Home Territorio "Umanizzare il sociale" è la ricetta dell'Aido

"Umanizzare il sociale" è la ricetta dell'Aido

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Concluse, anche a Piedimonte Matese, le giornate di sensibilizzazione promosse dal Gruppo comunale Liberato Venditti

Una riflessione a trecentosessanta gradi sui temi dell’etica e della scienza. Al centro del dibattito, i trapianti e la donazione di organi, rispetto ai quali il Sud Italia è fanalino di coda e soprattutto la Campania è la regione che registra il più alto numero di opposizioni.
Se ne è discusso in questo fine settimana nell’ambito della duegiorni promossa dal Gruppo Comunale Aido di Pidimonte Matese, di cui è presidente Guglielmo Venditti, che ricopre anche la carica di presidente regionale dell’Aido. Al seminario di studi promosso in collaborazione con il Rotary Alto Casertano e l’Associazione Storica del Medio Volturno, sono intervenuti Ciro Maiello, responsabile del Centro trapianti di cuore all’ospedale Monaldi,  e il sacerdote e teologo Franco Piazza.
Ciro Maiello, che negli ultimi giorni è balzato alle cronache nazionali per aver effettuato, con la sua equipe, l’eccezionale trapianto di cuore artificiale – ha spiegato – però, che “impiantare un cuore artificiale è una sconfitta, perché vuol dire che mancano i donatori e che il paziente ha atteso un cuore disponibile per una settimana.
Bisogna, perciò, far crescere la cultura dell’espianto e permettere ai medici di lavorare in condizioni non drammatiche come quelle in cui, purtroppo, versano molti ospedali napoletani”. Una cultura della vita, in nome della donazione degli organi: il monito è giunto anche dal teologo Franco Piazza, che ha sottolineato l’importanza di un imperativo collettivo, quello di “umanizzare il sociale”: “La vera priorità che abbiamo – ha detto Piazza – non è quella di risanare l’economia, ma di risanare la società. Dobbiamo riscoprire la bellezza della reciprocità. Il nostro senso di sollecitudine verso gli altri deve essere il nostro elemento fondante e anche le istituzioni non possono chiamarsi fuori dal grande progetto della solidarietà. Devono attuare interventi, predisporre buone prassi, lavorare per la normalità. Ecco perché anche i temi etici e quelli scientifici inerenti la donazione degli organi non possono essere ridotti ad una mera questione di regole o di controlli,  perché, purtroppo, siamo molto bravi ad aggirarli. Dobbiamo invece lavorare ad un recupero interore, individuale prima e collettivo poi, che punti alla riconquista dei principi e dei valori, che sovraintendono ad ogni regola e ad ogni norma. L’etica non vuole essere una limitazione della ricerca e la disponibilità al dono passa attraverso la volontà autentica della persona”.

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