Home Curiosità Conosci ciò che mangi…in un'etichetta speciale: l'idea di Slow Food

Conosci ciò che mangi…in un'etichetta speciale: l'idea di Slow Food

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Superare le scarse informazioni sui prodotti che mangiamo, a volte anche menzognere, con una piccola “narrazione”

Un’etichetta che racconti vita, morte e miracoli di un prodotto. Che ne sveli per esempio, con parole semplici e lineari, l’origine, l’alimentazione e la trasformazione delle bestie nel caso di un prodotto animale o le tecniche di coltivazione. Ma anche abbinamenti gastronomici, conservazione e aspetti del territorio. L’hanno chiamata, non a caso, “Etichetta narrante”. “Esattamente come se si stesse chiacchierando col contadino o l’ allevatore – dice Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food – un racconto esatto, che superi le scarne informazioni che troviamo su ogni merce: mistificanti, menzognere, un’autentica presa in giro per il consumatore. Non dicono nulla e nascondono molto”. 
L’operazione – continua Sardo – nasce da una riflessione intorno al concetto di qualità. Una parola astratta che va riempita di contenuti. Con la nostra proposta, che presenteremo al prossimo Salone del gusto di Torino dal 25 al 29 ottobre, lanciamo un invito a fare di più in tema di comunicazione. Ad andare oltre gli striminziti obblighi di legge integrando i fumosi e incomprensibili elenchi obbligatori con un identikit onesto e veritiero di come è stato fatto un prodotto”.
L’idea è semplice: Slow Food metterà in pratica l’Etichetta narrante a partire dai suoi presìdi, cioè dalle eccellenze certificate del territorio, per allargarne l’applicazione a tutti i produttori che ne faranno richiesta. A Torino, per iniziare, saranno già cinquanta. E l’intento è quello di invitare anche le grandi multinazionali dell’agroalimentare a fare altrettanto, sfidandole sul terreno della trasparenza.
Un’etichetta che, oltre tutto, dà una grande iniezione di fascino a ciò che si ha per le mani. Ne rivela gli aspetti culturali, nutritivi, storici e istruisce il consumatore, più che informarlo, con parole chiare ed efficaci. Gli dice come conservare il formaggio lombardo Agrì di Valtorta, come consumare le paste di Meliga del monregalese o come si coltivano le squisite susine piemontesi. “ Il nostro è un appello – chiude Sardo – sappiamo che è faticoso riconsiderare tutte le tappe di una filiera produttiva ma serve anche per migliorarla. D’altronde Slow Food non può e non deve garantire questo sistema: è il produttore stesso che, nel momento in cui decide di dire la verità al consumatore, ci mette la faccia. E ne paga eventualmente le conseguenze. Apriamo il dibattito sul fatto che la trasparenza, in ogni ambito del consumo, sarebbe la più grande rivoluzione. Magari anche le istituzioni finiranno con l’ascoltarci”.

(da Wired.it)

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