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    Home»Territorio»Le carpe del Matese tra mito e realtà
    Territorio

    Le carpe del Matese tra mito e realtà

    Redazione19 Luglio 2012Nessun commento

    Smentito ogni rischio di inquinamento

    Voci che si rincorrono da giorni e che sul web lanciano allarmi per il momento infondati. Si tratta della moria di pesci sul Matese verificata e documentata fotograficamente da un gruppo di giovani presenti sul posto.
    Lo scenario noto a chi conosce e assiste al fenomeno ormai da anni, è il piccolo bacino di Rio Torto, l’invaso utilizzato dall’Enel per turbinare l’acqua incanalata verso la centrale posta a valle, che durante l’inverno raccoglie l’acqua  derivante dallo scioglimento delle nevi e quella che naturalmente “avanza” dal lago Matese, ma che durante la stagione estiva, a causa dell’apertura delle dighe dell’impianto, subisce un notevole abbassamento o prosciugamento.

    E’ accaduto in questo luogo che una gran quantità di pesci, rimasta “fuor d’acqua” purtroppo è morta, fatta eccezione per un certo quantitativo riversato nel lago proprio per mano di chi si è accorto dell’accaduto.
    La notizia rilanciata poi su Facebook ha messo in piedi ipotesi diverse: dal preallarme di un terremoto all’inquinamento incontrollato e incontrastato causato dalla centrale Enel, fino a citare gli avvistamenti di presunti mostri marini (pesci a due teste e cozze giganti), memoria di anziani pescatori…
    E’ stata la stessa società produttrice di energia elettrica a chiarire la propria posizione ribadendo il continuo monitoraggio dell’innalzamento o abbassamento del bacino sempre “al di sopra della quota di sicurezza” – fanno sapere e che gli stessi dipendenti del sito Enel posto in quota, per primi si sono attivati per recuperare i pesci in difficoltà.
    Lo svuotamento del piccolo invaso, unitamente alla siccità degli ultimi tempi ha nuovamente – come ogni anno – fatto registrare un fenomeno, in ogni caso poco felice. Nulla a che vedere con tristi premonizioni né con la moria delle carpe già avvenuta nel Lago di Gallo, anche in quel caso non per inquinamento ma per eutrofizzazione (a causa di scarichi umani), ossia l’aumento in acqua di piccole alghe che non essendo smaltite naturalmente provocano eccessiva carenza d’ossigeno con gravi difficoltà per chi abita i bacini.

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