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Il presidente Napolitano e il cardinale Ravasi all’incontro di Assisi

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Cortile dei Gentili. Come ricostruire fiducia?

“A far cadere il muro tra il palazzo e il tempio è la parola ‘dialogo’. Che da un lato indica l’incrocio tra due ‘logoi’ diversi, dall’altro scende in profondità nel discorso, impostando un confronto serio e rigoroso. L’identità delle culture va affermata, ma suppone anche una base che si chiama ‘umanità’, la quale fa sì che tutte le voci possano interloquire in un dialogo che è armonia”. Così il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, è intervenuto ad Assisi durante il Cortile di Francesco del 5 e 6 ottobre, tappa del Cortile dei Gentili sul tema “Dio, questo sconosciuto”.
Continuare a sperare nell’umanità. La fiducia, ha proseguito, è che “nel dialogo tra credenti e non credenti” le “domande grandi” possano “approfondirsi e depurarsi”, e “che la ricerca, realmente condivisa, possa allargare il proprio spazio di visione e consapevolezza. Per questa via il dialogo diverrebbe il valore cruciale per i destini dell’umanità, all’interno del nostro mondo dilaniato da sospetti, paure e conflitti”. Dal momento che la categoria “futuro” è “quasi scomparsa, si guarda all’orizzonte immediato”, ha sottolineato il card. Ravasi, e si finisce per trascurare i giovani, che invece “vanno coinvolti”. Se la fede è fatta, per tutti, anche di momenti di “incertezza”, rimane “necessario ritrovare le grandi domande” e “avere attenzione interiore”. Viviamo in un’era in cui predominano “la totale indifferenza e la superficialità : non c’è più il bianco o il nero, bensì prevale il grigio. E allora si ha persino l’orgoglio di mostrarsi immorali, anziché averne senso di colpa. Come diceva George Bernanos, ‘il vuoto non è la stessa cosa dell’assenza’: noi – ha affermato – abbiamo un vuoto da colmare, per continuare a sperare nell’umanità”.

Cedere il passo alla morale. La “politica non può fare un passo avanti senza aver ceduto il passo alla morale”, ha proseguito, e “quella fiscale non è una questione solo giuridica, ma morale e religiosa”, così come “immensamente gravi” sono “lo spreco e la corruzione del denaro pubblico”. Intervenendo sul “rapporto fede-politica e fede-economia” il card. Ravasi ha spiegato che “ci sono delle leggi dell’economia e della politica che hanno una loro indipendenza”, anche se “gli sconfinamenti sono inesorabili” poiché “la frontiera non è e non può essere così rigida. E un’etica generale anche laica deve tener conto della parola ‘amore’”.
Riscoprire la parola “utopia”. Il Dio biblico “per sua natura non è astratto” e il fatto che “la creatura umana” sia “a sua immagine” ne sottolinea la “trascendenza”: l’‘homo economicus’ non è pertanto “una definizione completa della natura umana”. A proposito della discesa dei cattolici in campo politico, l’auspicio del porporato è che si torni a “usare la parola utopia: chi appartiene alla grande tradizione cristiana dovrebbe essere capace di inalberare alcuni vessilli significativi”. L’uomo, ha concluso citando Gandhi, “si distrugge con la politica senza principi, con la ricchezza senza lavoro, con l’intelligenza senza sapienza; l’uomo si distrugge con gli affari senza la morale, con la scienza senza umanità, con la religione senza la fede. L’uomo si distrugge con un amore vago senza il sacrificio di sé”.
Rianimare il senso dell’etica. Sul valore del dialogo si è soffermato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “È dalla schiettezza del dialogo e dal suo esito fruttuoso che possono venire stimoli e sostegni nuovi per una ripresa di slancio ideale e di senso morale”. Napolitano, ripercorrendo la storia dell’assemblea costituente, intrecciata di quel “dialogo tra credenti e non credenti” sempre “prezioso in vista del bene comune”, ha poi evidenziato la necessità di una “convergenza di sforzi”, ad opera di credenti e non credenti, “per rianimare il senso dell’etica e del dovere” e “diffondere una nuova consapevolezza dei valori spirituali, dei doni della cultura, dei benefici della solidarietà, che soli possono elevare la condizione umana”. A causa dell’“inadeguatezza” del quadro politico “a offrire punti di riferimento e prospettive”, percorso com’è “dal degrado del costume e dallo scivolamento nell’illegalità”, rischiamo – ha aggiunto Napolitano – che si perda il senso del bene comune, per il quale serve “una larghissima assunzione di responsabilità”. In tutti i campi “abbiamo bisogno di apertura, reciproco ascolto e comprensione, dialogo, avvicinamento e unità nella diversità. Abbiamo bisogno – ha concluso – dello spirito di Assisi”.
Stili di vita da rivedere. “Dio non può accettare che un miliardo di essere umani faccia la fame”, ha detto il missionario comboniano padre Alex Zanotelli intervenendo alla tavola rotonda sul tema “Il grido dei poveri, crisi economica globale e sviluppo sostenibile”. l’Italia “l’anno scorso ha speso 26 miliardi di euro per le armi”, e oggi viviamo “la tragedia della dittatura della finanza: in un mondo limitato come il nostro non ci può essere una crescita illimitata”. È pertanto “da rivedere il nostro stile di vita”, ha invitato padre Zanotelli, facendo eco al card. Ravasi, che ha sottolineato come “la preghiera senza impegno nella piazza degli umili” sia “semplicemente rito”. Anche le comunità cristiane, ha concluso il missionario, hanno le loro responsabilità: “Non sono più coscienza critica, non coltivano stili di vita alternativa, e non si tratta di invocare né al pauperismo né al conservatorismo, ma alla sobrietà”.

Lorena Leonardi  – Fonte Agensir

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