
A Valle Agricola niente campanella di inizio anno per gli alunni delle Scuole Medie. Troppo pochi per tenere in piedi persino una pluriclasse come già accaduto negli anni passati. Nell’anno scolastico 2026/2027 che sta per iniziare si andrà a scuola nel vicino comune di Pratella, parte del medesimo Istituto Comprensivo “F. Rossi” di Capriati a Volturno diretto dal prof. Vincenzo Italiano.
“Abbiamo provato in tutti i modi a garantire la permanenza della classe a Valle Agricola; ogni interlocuzione con i vertici regionali – politici e amministrativi – non ha portato il risultato sperato”, spiega il sindaco Rocco Landi, consapevole “che prima o poi, senza nascite e con sempre meno residenti, questo momento sarebbe arrivato così come accaduto per i limitrofi comuni di Ciorlano e Gallo Matese”. Dalla Regione però il supporto logistico agli spostamenti: la spesa del pulmino che ricadrebbe sulle casse comunali e sulle tasche delle famiglie (troppo poche per coprire i costi necessari) sarà pari a zero per la disponibilità della Regione di offrire i mezzi dell’azienda Air Campania per lo spostamento degli alunni.
Sul caso si è levata questa mattina la voce di un esponente della politica territoriale, già vicesindaco a Valle Agricola, Beniamino Rega, oggi rappresentante del gruppo politico Europa Verde/AVS Caserta.
Un intervento affidato ai social in cui ricorda quel lontano 1963 quando in Italia entrava in vigore la scuola media unica obbligatoria (Legge 1859/1962), portando istruzione e civiltà in ogni angolo del Paese, anche il più remoto, ricordando come da allora anche a Valle Agricola la scuola Media “è stata molto più di un edificio. È stata un presidio, un punto fisso, la prova quotidiana che anche un piccolo comune dell’entroterra casertano aveva diritto di esistere e di avere un futuro”.
Sulla speranza e sulla possibilità di un futuro per i piccoli comuni il dibattito è tornato ad accendersi un ventennio fa e più insistentemente da dieci anni, quando l’Italia ha iniziato a fare i conti con un generale calo demografico, con le migrazioni dai piccoli centri montani verso paesi e città, con le migrazioni da Sud a Nord e quelle verso il resto d’Europa di molti giovani (che altrove mettono su famiglia), e il palese calo di presenze in classe. La questione “aree interne” da concetto è diventato motivo di studio, di pianificazione politica, di progettazione, di investimenti affinché proprio l’Italia delle aree interne – spina dorsale del Paese, come l’ha definita l’autorevole esperto Rossano Pazzagli – non muoia su se stessa.
Sanità, trasporti, viabilità: averli e non averli fa la differenza tra territori, tra l’essere o non essere definiti aree interne ed entrare a far parte di quella categoria “protetta” che poi tanto protetta non è, divenuta protagonista più di letteratura romanzata che di concrete politiche di sostegno e risoluzione. Il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI) che si rivolge a quasi 4mila comuni italiani e oltre 13milioni di abitanti è una complessa macchina che prevede alla base la sinergia tra piccoli enti territoriali, il gioco di squadra a favore di tutti, ma che al momento soprattutto al Sud, non ha ancora mosso passi decisivi o messo in piedi concreti progetti di impatto sociale a lungo termine. Complesso e vario argomento, non per questo articolo, ma dovuta premessa al caso di Valle Agricola che insieme ad altri 16 comuni fa parte dell’area interna “Alto Matese”, tra le ultime riconosciute in Italia.
Nel piccolo paese di 700 abitanti (tra i comuni italiani in cui il numero di residenti all’estero supera quelli residenti in loco), tra i limiti infrastrutturali figura anche la carenza di collegamenti: siamo nel paese a quota 690 metri slm dove la Strada Provinciale 83 arriva e finisce. Nel frattempo e da anni, numerosi i tentativi di aprire un tratto che colleghi il paese a quello vicino di Letino: solo 6 chilometri di distanza, pochissimi per garantire non solo un contatto tra le comunità ma anche l’accesso a più servizi, in primis, un punto di primo soccorso se si considera che i presidi sanitari attualmente più vicini distano a 17 chilometri (Fontegreca) e 29 chilometri (Piedimonte Matese) da percorrere su strade di montagna.
“Lo spopolamento non è un fulmine a ciel sereno. Il calo delle nascite e delle iscrizioni non è arrivato di soppiatto, in una notte”, le parole di Beniamino Rega, anche lui attento osservatore di quanto avveniva già dagli anni passati. “I numeri erano sul tavolo da anni, leggibili da chiunque volesse leggerli. Era cosa risaputa da tempo. E, pur sapendo, non si è fatto nulla. Questo è il punto da cui non si può scappare. Eppure, gli strumenti per provarci c’erano”. Le sue parole fanno riferimento alla progettazione PSNAI, di quel piano che vedeva proprio Valle Agricola quale comune capofila tra i 17 del Matese. Un ruolo che secondo Rega avrebbe consentito maggiore voce e visibilità proprio ai centri minori, rimasti marginali nel progetto che dovrebbe riscattarli o sostenerli prima che il ruolo di capofila passasse alla città di Piedimonte Matese, dotata proprio di quei servizi che non dovrebbe avere per essere dichiarata area interna: trasporti, sanità e scuole.
Costituzione della Repubblica Italiana e una recente sentenza del Consiglio di Stato diventano per Beniamino Rega il riferimento solido in base al quale prima di toccare una scuola di montagna bisogna pensarci bene, prima di impoverire una comunità e scrivere in anticipo la sua fine bisogna farsi qualche domanda e pensare cosa davvero si vuole costruire per il futuro: coscienze, lavoro, o solo vuote infrastrutture o eventi d’occasione? Poi ai microfoni di Clarus aggiunge tra l’ironia e la preoccupazione: “e se le famiglie di questi studenti, per ovvie ragioni logistiche, scegliessero di trasferirsi lì dove i loro ragazzi vanno a scuola?”. Accade già in altri comuni di area matesina.
Il 1 luglio e il 29 agosto il sindaco di Valle Agricola Rocco Landi inoltrava formali richieste al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, al presidente della Giunta regionale della Campania Roberto Fico, all’Ufficio scolastico regionale e provinciale chiedendo attenzione e cura per i più giovani di Valle Agricola, facendo appello al diritto allo studio e alla parità dei diritti tra studenti italiani, chiedendo di non fermare la decisione davanti ad un mero calcolo numerico ma considerare la complessità della vita in area montana.
Nulla di fatto. Tanto che una terza comunicazione inoltrata lo scorso 3 settembre, accertata la chiusura della classe, faceva appello alla richiesta di trasporto pubblico gratuito tra Valle e Pratella.

“In questa complessa e delicata situazione ci stava a cuore una cosa in particolare: che i nostri ragazzi non vengano esclusi da un’esperienza di confronto e di socialità fondamentali in giovane età. Il dialogo con le famiglie, superato l’ostacolo del trasporto, ci ha confermati che la scelta di un trasferimento nella vicina Pratella avrebbe consentito loro un completo processo formativo tra coetanei, con i dovuti stimoli che scaturiscono da relazioni e da contesti ben più articolati nella loro struttura sociale, come è adesso il plesso scolastico di Pratella”. Chiude così la fascia tricolore di Valle Agricola strizzando l’occhio al successivo anno scolastico (2027/2028) “quando la classe delle scuole medie tornerà ad avere i numeri che già in passato ci hanno permesso di tenere in vita la nostra scuola”.
Speranza o illusione, sarà il tempo a dirlo; saranno anche la strategia politica e la creatività degli amministratori locali ad aprire per Valle una strada nuova (in tutti i sensi). E siccome l’Italia virtuosa non smette di stupirci, incrociamo le dita per il piccolo comune del Matese.