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Cattolici in politica. Perche' qualcosa cambi…

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Si attende una nuova classe dirigente responsabile, lontana da populismi e demagogie

C’è attesa di una “nuova stagione dell’impegno dei cattolici in politica”: questo è emerso dall’incontro promosso dalle Acli a Roma, presso la sala Capranichetta, presenti accanto al presidente nazionale Andrea Olivero, il ministro per la cooperazione e integrazione Andrea Riccardi, il segretario generale della Cisl Andrea Bonanni, il presidente della provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai. Non è più tempo dei “valori proclamati e contraddetti”. Non è più tempo di “enunciazioni astratte di principi”, i valori – hanno concordato i relatori – si esprimono in politica attraverso “comportamenti coerenti e proposte concrete”. Reduci da un appuntamento estivo a Trento per ricordare la figura di De Gasperi, i quattro relatori hanno ripreso la riflessione sulla “direzione” del cattolicesimo in politica, affermando: “Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale”. Olivero in particolare ha sottolineato: “Ci sentiamo interpellati dalla situazione drammatica che il Paese sta vivendo e vorremmo lavorare insieme per il rinnovamento e la trasformazione della politica”. Ha anche affermato che “i partiti devono trasformarsi in soggetti di diritto pubblico e rispondere del loro operato in maniera trasparente e democratica”.
Di fronte al desolante panorama di sprechi e scandali a vari livelli, Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha auspicato l’avvento di una nuova classe dirigente finalmente responsabile, capace di rifiutare populismi e demagogie, e ha proposto il riferimento della “Caritas in Veritate”, l’enciclica di Benedetto XVI, per un modello di economia capace di integrare il valore del dono. Secondo Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, “l’alternativa allo sfascio e alla deriva etica non può essere un nuovo centralismo” perché “contro statalismo e iperliberismo esiste un modello virtuoso che valorizza la pluralità delle istituzioni, la coesione e il protagonismo sociale”. Il ministro per la cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi ha difeso l’operato del governo Monti di cui ha segnalato la “rottura” rispetto al passato sul piano del linguaggio, parlando del coraggio di dire le cose come sono, di dare “buone notizie perché vere”, di “patriottismo delle cose o realismo patriottico”. Ha anche invocato “unità e coesione, cioè il bisogno di recuperare il senso di un destino comune, di recuperare una cultura di governo e di coalizione, che è un’idea etico-politica prima che tattica”.  (fonte Agensir) 

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