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Il Parco del Matese e le lacune della raccolta rifiuti

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L’inciviltà dei turisti c’entra sempre meno, la palla passa alle amministrazioni comunali. Nella foto in basso l’immagine di un’area del Parco  pubblicata su Facebook, stamani ripulita

Lo scenario si ripete di anno in anno senza che vi siano soluzioni: le località più belle e turisticamente frequentate del parco regionale del Matese ostaggio di rifiuti ammassati in bella mostra nelle adiacenze dei cassonetti, in attesa che le ditte incaricate dai rispettivi comuni procedano al ritiro. Non solo, quindi, il triste fenomeno delle carcasse di elettrodomestici e di altri rifiuti ingombranti abbandonati in boschi o lungo i sentieri più nascosti: le zone di Campo Maiuri, Campo Braca, Rena Rossa, Scennerato, per citarne soltanto alcune fra le più gettonate, si presentano ai visitatori nel peggiore dei modi.
Stavolta non c’entra il senso civico dei vacanzieri o dei cosiddetti turisti “mordi e fuggi”, quanto l’atavica incapacità dei comuni di assicurare un regolare servizio di raccolta dei rifiuti anche sulle aree montane. Un problema accentuato dai costi eccessivi a carico delle amministrazioni comunali che, oltre al centro urbano, hanno competenza su aree piuttosto estese situate nei punti nevralgici del parco regionale. E se è vero che da soli i comuni non riescono ad assicurare la pulizia di quelle aree che, di contro, potrebbero portare incassi da capogiro per la presenza turistica stagionale (se adeguatamente gestite e valorizzate), è altrettanto vero che, specialmente negli ultimi anni, poco o quasi nulla si è fatto sul fronte della prevenzione o su quello dell’ottimizzazione dei servizi stessi.
Sono anni che si dibatte sull’opportunità di costituire mini consorzi di servizi tra i piccoli comuni, compresa la raccolta dei rifiuti in aree montane, senza che l’obiettivo si raggiunga. Così  come sono rimaste inascoltate le istanze delle associazioni ambientaliste, che a più riprese hanno proposto ai comuni l’istituzione di servizi di vigilanza o di sensibilizzazione dei turisti in transito, adottando il sistema della cauzione: consegna dei sacchetti vuoti all’ingresso dell’area parco, riconsegna degli stessi al termine del picnic e restituzione della cauzione, mediante l’impiego di volontari autorizzati dalle singole amministrazioni comunali.
Una possibile soluzione in grado di tamponare l’emergenza, sicuramente non risolutiva ma in linea con una politica di graduale educazione ambientale che, in un’area protetta, dovrebbe essere a regola. Invece, anche quest’anno, tra inefficienze del servizio e assenza di un’adeguata vigilanza sul territorio, le zone più belle dal punto divisa naturalistico sono un pugno nell’ occhio per la presenza di rifiuti che traboccano dai cassonetti. Senza considerare i casi in cui il prelievo dei rifiuti avviene in maniera del tutto approssimativa: basta che qualche animale, nottetempo, squarci i sacchetti abbandonati a terra e quel tappeto di rifiuti può restare per giorni in riva ai laghi o al margine di un bosco.

(fonte Il Mattino) 

1 COMMENTO

  1. Carissimo Gianfrancesco,ho letto attentamente questa tua approfondita analisi circa i rifiuti post ferragosto e ancora tutt’oggi giacenti nella grande pattumiera qual’è il Parco del Matese.
    Devo informarti,però,che le aree demaniali di pertinenza del comune di Piedimonte e precisamente:Campo Maiuri e Bocca della Selva da circa un anno, con continuità sono oggetto del servizio raccolta e spazzamento,per cui non si sono verificati episodi di inondazioni rifiuti, nonostante le continue ed incontrollate invasioni barbariche di vacanzieri provenienti dal beneventano e dal Molise.L’assistere però, all’accensioni di fuochi giganteschi nei boschi secolari di Bocca e l’alimentazione degli stessi con rami verdi recisi con asce o altri arnesi da taglio,èmortificante per la natura e per il creato…

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