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Scuola e lavoro. Cosa scelgono i giovani

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Quello che segue è un estratto dell’approfondimento “La formazione e il futuro” di cui ci siamo occupati nel numero di Clarus di gennaio. Abbiamo analizzato i dati (a livello nazionale e locale) che vedono un cambiamento nella scelta delle scuole superiori da parte dei ragazzi che terminano il ciclo di studi della scuola primaria.
A questa sintesi, segue in allegato, l’intervento di Emmanuele Massagli, Presidente Adapt, docente presso la Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro dell’Università degli Studi di Bergamo.

Un territorio che cambia

Dati in controtendenza fanno percepire che qualcosa sta cambiando già nel mondo della scuola. Aumenta la richiesta di iscrizioni verso istituti tecnici o strutture formative accreditate dalle Regioni. A tirare il maggior numero di iscritti sono ancora i Licei, ma in particolare quelli ad indirizzo di scienze applicate (Dati Miur, Anno scolastico 2011/2012); cresce invece l’orientamento verso le scuole ad indirizzo tecnico, in particolare tecnologico. In calo invece l’orientamento per gli istituti professionali ad indirizzo artigianale.
Anche l’Alto Casertano “porta i suoi numeri” sulla bilancia dei dati, tanto che alla diversificazione in più orientamenti del Liceo “G.Galilei” con l’indirizzo linguistico e artistico che ha visto ridotta la presenza degli alunni del Classico, corrisponde il dato altrettanto significativo che viene dall’Istituto Tecnico Commerciale “V.De Franchis” che per l’anno scolastico in corso ha fatto registrare la formazione di una nuova classe.
Giovani che scelgono percorsi oltre i quali si intravedono possibilità concrete di lavoro e di futuro. Come dare torto ad un’aspirazione che porta con sé il desiderio di una veloce collocazione nel mondo del lavoro ora che i tempi di attesa tra la laurea e il posto fisso si sono notevolmente dilatati? Ne abbiamo parlato con il Dirigente scolastico dell’Ipia “M.Bosco” Isabella Balducci che il recente dimensionamento scolastico ha messo anche a capo dell’Istituto tecnico commerciale “V. De Franchis” di Piedimonte Matese. (…) L’idea comune tra i dirigenti scolastici del territorio matesino è la costituzione di un polo tecnico e uno professionale al fine di orientare in maniera più organica e logica la scelta dei prossimi studenti. Scelte che vedrebbero al meglio la fusione di Istituto Tecnico Agrario con quello Alberghiero, ossia produzione e lavorazione dei prodotti; e poi il Professionale con l’Industriale al fine di armonizzare al meglio le risorse di chi vi lavora. Il Tecnico Commerciale rimarrebbe tale nella sua specificità, forte degli indirizzi che oggi propone.
«I cambiamenti vanno fatti – prosegue la professoressa Balducci – ma bisogna dare ai singoli e alle collettività i tempi giusti per assorbire le novità. In questo momento la nostra sfida è quella di avere chiaro il piano didattico e accompagnare i ragazzi a costruire il loro progetto di vita, in un momento che è di grande disorientamento per figli e genitori». Ritrovare nella scuola un momento che aggrega, orienta, indirizza, pone obiettivi, suggerisce proposte lavorative e di vita, che prepara un buon professionista e un buon cittadino, non è un’impresa che si intraprende in uno o due anni, ma un progetto di lunga durata che fa seguito alla formazione generale della Scuola di primo grado.
Cosa chiedono i ragazzi per il loro futuro?
«C’è la voglia di rendersi autonomi e dedicarsi al lavoro, un dato che colgo soprattutto presso l’Istituto professionale. Questa società ha abituato i nostri giovani ai facili ed immediati successi, a questo punto il nostro compito rimane quello di educare gli studenti ad attendere i risultati con pazienza e maturità, intercettando i loro linguaggi per entrare più facilmente in relazione con ciascuno di essi. Una sfida complessa per tutti i docenti di oggi a maggior ragione se si tiene conto delle famiglie non sempre in grado di leggere e interpretare la funzionalità educativa della scuola».
La scuola giusta al posto giusto
Se cresce l’emergenza lavorativa delle nuove generazioni, non sempre è detto che aumenti la richiesta di lavoro su un territorio. La risposta? Disoccupazione e saltuario lavoro nero.
Un istituto professionale – spiega bene la dirigente Balducci – necessita di un contesto sociale e lavorativo in cui inserire i suoi giovani diplomati. La formazione che offre la scuola dovrebbe essere coerente alla vocazione produttiva del territorio. Da noi in un processo di politiche che non hanno valorizzato l’industria e l’artigianato, l’alternativa non si è posta.

La convenienza dell’apprendistato

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