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Violenza a San Pasquale. E non solo.

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Grida di dolore dalle case accanto

La Redazione – Sembra che questa volta la cronaca, quella dei fatti peggiori, abbia fatto sosta a Piedimonte Matese. Lo violenza sessuale consumata a San Pasquale è finita nei Tg nazionali, non di certo perchè quello di ieri sia stato l’unico atto disumano (perchè tale si definisce) in tutta la Penisola, ma perchè certe “regole” non scritte,  anche giornalistiche, impongono una sorta di turnazione di luoghi e argomentazioni da sottoporre all’opinione pubblica.
Sono le mode: settimane dedicate ad alcuni o altri argomenti a seconda di come l’opinione collettiva assorbe più o meno le notizie.
Questione di marketing, tanto che le notizie dei prossimi due mesi avranno come protagonisti argomenti più leggeri ed estivi.
Peccato che Piedimonte sia finito in tv per essere essere stato teatro del terribile e ignobile episodio, seppur la città e i membri della sua comunità non abbiano alcun legame con l’accaduto.
Peccato anche  fermarsi a riflettere solo occasionalmente  su simili tragedie (di casa nostra). I commenti rimbalzati in rete rivelano il legittimo malumore e il disgusto della cittadinanza che fino ad ora era rimasta fuori da vicende simili.
Almeno apparentemente.
S’impone una domanda, una riflessione che inevitabilmente ci costringe ad abbassare la testa e lo sguardo e ignobilmente tirare diritti per la nostra strada.
Quanta violenza, quante storie simili in case poco distanti dalle nostre! Quanta paura di figli verso i genitori, di mogli verso i mariti; quante grida di violenze come quella dell’altra notte soffocate tra le mura dei nostri più poveri quartieri, o a volte anche di ambienti perbene.

Quante storie note solo a metà, perchè l’altra metà è taciuta.
Quante storie nei nostri piccoli paesi raccolte dal buon cuore di insegnanti, parroci, medici di famiglia, psicologi, a volte anche semplici e impotenti vicini di casa…
Sono le storie in cui libertà e dignità, serenità e amore sono stati spazzati via.
Indignamoci più spesso!
Prestiamo la nostra di voce a quanti non possono gridare il dolore.
Ma soprattutto prestiamo la coscienza ad un esame, e in particolare alla preghiera perchè venga da tutti il coraggio di farsi carico delle difficoltà di coloro che il dolore non sanno raccontarlo a tal punto da negarlo persino a se stessi.

L’8 dicembre 2011 S.E.Mons.Valentino Di Cerbo, in preghiera davanti all’immagine della Madonna nei pressi dell’Epitaffio, affidando la città di Piedimonte alla Vergine, pregava così:
Ti preghiamo per le donne violate nel loro corpo e nella loro anima, per quante il desiderio autentico di amore si è scontrato con la brutalità di chi ha rinunciato all’onestà e all’onore di essere  uomo. Fa’ sentire loro che tu non sei lontana dal loro dolore e dalla loro umiliazione e desideri ancora traguardi alti per la loro esistenza. Di fronte alle tante storie di violenze, racconta ad esse un’altra storia, quella possibile a Dio, in cui la grazia precede il peccato e lo vince.

Clicca qui per la preghiera completa

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