un’interessante visione ragionata e integrata sulla questione.

    Giovane bel ragazzo adolescente che guarda i contenuti multimediali nello smartphone seduto sul divano grigio a casa. Internet

    Una domanda e una proposta: c’è una visione antropologica condivisa tra i diversi sguardi disciplinari? Si può ripartire da qui per accogliere il mandato affidato da Papa Leone XIV a tutti noi nel suo messaggio per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, quando ha rivolto un appello alla cooperazione: “Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. È necessario perciò creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate – dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori – devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile”.

    Credo possa essere una preziosa opportunità lavorare insieme sì a favore delle nuove generazioni, ma anche a favore degli adulti, troppo spesso impantanati nelle sabbie mobili del digitale. Iniziative – alcune già in atto – di alfabetizzazione digitale, educazione affettiva, percorsi per genitori e per comunità, aggiornamento dei percorsi educativi e formativi anche all’interno della comunità ecclesiale appaiono sempre più necessarie.

    Lo stesso Leone XIV, in “Magnifica humanitas”, richiama la necessità di una formazione continua dei docenti e degli educatori, perché sappiano dialogare positivamente con le nuove tecnologie e aiutare i più giovani a farne “un uso responsabile, critico e creativo e non subirne passivamente l’influsso” (MH, 145). Penso, ad esempio, a percorsi che accompagnino i genitori non con divieti calati dall’alto, ma con strumenti condivisi: un patto educativo digitale di comunità, momenti di formazione per catechisti, educatori e animatori, spazi di confronto tra famiglie che scelgono insieme tempi e modalità di accesso ai dispositivi, offrendo ai genitori sostegno e linguaggio per non farli sentire soli contro il mondo.

    In fondo, la vera domanda non è se un dispositivo digitale in mano a un bambino sia un bene o un male: è quale adulto e quale comunità stiamo costruendo attorno a quello schermo. È questa, forse, “la città dove Dio e l’umanità abitano insieme” (MH, 1) di cui parla Leone XIV: non un luogo senza dispositivi, ma un luogo dove nessuno, grande o piccolo, resta solo davanti al proprio. Sempre, però, al momento giusto.

    (*) consulente ecclesiastico nazionale Aiart – Associazione cittadini mediali

    adolescenti AGCOM Ipone Magnifica Humanitas smartphone

    Articoli correlati

    “Vogliamo unire i popoli”: l’eredità politica e cristiana di Schuman

    28 Settembre 2026

    La luce della gentilezza

    1 Settembre 2026

    E se dopo Meta mettessimo sotto processo anche gli adulti?

    19 Agosto 2026

    Alzare gli occhi

    10 Luglio 2026
    Leave A Reply Cancel Reply

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    About Us
    About Us

    Clarus è una testata registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con n.613 del 17/02/2004, con sede in via Scorciarini Coppola
    n. 234 - 81016 Piedimonte Matese.
    C.F. 82030210619
    Direttore responsabile Maria Grazia Biasi.

    Siti web diocesani
    Diocesi di Alife-Caiazzo
    Biblioteca Diocesana San Tommaso D'Aquino

    Our Picks

    Assisi, 21 febbraio 2026: esposizione delle spoglie di San Francesco

    23 Febbraio 2026

    Vaticano, 11 febbraio 2026. Madonna di Lourdes

    18 Febbraio 2026

    Milano, 6 febbraio 2026: Olimpiadi invernali Milano-Cortina

    6 Febbraio 2026
    New Comments
    • DIEGO DE ROSA su Acqua, fede e territorio: il prospetto dell’acquedotto dei conventi a Piedimonte d’Alife (1935)
    • ct 999 su L’ombra delle spie: la storia vera di Greville Wynne e Oleg Penkovsky nel mirino della Guerra Fredda
    • Salvatore su Sessa Aurunca. Cittadini, Associazioni e Politica compatti sul nome del vescovo Nogaro
    • Laura Alfano su Le caramelle di Nogaro. La dolcezza di un magistero rivolto a tutti, senza distinzioni di razza, religione, pensiero politico
    Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Termini e condizioni
    • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
    • Disconoscimento
    © 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Gestisci la tua privacy

    Per fornire le migliori esperienze, noi e i nostri partner utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie permetterà a noi e ai nostri partner di elaborare dati personali come il comportamento durante la navigazione o gli ID univoci su questo sito e di mostrare annunci (non) personalizzati. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.

    Clicca qui sotto per acconsentire a quanto sopra o per fare scelte dettagliate. Le tue scelte saranno applicate solamente a questo sito. È possibile modificare le impostazioni in qualsiasi momento, compreso il ritiro del consenso, utilizzando i pulsanti della Cookie Policy o cliccando sul pulsante di gestione del consenso nella parte inferiore dello schermo.

    Funzionale Sempre attivo
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
    Preferenze
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
    Statistiche
    L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
    Marketing
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
    Statistiche

    Marketing

    Funzionalità
    Sempre attivo

    Sempre attivo
    • Gestisci opzioni
    • Gestisci servizi
    • Gestisci {vendor_count} fornitori
    • Per saperne di più su questi scopi
    Gestisci opzioni
    • {title}
    • {title}
    • {title}

    Caricamento commenti...