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    Home»Territorio»Piedimonte Matese. La lunga agonia del Palazzo Ducale Gaetani d’Aragona
    Territorio

    Piedimonte Matese. La lunga agonia del Palazzo Ducale Gaetani d’Aragona

    Redazione21 Ottobre 2012Nessun commento

    Incerto destino sul futuro del Palazzo Ducale. Contenzioso in Consiglio di Stato per la vicenda del bando regionale al quale ha risposto il Comune di Piedimonte

    palazzo ducale piedimonte mateseUn tempo era al centro delle cronache dell’epoca, per gli incontri tra musicisti, poeti, filosofi che si tenevano all’interno delle sue sale. Adesso, ugualmente, è al centro dell’attenzione, ma per i contenziosi fra Comune e Consiglio Di Stato o per i tavoli tecnici di possibile istituzione tra Regione, Provincia e Sovrintendenza.
    Il Palazzo Ducale Gaetani d’Aragona in bilico, tra un futuro possibile e un presente fra i più precari della sua storia millenaria. Sì, perché negli ultimi 18 anni, all’interno del Cortile delle Aquile, che ne costituisce l’emblema, se ne sono viste di tutti i colori. Prima la felice esperienza del Gruppo Memorie Storiche, che fra il 1994 e il 1997 riportò all’interno della elegante dimora storica di Piedimonte Matese indimenticabili iniziative culturali di grosso spessore. Seguì, con la presidenza di Riccardo Ventre alla Provincia di Caserta, l’acquisto del piano nobile dell’edificio, attualmente suddiviso in trasversale: metà alla Provincia, quello che affaccia sull’abitato di Piedimonte, metà ad un ramo della famiglia Gaetani.
    Oggi, che alla Provincia c’è il presidente Zinzi e al Comune il sindaco Cappello, le vicende del Palazzo Ducale sono appese a un sottile filo di speranza.
    Da un lato si attende l’udienza al Consiglio di Stato, fissata per dirimere la querelle scaturita dalla partecipazione del Comune di Piedimonte al bando regionale «Edifici pubblici sicuri», con il quale l’amministrazione Cappello, su un progetto redatto dalla Sovrintendenza, intendeva recuperare interamente la struttura per farne una prestigiosa scuola di restauro, subordinando alla concessione dei finanziamenti (quindici milioni di euro) anche l’acquisto dell’intera proprietà.
    Dall’altro c’è una iniziativa parallela, di cui si è fatto promotore il senatore Carlo Sarro, che prevede l’istituzione in Regione di un tavolo tecnico, a cui parteciperà anche la Provincia, come ente proprietario, e la Sovrintendenza. Obiettivo: individuare possibili canali di finanziamento e affidare alla Sovrintendenza la redazione di un progetto di valorizzazione e recupero dell’immobile.
    Difficile, manco a dirlo, districarsi nel reticolo di proposte, idee, iniziative elaborate nell’ultimo ventennio, ma mai approdate ad un risultato. Quello del recupero del Palazzo Ducale di Piedimonte resta, quindi, il problema dei problemi. Perché senza una riqualificazione funzionale del suo edificio più importante e rappresentativo, il borgo medioevale non vivrà mai una reale stagione di rilancio. Dimora storica oramai fatiscente, furti di arredi e opere d’arte hanno privato le sale di una serie infinita di tesori mai più ritrovati. Resta il ricordo degli anni d’oro, quelli della poetessa Aurora Sanseverino, che ne fece l’epicentro della vita culturale cittadina ai tempi dell’Arcadia e della quale oggi non è rimasta alcuna traccia, nemmeno sbiadita, ma solo un desolante spettacolo di degrado e di cemento che è andato a sovrapporsi al bel teatro di corte, dove un tempo veniva invitato il fior fiore della nobiltà napoletana.
    D’altronde, in tempi di bilanci risicati e di spending review, diventa veramente difficile sperare che la dimora appartenuta per secoli ai Gaetani d’Aragona possa davvero passare interamente in mano pubblica e diventare museo, scuola di restauro, facoltà universitaria o chissà cosa.
    Tra acquisto della rimanente parte dell’immobile e riqualificazione funzionale occorrerebbero cifre da capogiro. Ma nemmeno si è pensato alla costituzione di una società mista, pubblico-privato, collegata ad un serio e duraturo progetto di rilancio del borgo medievale, una sorta di project financing in cui, a capitali privati, corrisponda una credibile politica di valorizzazione del borgo e di riutilizzo del palazzo per la promozione di grossi eventi e iniziative culturali. Un’ipotesi fra le tante, che cozza contro il tempo tiranno, compreso quello dei lunghi contenziosi nelle aule della giustizia amministrativa. Nel frattempo, il Palazzo acciambellato nel torpore dei suoi ricordi si chiude a riccio al suo ingrato borgo. Del cui domani, per dirla con il poeta, non v’è certezza alcuna.

    (Fonte: Il Mattino)

    palazzo ducale piedimonte matese

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