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    Home»Attualità»Scuola. "Sulla pace" termina la Settimana della Memoria
    Attualità Scuola Territorio

    Scuola. "Sulla pace" termina la Settimana della Memoria

    Redazione9 Novembre 2012Nessun commento

    Agli studenti il racconto del Concilio Vaticano II, momento di profondo cambiamento per l’umanità

    Storia, memoria e testimonianza insieme questa mattina, di fronte ad un giovane pubblico che sogna la pace, non per sè (perchè l’Italia è un paese di pace) ma per quel resto del mondo che soffre e vive ancora la discriminazione e il dolore della guerra. Stiamo parlando dei giovani delle classi quinte di alcune scuole superiori di Piedimonte  Matese che hanno preso parte al convegno conclusivo nell’ambito delle manifestazioni della Settimana della Memoria, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune della città presso l’Auditorium comunale di San Domenico.
    A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II e dall’Enciclica Pacem in Terris, ai giovani studenti è stata offerta la possibilità di conoscere una fetta di storia determinante per la politica e i rapporti sociali del mondo intero tra gli anni ’50 e gli anni ’60.
    Con il professore Costantino Leuci, Assessore all’Istruzione, sono intervenuti il prof.Gianni Cerchia, docente di Storia contemporanea presso l’Università del Molise e S.E.Mons.Valentino Di Cerbo, vescovo di Alife-Caiazzo. Testimonianze dal mondo laico e dalla Chiesa, tutte confluite verso un’unica direzione: la modernità, l’intuizione del Concilio e di Giovanni XXIII di creare nel mondo ponti di dialogo e di confronto tra generazioni, classi sociali e politiche, tra Stati e Chiesa, tra tutti gli uomini. Al professore Cerchia il compito di inquadrare storicamente il contesto e le premesse da cui il Concilio muoveva i primi passi, ossia quello di un pianeta che andava ormai da qualche anno ridefinendo la propria geografia politica: un nuovo contesto globale in cui la Chiesa inizia ad esprimersi partendo dall’umile premessa pronunciata da Giovanni XXIII nel suo discorso all’affollata Piazza San Pietro la sera dell’11 ottobre del 1962: “La mia persona conta niente, e’ un fratello che parla a voi, diventato Padre per la volontà’ di Nostro Signore”. Erano le premesse di un dialogo che cambiava le sorti del mondo e avvicinava gli uomini di culture e tradizioni diverse. Solo pochi giorni dopo – ha ricordato Cerchia – il dispiegamento di missili russi sull’isola di Cuba allertava l’America di John F. Kennedy: tensione che coinvolse il Papa nell’appello inaspettato e spontaneo, che ebbe, seppur parzialmente, il merito di sviare il possibile rischio di un vero e proprio scontro tra Usa e Unione Sovietica. Giovanni XXIII da un microfono parlò al mondo intero e da allora la Chiesa, davanti al mondo intero ebbe un nuovo volto.
    Un volto “familiare, materno…” come è piaciuto definire a Mons. Di Cerbo nel suo intervento.  Il Vescovo, in quegli anni giovane seminarista, ha portato agli studenti di Piedimonte il ricordo di quei giorni che avrebbero generato grandi cambiamenti e   revisione delle coscienze: “La Chiesa si spogliava della ieraticità di un tempo e assumeva tratti umani, solidali, si rivestiva di un ruolo sociale e politico moderno: leggeva i segni dei tempi e in essi riconosceva per l’uomo nuova dignità”. Il Vescovo ha ricordato la volontà,  più volte manifestata dal Concilio,  di un “aggiornamento” della Chiesa e della volontà di affidare ai laici, ai giovani, la responsabilità di raccontare Cristo e il suo Vangelo: era la Chiesa che dava voce ai poveri, agli operai, alle donne e di ciascuno riconosceva diritti fino ad ora ignorati dalla stessa Politica.
    La storia si impara anche così, quando non sono solo i libri a parlare ma ci sono una o più voci a proiettarla dai ricordi del passato alla mente viva e sveglia nel presente di chi può solo immaginarla.
    Ponti di dialogo cinquant’anni fa come oggi – che la storia attraversa ancora – passando dalla sponda di certezze lontane (sofferte e costruttive) a speranze presenti.

     gb

     

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