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Piedimonte e la sorgente dimenticata

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Piedimonte Matese: Incuria e degrado in uno degli angoli più suggestivi della città.

Uno slargo, quello antistante gli impianti dell’Acquedotto del Torano, delimitato da diversi mesi, in attesa che il Comune si decida a intervenire per la messa in sicurezza del costone di roccia sovrastante il lavatoio; il primo tratto di via Pietà, che porta a piazza San Sebastiano, orrendamente imbragato e puntellato, anch’esso, si presume, in attesa di interventi. Ma non solo: auto in sosta ovunque, maldestri tentativi di rispristino di una normalità e di un decoro perduti, affidandone il compito a orripilanti dissuasori in ferro, disposti alla rinfusa sul primo tratto di via Sorgente.
Ecco come la città si racconta ai visitatori, soprattutto in questi giorni estivi, quando sarebbe possibile godere della frescura di un luogo tra i più belli della città. Due livelli di competenza, Comune di Piedimonte e Regione Campania, stessa mortificante apatia che ha gettato nel degrado imperante un luogo straordinario. Non bastava l’antico lavatoio nascosto dalla cabina dell’Enel e da un palo elettrico in disuso e arrugginito: il Comune, da tempo, ha delimitato gran parte dello slargo antistante l’acquedotto in attesa che giungano i fondi per la messa in sicurezza del costone di roccia. L’ultimo sopralluogo è di qualche settimana fa. Ma, nel frattempo, tutto lo slargo soffre di un degrado senza precedenti.

Sporcizia, abbandono, auto in sosta in barba al più elementare senso civico, il teppismo che fa la sua parte (basta osservare le bocche della fontanina posta al centro della piazza). Senza contare il muro perimetrale degli impianti: lì dove prima campeggiava la scritta Acquedotto Campano ora c’è una bolgia di scarabocchi (non chiamiamoli graffiti, per carità), le lettere in ottone sono state divelte, per di più, guardando verso l’ingresso, anziché godere di un colpo d’occhio che unisce alla perfezione natura e paesaggio, campeggia in bella mostra un pannello per i manifesti e agli annunci funebri (ma proprio lì doveva essere piazzato?), segnaletica stradale come un pugno nell’occhio in più angoli dello slargo.
E lasciamo perdere il primo tratto del sentiero che porta al vallone dell’Inferno, di cui ci occuperemo in ulteriori fotoreportage. Basterebbe pochissimo per rendere lo slargo antistante i cancelli dell’Acquedotto un luogo di grossa attrattiva turistica. Basterebbe poco anche per scoraggiare atti di teppismo, installando due videocamere sul muro di cinta degli impianti (si usano dovunque anche quando non ce n’è bisogno, figurarsi in un sito di rilevanza pubblica e di importanza strategica come l’Acquedotto) .
Invece, in attesa dei fondi per la messa in sicurezza, sembra che il tempo si sia fermato: uno scenario fra i più penosi che la città di Piedimonte Matese, ricca di angoli e di scorci di paesaggio di bellezza incomparabile, oggi offre ai visitatori. Eppure, sarebbe magnifico illuminare, di notte, gli alti alberi che svettano in prossimità delle rocce e con essi le rocce stesse; sarebbe magnifico incoraggiare l’apertura di eleganti lounge bar  in prossimità dello slargo; sarebbe magnifico, a maggior ragione adesso che lo spazio è ristretto dalle delimitazioni e dalle transenne, regolamentare la sosta, adoperarsi per una maggiore vigilanza.
Ci si lamenta, in città, per la famosa “cambiale in cambio” di cui spesso si parla a vanvera, legata alla frase di Fanfani che giunse ad inaugurare gli impanti dell’Acquedotto, promettendo sicuri benefici alla città di Piedimonte. Se la città, oggi, non è in grado di curare un angolo tra i più suggestivi del suo paesaggio, cosa sarebbe stato quel luogo senza gli impianti stessi? Basta guardare al Vallone dell’Inferno, su cui torneremo nei prossimi giorni, e capire che l’amore per il paesaggio è distante ancora mille miglia dal modus vivendi delle nostre latitudini.

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