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Vittorio J. Parrinello stasera alle 21.30 sul ring

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Stasera match in diretta in piazza Roma a Piedimonte alle 21.30, durante l’evento “Boxe sotto le stelle”. Riproponiamo di seguito  l’intervista (già proposta in breve a maggio) al boxer originario di Alife, allievo presso la Pugilistica Matesina di Piedimonte Matese

Da pochi giorni, il boxer è diventato papà. Ma solo da poche ore la sua piccola Francesca è arrivata a casa. La casa nuova, dove per la prima volta hanno messo piede insieme lui, la moglie e la bimba venuta dall’ospedale. Tutto è nuovo, tutto è cambiato a casa di Vittorio Jahin Parrinello, il giovane pugile alifano in partenza per Londra dove si disputeranno le Olimpiadi a partire dal prossimo 25 luglio.
Lui sarà lì, a far parte della Nazionale Italiana di Pugilato, insieme ai 219 atleti qualificati del nostro Paese. In apertura e in chiusura dei Giochi sfilerà con i miagliaia di sportivi giunti da tutto il mondo. Vittorio, testa bassa, come sul ring, ma solo perché timido e riservato, e sommessamente parla al telefono organizzando l’imminente partenza per San Pietroburgo (dove disputerà una gara in preparazione ai giochi olimpici), perché Francesca dorme. Se da un pugile, sul ring ti aspetti la “durezza” di uno sguardo, l’aggressività di un movimento, la “cattiveria” chiesta per vincere, nella vita – per Jhayn e per molti altri – non è certo così.
Com’è nata la passione per la boxe?
Mio zio, Antonio Alfano, praticava questo sport ed era un bravo sportivo. Vederlo indossare i guantoni era continuamente da stimolo, per me e i miei fratelli. Vivevamo in un quartiere popolare, poi la morte di mio padre… Siamo cresciuti così, con il sogno e l’impegno della boxe.

Vittorio presto entra a far parte della Pugilistica Matesina, il suo allenatore è Giuseppe Corbo, di cui poi sposerà la figlia, Concetta. Ore ed ore di allenamento, le prime importanti competizioni e i buoni risultati. Ora fa parte del Centro Sportivo dell’Esercito, con sede a Roma. Per gli allenamenti conla Nazionalerisiede ad Assisi, dovela Boxeitaliana ha la sua “base”. Quando è ad Alife ritorna alla sua palestra di sempre.

Sei padre da pochissimo, la tua vita si è arricchita di una presenza speciale…
Ancora non riesco a rendermi conto di quanto sia accaduto. Poco fa Francesca piangeva, l’ho tenuta in braccio finchè non si è addormentata sulla mia spalla. Ho capito che voleva il suo papà…

La piccola si chiama Francesca perché quando Vittorio e Concetta hanno scoperto di aspettare un figlio, lui si trovava ad Assisi con la Nazionale.

Allora la scelta del nome…?
Si, la scelta del nome è legata alla figura di San Francesco. Maschio o femmina, nostro figlio avrebbe portato il nome del santo di Assisi.

Classe 1983. Studia all’Istituto Professionale Alberghiero di Piedimonte ma intanto si allena presso la società Pugilistica Matesina fondata nel 1971. Ore di allenamento e poi in giro con gli amici, “quelli della palestra”, come dice lui.

Cosa ti ha affascinato di più in questi anni, del mondo della boxe?
La mia è stata una bellissima esperienza di condivisione e fratellanza. “Quelli della palestra” non erano (e non sono) solo i compagni di allenamento, ma degli amici veri, delle persone vicine, care, con cui ho condiviso il mio tempo. Respiravo un clima sereno che contribuiva a farmi star bene e a crescere.

A crescere come sportivo…
Sicuramente, ma a crescere come giovane e poi come uomo. Il confronto e lo scontro fisico con l’allenatore e gli amici della palestra rappresentavano ogni giorno l’occasione per migliorarmi, per pesare le mie qualità, dare di più e fare meglio. Uno stile e un atteggiamento che ho imparato a vivere anche nella quotidianità. Quando ho scoperto di poter migliorare dal punto di vista sportivo ho provato a fare lo stesso anche come studente: il confronto e l’attenzione sempre viva su ciò che mi accadeva intorno mi ha acceso dentro il coraggio di migliorare e fare altrettanto bene come gli altri. Basterebbe guardare al buon esempio di tante persone per dare una svolta alla propria vita, no?

Esperienza internazionale. Passaporto rinnovato più volte. Che effetto fa a girare il mondo ad un giovane che viene da un piccola realtà di provincia come Alife?
Il mio passaporto sembra una carta geografica. Giri il mondo e conosci realtà sempre nuove e diverse, affascinanti, ma il richiamo di casa è forte. Di proposito ho comprato casa qui. Mi piace la semplicità e la tranquillità dei nostri luoghi. A molti questi posti sembrano non avere più nulla né prospettive di futuro, ma in realtà abbiamo le città a due passi, il mare neppure è distante, mentre la campagna e la montagna sono tra i beni più preziosi che possiamo ammirare. Cosa vuoi di più?

A Pechino quattro anni fa Vittorio era alla sua prima esperienza olimpica, seppur si fosse già confrontato con l’esperienza di qualche mondiale, viene eliminato al primo incontro con un risultato che spesso gli sportivi preferiscono dimenticare…

Raccontaci un po’…
Le sconfitte sono quelle più difficili da dimenticare. Quando capita, sei costretto a fare i conti con te stesso e la voglia di dire “basta” sembra prendere il sopravvento. In quell’occasione non riuscii a dimostrare quanto fossi preparato.

Un’Olimpiade tuttavia ha un fascino unico…
Basta mettere piede nel villaggio olimpico per capire che quel genere di competizione è tutta un’altra cosa. E’ come sentirsi a casa, tra amici: ti ritrovi a pranzare al fianco di Usain Bolt o di un anonimo qualificato per sbaglio e capitato lì a gareggiare, ma tra tutti c’è lo stesso spirito di “partecipazione” e di festa. Le Olimpiadi accorciano le distanze tra i popoli e cancellano ogni distintivo di appartenenza e questo è un segno importante che lo sport può regalare al mondo. Anch’io proverò a fare la mia parte. Spero di onorare questa terra dove vivo e l’Italia.

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