Si è conclusa lo scorso sabato 12 settembre l’83sima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, con la serata di premiazione condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas.
La giuria internazionale, composta dalla regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal, la regista e sceneggiatrice tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore e artista britannico Daniel Blumberg, il docente universitario italiano Francesco Casetti, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli, la regista e sceneggiatrice afgana Shahrbanoo Sadat, il regista e produttore hongkonghese Johnnie To, ha assegnato i premi principali, così ripartiti.

Il Leone d’Oro per il miglior film è andato a Woman Unknown, della regista danese May el-Toukhy, unica regista donna tra i 21 film in concorso.
Il film, ambientato nella Danimarca del secondo dopoguerra, racconta la vicenda di una donna segnata dalle accuse legate a una relazione con un soldato tedesco durante l’occupazione.
Lo stesso film ha conquistato anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, assegnata a Mathilde Arcel.
Elemento significativo del palmarès perché la giuria ha eccezionalmente premiato con un riconoscimento individuale un’interprete del film vincitore del Leone d’Oro.
Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è stato assegnato a Lee Chang-dong per Possible Love, mentre il Leone d’Argento per la migliore regia è andato a Ilya Khrzhanovsky per DAU.
Il regista sudcoreano è tornato alla regia dopo circa 8 anni dal suo ultimo film, Burning, dichiarando che per la sua ultima pellicola si è ispirato ad un grave episodio di licenziamento di massa e la violenta repressione di uno sciopero avvenuto proprio in Sud Corea. Possible Love è disponibile su Netflix.
Dau di Il’ja Chržanovskij è invece ispirato alle vite dei fisici sovietici che svilupparono la bomba atomica. In particolare, il film segue il brillante scienziato Lev Davidovič Landau, detto Dau, lungo i quattro decenni della sua vita nell’Unione Sovietica, dal 1928 al 1968.

La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, invece, è stata conquistata da John Malkovich, per Wild Horse Nine, produzione statunitense e cilena.
Il Premio per la migliore sceneggiatura è andato a Stéphane Brizé, Coralie Amedeo e Olivier Gorce per il film francese Un bon petit soldat (A Good Little Soldier).
Particolarmente rilevante anche il Premio Speciale della Giuria, assegnato a NAZA, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, al cinema nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre.
Il documentario affronta il tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari israeliane a Gaza e ha suscitato reazioni politiche e polemiche.
Tra le ultime e più recenti, la diretta “scomunica” del ministro della sicurezza nazionale israeliano, Ben Gvir, che ha minacciato di toglier loro la cittadinanza.
Infine, il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente è stato assegnato a Malou Khebizi per A Place To Heal.
Sorpresa per il Leone d’oro: infatti, la vittoria di Woman Unknown porta al centro una regista meno conosciuta al grande pubblico e un film incentrato sulla condizione femminile nel dopoguerra.
«Woman Unknown è il corpo femminile come campo di battaglia e, allo stesso tempo, racconta donne invisibili, non viste e senza voce»: così la regista May el-Toukhy, che ha ringraziato l’attrice protagonista del film Mathilde Arcel, «una narratrice e una collega incredibile».

Il direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera, ha definito quest’ultima edizione come “la più politica degli ultimi anni, non in senso ideologico, ma per l’attenzione sulla contemporaneità”.
Del resto, il premio a NAZA conferma quanto il concorso veneziano abbia intrecciato la dimensione artistica con i grandi conflitti contemporanei: prosegue Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, “Una mostra non può essere una parentesi elegante mentre fuori la Storia accade”.
Delusione per i cinque film italiani in Concorso, che non si aggiudicano nessuno dei premi, ma la sezione Orizzonti fa brillare l’Italia con ben due riconoscimenti: il premio Orizzonti per il Miglior Attore a Riccardo Scamarcio nel film I film della scimmia di Tommaso Landucci e il Premio Orizzonti per la Migliore Sceneggiatura a Tommaso Landucci e Damiano Femfert sempre per il film I figli della scimmia.

Registi e interpreti meno noti al grande pubblico, necessari e importanti riflessioni sulla contemporaneità, titoli da scoprire e da cui lasciarsi trasportare in sala: la Mostra cala, ancora una volta, il suo sipario, ma è solo ora che il viaggio dei film inizia davvero.
Appuntamento al cinema.