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Radon, record a Roccamonfina

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Uno studio spiega l’incidenza dei materiali vulcanici legati alla presenza di radon

Le falde acquifere del bacino generato dal vulcano del Roccamonfina amplificano a dismisura — anche più di cento volte — il pericolo generato dal gas radon. Lo dimostra uno studio condotto su 140 pozzi alimentati dalla falda superficiale e in gran parte utilizzati per uso domestico. Si sono individuate alcune aree con livelli di radon cento volte sopra la norma.
La presenza di rilevanti spessori di materiali vulcanici consente alle acque di ricarica annuale durante il periodo di frequente e intense piogge di estrarre quantitativi significativi di radon e riversarli dalle zone pedemontane nella falda superficiale posta più a valle. Lo studio ha tra l’altro dimostrato che il meccanismo operante è puramente fisico e idrometeorologico, legato alla elevata velocità di circolazione indotta da piogge; il modello risulta estendibile a tutte le zone morfologicamente simili della Campania e del Lazio recanti depositi vulcanici piroclastici.
In questi territori il problema sanitario posto dai depositi vulcanici e dal radon che ne scaturisce è rilevante. Considerata la natura superficiale della falda, elevati livelli di radon in essa possono teoricamente ulteriormente aumentare la concentrazione nell’interno degli edifici, attraverso scambi tra la falda stessa e le fondazioni.

(tratto da Corriere del Mezzogiorno – Corriere della Sera)

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