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Quelli che…a scuola ci andavano a piedi

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Perse le antiche abitudini. Colpa di chi? Progetti e iniziative per recuperare il “cammino a piedi” da casa a scuola e viceversa

La Redazione – Dapprima fa sorridere l’articolo pubblicato ieri su Repubblica, quasi viene da ironizzare,  ma poi riporta la mente ad un passato non troppo lontano, quando al mattino e nel primo pomeriggio si andava e si tornava da scuola a piedi, tutti insieme, e il tragitto seppur breve (al termine delle lezioni)  diventava sempre più lungo con l’arrivo della bella stagione perchè fermarsi a parlare tra amici era una priorità.
Il titolo dell’articolo a pagina 23 è stato “Oggi a scuola vado da solo”. La sfida dell’autonomia che fa crescere i bambini. Il caso riguarda l’autonomia e l’autostima degli under 14: stando ai dati riferiti da Repubblica, attinti dalla ricerca Children’s indipendent Mobility, “solo il 7% dei bimbi arriva a scuola sulle proprie gambe. Una bazzecola se confrontata con il 41% dei coetanei inglesi e il 40 di quelli tedeschi”. Similmente per quelli che frequentano le scuole medie. Eppure nascono in Italia iniziative tese al recupero di questa antica e sana tradizione che un tempo associava movimento e relazioni tra i ragazzi. Si chiama A scuola ci andiamo da soli promossa dall’Istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del Cnr.
Il progetto ha avuto già sperimentazioni in Argentina, Spagna e poi ha toccato alcune città italiane (Cremona, Udine, Roma, Pesaro, Arezzo, Firenze, Terni, Terracina, Sarzana).  Tutto è più semplicemente realizzabile quando l’iniziativa è condivisa da insegnanti, genitori e amministrazioni se l’obiettivo comune è quelli di rieducare i più giovani all’autonomia, alla stima di se stessi, alla puntualità. Entrano in gioco così altre forme di collaborazioni: nonni vigile, negozianti, vigili urbani, tutti dediti (nelle ore di punta) a dare un’attenzione e uno sguardo ai ragazzi individuati per il progetto. Nulla avviene a caso. Esistono infatti dei percorsi prestabiliti da fare insieme e dei punti di raccolta dove attendere i compagni e proseguire verso la scuola o verso casa. E viene ancora da sorridere, senza tralasciare una smorfia d’amarezza se si pensa che oggi per andare a scuola a piedi bisogna “pagare” e investire in progetti e metodi innovativi. Come se per tornare alla normalità sia necessario inventarsi idee “fuori dal comune”, perchè oggi ciò che invece appare lecito e un fatto comune è la calca di macchine parcheggiate anche in doppia fila  (parcheggiate?) davanti agli ingressi di scuole elementari, medie e superiori (fatta eccezione in questo caso per i pendolari); appare lecito e consueto che gli automobilisti non si fermino in corrispondenza delle strisce pedonali, o che le strisce pedonali siano sbiadite da mesi; appare lecito e consueto che per percorrere 400 metri da casa a scuola (e viceversa) bisogna tirare l’auto dal garage,  riscaldarle il motore, fermarsi al bar poco distante per l’acquisto della merenda e poi arrivare fin quasi nel cortile dell’edificio scolastico. Colpa degli zaini troppo pesanti difficili da trasportare? Vero. Colpa dei rischi, della criminalità e del sospetto cresciuti anche nei nostri piccoli centri? Vero. Colpa delle comodi abitudini? Vero. Tra le dichiarazioni di alcuni genitori raccolte su Repubblica pare che “gli adulti non responsabilizzano, ma proteggono a oltranza”. Vero?

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