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L'altra verità sull'aeroporto di Grazzanise

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Da “Il Fatto Quotidiano”
Volare per crescere. Non fa un vuoto d’aria. Vuota è l’idea: (4) miliardi subito, introiti chissà. Il ministero per lo Sviluppo economico di Corrado Passera decolla lentamente, spiffera, inguatta e poi ritratta il documento Enac: quali dismissioni di aeroporti, quali investimenti di euro? Aspettate dicembre, voi. Aspettate, sì: anni.
L’Ente nazionale per l’Aviazione civile, però, coccola il referto stilato da tre società di consulenza che sussurrano dove troncare i rami secchi fra una boscaglia di sessanta aeroporti: sfoltire e capire, dicono, chiuderne venti per non ingolfare la piazza. Che poi, fra i venti, e forse di più, se ne contano a mani piene di scali inutili: Aosta, Brescia, Rimini, Siena, Salerno. Fate prima a elencare quelli che funzionano, davvero. Attenzione , se volare significa crescere, più che smontare le piste conviene asfaltare.
E dunque il certo fra l’incerto vuol dire spendere pacchi di milioni per aprire un centro di smistamento internazionale (avete letto bene, internazionale stile Heathrow di Londra), di turisti munifici e di uomini d’affari, a Viterbo e Grazzanise in provincia di Caserta. Carta vince, carta perde. Vincono le carte più piccine. Viterbo sacrifica Ciampino, che avrà un costo per l’agonia.
Grazzanise seppellisce Napoli, calma: entro il 2043, scriveva il lungimirante Antonio Bassolino, ex governatore campano. Nessuno può impedire al governo Monti di volare. Timida osservazione: come arrivare al “Tommaso Fabri” di Viterbo o al “Carlo Romagnoli” di Grazzanise? Ora come ora, è faticoso. Però promettono autostrade, ferroviere, stazioni, trenini e direttissimi: ah, potevano avvisare prima.
O non potevano. Perché il governo non maneggia previsioni né possiede, semplicemente, un prospetto di risorse e finanziamenti. Insistono con i quattro corridoi europei: Viterbo e Grazzanise incrociano i corridoi, sostengono. Anche lì, parafrasando Monti, s’intravede un po’ di luce. Lì, in fondo al terminal. 
Un hub internazionale in casa di Cosentino.
L’aeroporto Capodichino di Napoli ha guadagnato un milione di passeggeri in quattro anni. Non va bene: chiudere. Perché lo scalo internazionale del Sud va trasferito di 36 km, a Grazzanise, provincia di Caserta: patria di Nicola Cosentino (Pdl) e Domenico Zinzi (Udc), e di quel sistema malavitoso che inaridisce la Terra di Lavoro. Grazzanise, 2,5 miliardi di euro soltanto per iniziare i decolli.
Capodichino va chiuso, questo sembra scontato: chiuso vuol dire spegnere i motori entro il 2043. Per chi non progetta nemmeno la prossima settimana, sappiate che l’ex governatore Antonio Bassolino e i tecnici regionali presentarono un bel programmino. Allora: Napoli abbandona il mercato travasando i passeggeri verso Grazzanise che, fra tre decenni, potrà ospitarne 24 milioni. Cinque in più di Malpensa. Oltre questi calcoli quantomeno imprudenti, la Regione Campania declamò investimenti per 1,4 miliardi di euro, momentaneamente dispersi e non rintracciabili.
Ma la stessa Regione fu colta dal dubbio: perché tirare le serrande a Capodichino se possiamo vantarne tre, e tutte alzate, insieme con Grazzanise e Pontecagnano (Salerno). Perché non trasformare la Campania in uno stratosferico scalo mondiale. Già, perché? Due voli Alitalia, andata e ritorno per Milano, a Pontecagnano hanno buttato 100 milioni.

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