Home Chiesa e Diocesi Oltre la soglia. Ricordo del Card.Martini

Oltre la soglia. Ricordo del Card.Martini

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Un “grande” attento ai “piccoli”. In visita anche nella nostra Diocesi

di Emilio Salvatore 

La Chiesa è fatta di uomini, piccoli e grandi, nobili e peccatori, , sulla scia dell’unico Maestro, destinati ad essere segno per gli altri.

Il Cardinale Carlo Maria Martini era un uomo mite, signorile nel tratto, discreto, riservato, lontano dalle risse e dalle ostentazioni.  Era un grande studioso della Parola di Dio, a livello di altissima competenza ; un gesuita che viveva il carisma ignaziano nella fedeltà alla Chiesa, ma nella autentica tradizione della Compagnia, abituata a stare sulla soglia del dialogo con il mondo, anche quello contemporaneo, con tutti i suoi drammi e le sue contraddizioni; un pastore, sull’esempio dei grandi Dottori della Chiesa, capaci di vivere in ascolto della Parola di Dio e di annunziarla senza sosta, trovando forme nuove dal cuore antico. Siamo a lui debitori di un amore rinnovato alla Bibbia da accogliere ed amare nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II, in particolare della Dei Verbum. Un uomo che ha sofferto anche tante accuse e incomprensioni di chi, per miopia o per intolleranza costitutiva, non ha saputo coniugare unità e pluralismo, e guardare al futuro con coraggio e speranza nell’opera dello Spirito Santo.

Due ricordi: il primo, personale. Quando lo incontrai al Seminario di Posillipo, in visita, dopo averlo servito a tavola, perché di turno, il Rettore di allora, Padre Piero Granzino, mi presentò ed io trovai modo di esprimergli con grande emozione la gratitudine per un suo libro: Davide peccatore e credente, Piemme, Casale Monferrato 1989, che è stato per me e per tutti coloro che ho incontrato nel mio piccolo ministero di formazione spirituale, un punto-luce. Gli dissi che avrei gradito una firma su quel libro, ma non lo avevo con me, perché lo avevo donato ad un seminarista. Egli si scusò di non averlo con sé. Alla fine prima di andare via, il Card. mi lasciò il libro che aveva con sé, “Chi è come te fra i muti?” (AA. VV., Chi è come te fra i muti? L’uomo di fronte al silenzio di Dio, Garzanti , Milano 1993), che conservo gelosamente come una reliquia. Egli, tra le sue tante preoccupazioni, si era ricordato della richiesta di un giovane prete. Solo i grandi si ricordano dei piccoli. Il secondo ricordo è legato alla nostra diocesi. Spesso, negli anni in cui veniva a Napoli a preparare prima dell’8 settembre di ogni anno, la lettera, che diventava il programma pastorale, fu accompagnato da Mons. Bruno Forte in visita a Santa Maria Occorrevole. Di fronte a tanta bellezza esclamò in modo lapidario: “Questa è l’anticamera del Paradiso!”.

Ora quella soglia egli l’ha attraversata, nel silenzio e nella sofferenza, dando esempio sino alla fine di come si soffre con il mondo e si prega per il mondo.

A nome mio e di tutti, viene da dirgli:  “Arrivederci, Eminenza, alla Gerusalemme del cielo!”

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