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Stefano Giaquinto: in giunta con l'Alto Casertano

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In attesa che il Pdl chiarisca l’oscura e ingarbugliata vicenda del toto assessori, il sindaco di Caiazzo è pronto ad   assumere il nuovo incarico.

Una veloce occhiata ai giornali, sopracciglia inarcate per pochi attimi, una smorfia di perplessità, ma nessun commento fuori le righe. Stefano Giaquinto, sindaco di Caiazzo e assessore provinciale in pectore, assiste dalla sua “città slow” allo show che il Pdl sta mettendo in scena, da qualche giorno a questa parte, nell’intricata vicenda del rimpasto in giunta provinciale. Dopo una estenuante trattativa durata otto mesi, sono stati indicati al presidente Zinzi i nomi dei nuovi quattro assessori in quota Pdl. Decreti pronti, ma al momento della firma per la notifica del provvedimento, sono sorti un marea di inghippi di natura procedurale. Così, due dei designati, Mazzarella e Zaccariello, restano, per il momento, fuori. O almeno, con un piede dentro e uno fuori.

Giaquinto, il Pdl non ci sta facendo una bella figura…
“Purtroppo no. E’ sotto gli occhi di tutti.  Ci troviamo di fronte a una vicenda che, in primis, non giova al rapporto con gli elettori, ma lede anche l’immagine dei diretti protagonisti di questa querelle.

Proprio in un momento così delicato per lo scenario politico provinciale e nazionale, noi ci permettiamo di parlare linguaggi ostici, direi incomprensibili al cittadino, trincerandoci dietro tecnicismi e burocratese”.
Il tempo per riconquistare un briciolo di fiducia negli elettori è scaduto da un bel pezzo, lo sa?
“Non lo dica a me, che combatto tutti i giorni, al pari dei miei colleghi sindaci, per garantire la tenuta di una realtà locale. E’ dal 2010 che ci troviamo, in Provincia, a vivere un rapporto problematico con l’Udc, e invece di individuare una strada che porti al confronto e a una prospettiva di rasserenamento, si continua a dare forza al vento dell’antipolitica, che soffia impetuoso”.
Di chi è la colpa, di Zinzi, presidente intransigente, o di un Pdl poco chiaro che gioca ad asso pigliatutto? “Io penso che la colpa sia di chi si ostina a non voler smussare gli angoli. Il contributo dato dal Pdl alla vittoria elettorale del 2010 è stato notevole. Sulla realizzazione del programma, però, ci siamo arenati. Da ambo le parti, occorre una nuova assunzione di responsabilità, nell’immediato”.
Parliamo di lei. Soddisfatto dell’ingresso in giunta?
“Soddisfatto perché la mia nomina ha trovato concordi la segreteria provinciale e regionale. Penso anche che la mia nomina vada a colmare un vuoto di rappresentanza non solo nel mio collegio, ma in tutto l’Alto Casertano, che non aveva un proprio esponente in giunta, come invece è giusto che sia”.
Adesso tocca costruire tutta una rete di relazioni sul territorio. Siamo all’anno zero sul piano della sinergia tra enti locali e istituzioni sovracomunali…
“Io comincerò dagli amici sindaci. Non dai sindaci amici, attenzione, ma dagli amici sindaci. Colleghi che come me si confrontano giorno dopo giorno con la crisi progressiva della politica, dell’economia locale, della fiducia intesa come collante sociale. Sono consapevole delle difficoltà legate al ruolo di sintesi e di coordinamento che si impone su questo territorio, ma non lesinerò energie in tal senso”.
Quindi? Da cosa cominciare? “Dal redigere un elenco delle emergenze, una scaletta delle priorità, ascoltando i territori, interpellando i comuni, chiedendo ai sindaci un’interlocuzione che possa garantirli, che possa rasserenare, per quanto possibile, il loro impegno quotidiano. Ecco da cosa occorre ripartire, da una nuova sfida sulla quotidianità, sul giorno per giorno, per programmare un futuro a medio e lungo termine. Dai comuni montani del Matese a quelli della fascia collinare del Caiatino, passando per la pianura alifana, occorre riallacciare un dialogo condiviso, che coivolga tutti e non escluda nessuno.

Certo, il momento non è dei più semplici, tagli finanziari e restrizioni di vario tipo ci renderanno la vita difficile sempre di più, ma una strada di sviluppo comune, che permetta di recuperare tanti ritardi maturati in tabella di marcia, va individuata al più presto.
Bene, allora partiamo da un problema quotidiano. Perché la polizia provinciale non pattuglia più le aree protette?
“Anche in questo caso, il problema sta nel ridimensionamento delle risorse finanziarie. E’ vero, non ci sono più i distaccamenti territoriali della polizia provinciale, ma si cerca di fare il possibile affinché il servizio possa raggiungere tutte le località interessate dal turismo e dalla tutela dell’ambiente. Anche questo sarà un settore da studiare con la massima attenzione ma lo ripeto: se i fondi vengono ridotti all’osso, le conseguenze ricadono su tutti”.
Andiamo alla programmazione a medio termine. Piedimonte Matese, Palazzo Ducale: per metà è della Provincia. Bocca della Selva, impianti sciistici obsoleti e da smantellare. Il prossimo inverno, per la seconda volta, la stazione sciistica del Matese resterà chiusa. Che si fa? “Nell’immediato posso dirle soltanto che mi impegnerò affinché la Provincia possa essere un tramite e un riferimento tra le istanze comunali e le competenze regionali. Si tratta di due questioni spinose e di non facile soluzione. Per il Palazzo Ducale, si pone il problema dei capitali e degli investimenti in una politica di sviluppo della cultura e del turismo legato alla cultura. Ma prima di ogni cosa, bisogna vedere quale esito avrà il contenzioso innazi alla magistratura amministrativa che vede contrapposti Comune di Piedimonte e Regione Campania. Per Bocca della Selva, idem: occorre un serio tavolo tecnico dove si possa lavorare a una concertazione di obiettivi e strategie, tenendo in debito conto le istanze dei territori in relazione agli sforzi che potranno realizzare insieme Comune, Provincia e Regione. Immediatamente occorre una presa d’atto del problema e mettere a fuoco la situazione. Così come nel comparto agroalimentare: sappiamo che è la vera grande risorsa per lo sviluppo del nostro turismo. Ora è il tempo delle scelte importanti. Una miriade di opportunità sul tappeto: Provincia e Regione dovranno impegnarsi per garantire l’arrivo di capitali sul territorio. Ma occorre anche un serio lavoro di analisi delle idee e della progettualità compolessiva.
A quale futuro guarda Stefano Giaquinto assessore provinciale? Parlamento o Regione?
“Nessuna delle due ipotesi. Bisogna portare a compimento nel miglior modo possibile questa consiliatura alla Provincia. Occorre che questa giunta decolli e lavori ad obiettivi positivi per il territorio. Tra l’altro, credo che per molti sindaci del Pdl la corsa alle prossime politiche, soprattutto con questa legge elettorale, sia un desiderio irrealizzabile. Io me ne chiamo fuori, senza ombra di dubbio. Discorso diverso riguarda invece i sindaci del Pd. Ci sono colleghi sindaci, come Vincenzo Cappello, che hanno la possibilità di giocare buone opportunità. Vedremo.  Per quanto riguarda me, rimando ogni decisione al 2015 per le regionali e al 2018 per le politiche”.
Leadership e territorio: mancano importanti punti di riferimento qui in Alto Casertano. La sfida le interessa?
La mancanza di leadership, oggi, è un problema diffuso, non riguarda solo il Matese o l’Alto Casertano. Crede che, ad esempio, ad Aversa le cose vadano diversamente? Ci sono troppe variabili in gioco. Anche in questo senso, la crisi della politica determina effetti devastanti sui territori. Quel che mi interessa al momento, come sindaco, è la Città di Caiazzo, che guiderò fino alla prossima primavera, e mi interessa, lo ripeto, che la giunta provinciale porti a termine il proprio mandato. Spero in un rasserenamento delle posizioni e in una veloce attribuizione delle deleghe. Dopodiché, toccherà lavorare sodo”.

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