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Festival di Venezia. Si entra nel vivo

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Parte bene il cinema italiano

Tra i primi film italiani proiettati finora a Venezia 69, troviamo due opere interessanti che probabilmente usciranno a breve nelle sale italiane.

Partiamo dal primo, presenza tricolore nel programma della Settimana della critica. E’ l’esordio dietro la macchina da presa dell’attore Luigi Lo Cascio, che nella sua prima prova registica si lancia in un noir straniante dalla storia bizzarra, con al centro un personaggio ossessionato dall’ecologia catapultato uun giorno, anzi una notte, per caso, in una sorta di incubo, accusato di un omicidio di cui neanche lui conosce con certezza la propria innocenza.

 “La città ideale” è un film ambientato a Siena, dalle tinte fosche e ambigue, in cui diventa centrale la dialettica tra identità e colpevolezza, con il protagonista Michele Grassadonia trascinato in una crisi quasi esistenziale dal dubbio di aver effettivamente ucciso un uomo, con ogni certezza quotidiana incrinata, richiamando fortemente quelle atmosfere alla Polanski pregne di ossessione. Lo Cascio è riuscito di certo nell’impresa di realizzare un film che si distingue nel panorama cinematografico italiano, con uno stile particolare da alcuni, però, ritenuto fin troppo ambizioso e poco equilibrato.
Ben più leggera invece l’animazione di “Pinocchio”, nuova rilettura tutta italiana (regia di Enzo D’Alò) del classico di Collodi. Non c’è Disney stavolta dietro i fili della storia, e troviamo una narrazione più fedele al libro, dove non vengono addolciti gli aspetti più cupi e “horror” della favola del burattino. Immagini piacevoli, a tratti di grande impatto visivo, accompagnate da musiche composte dallo scomparso Lucio Dalla che trasportano nel mondo fantastico di Pinocchio e delle sue didattiche avventure.
Oggi invece è il giorno del Leone alla carriera, che quest’anno è stato consegnato, proprio questo pomeriggio, al regista italiano Francesco Rosi (nella foto), autore di alcuni dei più celebri film italiani di impegno politico a cominciare dagli anni ’60 (Le mani sulla città, Salvatore Giuliano, Lucky Luciano). Giuseppe Tornatoregli ha consegnato in Sala Grande il riconoscimento alla lunga cariera artistica.

Francesco Rosi incontra la stampa

La polemica. Il Lido oggi si è svegliato con gli echi, soprattutto mediatici, di una proiezione della sera prima, che con un paio di scene choc e blasfeme pare aver sconvolto alcuni. Si tratta di “Paradise: Faith” dell’austriaco Ulrich Seidl, segmento della vita di una donna ossessionata dalla religione. Seidl, che ha presentato la seconda parte della sua trilogia “Paradise”, è autore provocatorio risaputo, ma stavolta resta prigioniero di se stesso, e alla voglia di stupire sacrifica la struttura della sua pellicola, poco robusta e convincente per la critica. Anzi, paradossalmente è riuscito ad essere più accattivante e interessante il corto di 21 minuti di Liliana Cavani sulle suore Clarisse, nel quale si riflette sulla presenza della donna nella storia della Chiesa e dell’umanità.

mich.mend

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