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Questa sera a Caiazzo il ricordo di Mons.Nicola Di Girolamo

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Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario della morte di Mons. Nicola Maria Di Girolamo, vescovo della Diocesi di Caiazzo dal 1922 al 1963. Questa sera alle 19.00 presso la Concattedrale di Caiazzo, S.E.Mons.Valentino Di Cerbo presiederà l’eucarestia. Pubblichiamo l’articolo a firma del professore Sergio Tanzarella – docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana e la Facolatà Teologica dell’Italia Meridionale (sez.San Luigi) – già uscito su Clarus n.6-2013

IMG_0333 ok per sitoL’episcopato di mons. Di Girolamo (1922-1963) è singolare innanzitutto per la sua durata. 41 anni non rappresentavano la media degli episcopati del tempo anche se allora non vi era il limite per i vescovi dei 75 anni che vi è oggi, infatti la diocesi di Alife ha, quasi negli stessi anni, ben 5 vescovi. Si tratta di un quarantennio che comprende esattamente ben tre pontificati: Pio XI, Pio XII e Giovanni XXIII ed è già solo questo un dato di grande interesse cui si accompagnano per la storia civile problemi aperti come: l’avvento del fascismo, la sua affermazione e la fine della questione romana del 1929, la crisi del maggio 1931, la guerra di Abissinia, quella di Spagna, la II guerra mondiale e la tragedia dell’occupazione nazista che tocca direttamente anche la città di Caiazzo, il lungo dopo guerra teso tra ricostruzione e guerra fredda, l’avvio della Repubblica, la Costituente del ‘46 e le elezioni politiche del ‘48 con i primi voti concessi alle donne, il collateralismo e l’effimero boom economico. Di quel lungo tempo Di Girolamo fu testimone e protagonista e così la storia nazionale può essere riletta attraverso le scelte pastorali e le riflessioni di un vescovo di una piccola diocesi meridionale. Tuttavia, un lavoro storico compiuto su questo episcopato è ancora tutto da farsi, nonostante la sua memoria – una positiva memoria – permanga forte nella diocesi e una serie di fortunate circostanze abbia permesso ad una parte considerevole del suo archivio di salvarsi dalla distruzione e dall’incuria. Resta però oggi grave la responsabilità di avviare al più presto la catalogazione dell’archivio per permettere agli storici di poter studiare le carte. Queste ultime, ad un primo carotaggio, mostrano materiali di grande varietà ed interesse dai documenti ufficiali (tra cui lettere pastorali e bollettini diocesani) ai carteggi, dai diari di lavoro a quelli personali. Già però le prime letture mostrano un impegno e un’ansia pastorale assidua, unita ad una spiritualità ispirata ai modelli tradizionali dell’epoca ma attenta a prendere le distanze da forme religiose effimere o dalla giustificazione del privilegio: “Come potrei permettermi certe comodità … quando vedo che ai miei sacerdoti manca il necessario?”. Su questo aspetto Di Girolamo diede prova di una esemplare sensibilità nei confronti di tutti coloro che erano nel bisogno realizzando per se una vita di esemplare povertà. Ciò si può verificare se si rilegge il testamento olografo che Di Girolamo scrisse  nel gennaio del 1963 quasi presago della propria morte che sarebbe avvenuta pochi mesi dopo a causa della rottura del femore ancora, in quegli anni, causa di morte per le persone anziane. Si tratta di appena 13 righe nei quali è contenuto il senso della ispirazione di tutta una vita:
“Vescovo di Caiazzo – Jesus Caiazzo lì 8 Gen. 1963.
Nel pieno possesso delle mie facoltà spirituali lascio quanto comunque mi appartiene nell’ora della morte alla diocesi che la divina Provvidenza si degnò di affidarmi e governare per oltre quarant’anni […].
+ N.M. Di Girolamo, Vescovo di Caiazzo”.   

Il recente convegno tenuto a Caiazzo su Mons.Di Girolamo. Relatore il prof.Tanzarella
Il recente convegno tenuto a Caiazzo su Mons.Di Girolamo. Relatore il prof.Tanzarella

Mi appare come queste poche parole restituiscano l’uomo, il prete e il vescovo nella sua reale grandezza. Realmente povero ed esclusivamente impegnato per la Chiesa senza alcun tornaconto personale, lasciò tutto quello di cui aveva fruito nella vita, come pellegrino di passaggio, alla diocesi che fu il centro della sua esistenza e delle proprie cure.
E’ poi certo sorprendente leggere nei Vota – presentati per il Concilio Vaticano II – che il Di Girolamo ormai quasi ottantenne mostri una attenzione al dialogo interreligioso che allo stesso Concilio troverà forti resistenze per  affermarsi: «Al Concilio Ecumenico siano invitati come “spettatori” e uditori le guide spirituali dei maomettani. I seguaci di Maometto, come ritengono famosissimi scrittori cattolici, sono molto più vicini alla fede cattolica di quanto la gente possa credere». Basterebbe già quanto qui richiamato per comprendere l’urgenza di cominciare a studiare la figura di Di Girolamo e il suo episcopato mentre alle comunità civili occorre chiedere un gesto riparazione alla disattenzione di questi decenni: tutti i comuni dell’antica diocesi di Caiazzo dovrebbero sentirsi impegnati in occasione di questo cinquantenario dalla morte a dedicare da subito una strada alla memoria di questo vescovo così lontano dal modello di vescovo principe e così umilmente compreso nel ministero di vescovo pastore: padre, maestro e fratello del popolo della Piana di Caiazzo.

Sergio Tanzarella

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