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Alife. Storia di una città nelle tele della Cappella di San Sisto

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Dal 9 agosto la Cappella del Patrono ritorna in tutto il suo splendore

Ultimato il restauro della Cappella di San Sisto nella Cattedrale di Alife. Giovedì 9 agosto, alle 17.00, in prossimità della festa del Santo Patrono, la presentazione della tela raffigurante l’ingresso delle reliquie di San Sisto I ad Alife.
L’opera, come spiega il direttore dell’Ufficio Beni culturali e Arte Sacra della Diocesi di Alife-Caiazzo, don Antonio Sasso, fa parte di un pendant di due tele che celebrano la richiesta (nota come Petizione del Conte Rainulfo) e l’arrivo in città delle reliquie del Santo.
Già un anno fa, veniva presentata alla comunità la tela raffigurante la richiesta delle reliquie, da parte del Conte Rainulfo III Drengot, all’antipapa Anacleto II.
Le due opere, datate 1819, sono siglate R.R.

I lavori di restauro sono stati curati dalla restauratrice Michelina Acquaro, mentre il totale finanziamento dei lavori nella Cappella del Santo (altare marmoreo e le due tele), avviati nel 2004, è stato sostenuto dal professore Marcellino Angelillo di Alife, noto mecenate, appassionato ed esperto d’arte.
Centrale in ambedue i dipinti è il richiamo alla figura del Conte Rainulfo. Siamo nell’anno 1132 quando la città vive l’esperienza di una peste che sta decimando la popolazione. Il Conte per tal motivo a Roma, presso l’antipapa,  fa richiesta di reliquie per la sua contea. E da qui nasce anche l’edificazione della Cattedrale normanna, una delle più grandi ed importanti del Mezzogiorno d’Italia di quel periodo.
L’attuale risistemazione delle reliquie e delle tele  è dovuta al vescovo di Alife Angelo Maria Porfirio che nel 1716 dopo la ricognizione delle stesse, le colloca sotto l’altare di una cappella della crociera della Cattedrale eretta appositamente per il Santo Patrono e successivamente abbellita dalle due tele che tengono vivo il ricordo della storia di Alife.
“Il restauro – spiega ancora Sasso – ha riportato i quadri alla nativa bellezza cromatica, prospettica oltre ad un nuovo valore conservativo. L’autore è certamente di origine locale, e rifacendosi alla maniera dei grandi, fa notare nelle tele uno sforzo di emulare la grande pittura italiana del ‘700. L’ingresso dell’urna contenente le sacre reliquie è incorniciato in un ambiente neoclassico e naturalistico. La porta romana presenta capitelli, colonne, quasi a voler nobilitare l’antica porta Roma che sicuramente non ha avuto mai queste forme”.
Accanto alla porta una bellissima fontana con mascheroni richiama l’antica fonte che era fuori la porta stessa, la presenza di quattro vescovi (probabilmente vescovi suffraganei), delle confraternite, danno alla scena ulteriore autorevolezza. Gli elementi vegetali (alberi, paesaggio, etc) risentono dell’influsso naturalistico proprio del periodo settecentesco. E’ da notare come l’autore non abbia collocato al centro della scena la mula che trasporta le reliquie di san Sisto  ma l’abbia relegata in un angolo sul lato destro in alto.
“Il quadro di per sè vuole presentare all’osservatore una città ideale dove l’elemento religioso si integra, ne fa da supporto, ma non è il centro. Gli elementi che esaltano la Alife della tela sono l’acqua, le architetture,  la vegetazione, e se vogliamo anche la vita associativa che è ben rappresentata dalle due confraternite presenti all’evento. Si tratta certamente di una lettura fatta nei primisimi anni dell’800 ma che vuole dare una idea di una città ancora viva sia culturalmente sia socialmente, sia dal punto di vista religioso”.
La presentazione del restauro sarà presenziata da S.E.Mons.Valentino Di Cerbo. Gli interventi saranno affidati al prof.Mons.Adolfo Russo, Vicario Episcopale per la cultura e Direttore del Museo Diocesano di Napoli. Seguirà l’intervento di don Emilio Salvatore, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. L’intervento “tecnico” spetterà alla restauratrice Michelina Acquaro e in ultimo dalle parole del prof.Marcellino Angelillo, l’esperienza diretta vissuta per il bene e la conservazione della chiesa locale nelle sue diverse forme d’arte.

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