
Calato il sipario sul Cipolla Fest di Alife ma l’applauso continua e dura da giorni.
Da domenica 6 settembre, giorno di chiusura della manifestazione iniziata giovedì 3 e che fin dal primo momento ha fatto presagire cosa sarebbe accaduto: in migliaia, da tutta la Campania e dal Lazio hanno raggiunto la città custodita dalle antiche mura romane e qui degustato musica, cultura, sapere e chiaramente la cipolla alifana trasformata secondo ricette tradizionali e nuove nei numerosi stand dislocati sul corso principale o dalle attività commerciali del luogo.
Il caldo non ha fermato nessuno e nessuno dei partecipanti è rimasto deluso: la prima edizione del Cipolla Fest ha già definito un nuovo standard di evento in provincia di Caserta.
Parcheggi gratuiti, convegni, visite guidate nei siti archeologici, laboratori artigianali, laboratori del gusto, giochi in piazza, musica, sapori è stato il mix vincente che già si pensa di replicare il prossimo anno con una novità: se la prima edizione ha interessato la strada principale del paese da Porta Napoli a Piazza Vescovado, la seconda edizione coinvolgerà anche il tratto urbano dalla piazza della Cattedrale fino a Porta Roma e con molta probabilità anche alcune traverse.
Si lavora già al prossimo evento non senza aver preso in esame ogni aspetto del Cipolla Fest appena concluso: il successo, gli errori, i commenti positivi e i suggerimenti di chi ha partecipato sono già sotto la lente degli organizzatori, felici di aver avuto positivi riscontri, commenti, pareri da chiunque abbia partecipato e da tutti coloro che hanno collaborato al’organizzazione.
Sono Luigi Santagata e Marco Pece della pizzeria Vino e Biga, Antonietta Melillo titolare dell’Impresa Agricola che porta il suo nome, produttrice di cipolle; Michele Mastrangelo e Marina Monte di Alta Mangiuria azienda produttrice di formaggi le menti e le braccia di questo nuovo miracolo alifano: avevano un sogno comune ed insieme l’hanno realizzato raccontando la cipolla e il potenziale del prodotto esclusivamente alifano.
Cosa resta di un evento atteso e ancora celebrato? Cosa resta oltre l’odore piacevolmente dolciastro che per quattro giorni ha inebriato la città?
Non è stata una sagra sotto il tendone di un prodotto comune a tante realtà, ma la festa di un cibo esclusivo, e neppure si è trattato dell’assaggio di sapori misti che ormai si ritrova ovunque. Qui si è concretizzata la scelta precisa di celebrare Alife, la sua storia e uno dei suoi ortaggi migliori con stile: quella cipolla che fin dai romani etichettava gli abitanti del luogo come “cipollari” e che nei decenni passati ha fatto la ricchezza di tanti produttori ha nuovamente dimostrato che dalla terra viene la vita, dalla terra può venire l’economia, dalla terra (dal grano, dall’erba che nutre i pascoli, dai fiori che danno pregiato miele) possono nascere idee nuove.
Se quindici anni fa, la cipolla alifana diventava presidio Slow Food, se il noto pizzaiolo di fama mondiale Franco Pepe l’ha scelta per le sue pizze e a ruota numerose pizzerie gourmet, se il prodotto fresco e trasformato in composta va a ruba non appena è su uno scaffale o un banco di mercato, allora la strada è già tracciata. Si tratta di percorrerla. E di percorrerla insieme.
Ed è proprio la parola “insieme” che gli organizzatori hanno speso più volte nei giorni della festa e in quelli successivi: insieme è nata un’idea; insieme è stato costruito e vissuto il Cipolla Fest; insieme a molti altri collaboratori e commercianti si è raggiunto il risultato sperato (Pro Loco Alifana, Forum dei giovani, commercianti locali e chef invitati); insieme all’Amministrazione comunale si è potuto investire in scelte fondamentali per l’evento basate su comunicazione e logistica (la dimostrazione che un Ente pubblico può scommettere su un’idea nata dal basso ma anche dalla competenza e professionalità di imprenditori locali); insieme si sta pesando quanto è accaduto. Insieme, come hanno scritto in queste ore gli organizzatori, si può crescere e migliorare i luoghi di vita.
“Qualità” l’altra parola che ha fatto la differenza al Cipolla Fest: la selezione di stand gastronomici oltre a rivelare la versatilità della cipolla ha dimostrato ancora una volta come il territorio sia ricco di ristoratori, chef e produttori audaci, scrupolosi, creativi: ogni ingrediente è stato selezionato tra prodotti di qualità e quasi sempre a km zero; i condimenti, il pane, la birra, i vini, le pizze, la carne che hanno affiancato e supportato la cipolla hanno pienamente sorpreso e soddisfatto il pubblico di degustatori. Nessuno è rimasto deluso di ciò che ha provato.
Qualità nei miniconvegni in Piazza Vescovado con la partecipazione autorevole di Slow Food e nomi autorevoli del settore agroalimentare (con poche presenze, segno che le comunità fanno fatica ad associare cibo e cultura; ma ben hanno osato gli organizzatori, in questo caso anche “educatori”); qualità nella proposta musicale, curata, originale, per nulla scontata, capace di accontentare ogni tipo di pubblico; qualità nella narrazione dell’evento, dalla pubblicità iniziale al lavoro minuzioso degli influencer di fama nazionale coinvolti nelle serate del Cipolla Fest.
“Visione” l’ultima parola: quella che hanno avuto gli organizzatori/imprenditori dell’evento. Hanno osato guardare oltre il loro lavoro quotidiano e scelto la strada della condivisione mettendo a disposizione della collettività un sogno, l’entusiasmo e l’esperienza maturata sul campo dimostrando che una cipolla, una pizza o un pezzo di formaggio possono spalancare la strada verso il futuro, anche a molti giovani. E lo hanno fatto dopo anni di buio, anni in cui tanti agricoltori/produttori sceglievano di rimanere blindati nel proprio orto impoverendo l’idea stessa che con la generosa terra si potesse essere imprenditori-innovatori con radici ben piantate, quindi senza smarrire l’identità.
La complessa narrazione sulle aree interne, vanta già alcune buone prassi da mettere in evidenza: il Cipolla Fest è solo una sfumatura di quel lavoro che Vino e Biga, Antonietta Melillo e Alta Mangiuria costruiscono ogni giorno, anche a riflettori spenti.




