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È realismo spirituale, non pacifismo impotente

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Chi parla di una esercitazione di pacifismo è legato ad un quadro stantio. La veglia e soprattutto la mobilitazione alla preghiera, alla riflessione, all’azione lanciata dal Papa in questo tornante cruciale del conflitto in Siria, sono un forte messaggio spirituale, che però è accompagnato da un coerente indirizzo nel sistema delle relazioni internazionali

Il Papa chiama alla conversione: è la cifra del suo pontificato. Il discorso intenso, profondo, alla grande veglia in piazza San Pietro per la pace è un’altra tappa di questo suo instancabile appello, rivolto a tutti, senza barriere e senza confini. Tuttavia anche una conversione, cioè un cambiamento convinto di direzione, una conversione diplomatica è possibile. Anzi, è sempre più urgente, perché da troppi anni in Medio Oriente non se ne azzecca una. Così il registro spirituale si coniuga con il tradizionale realismo della diplomazia vaticana, che Papa Francesco ha rimesso con lena al lavoro.
piazza san pietroHa ringraziato tutti, il Papa, per la straordinaria partecipazione all’iniziativa di digiuno, di preghiera e di riflessione, da piazza San Pietro a tutto il mondo, ma ha aggiunto che l’impegno continua. La veglia e soprattutto la mobilitazione alla preghiera, alla riflessione, all’azione lanciata dal Papa in questo tornante cruciale del conflitto in Siria, sono un forte messaggio spirituale, che però è accompagnato da un coerente indirizzo nel sistema delle relazioni internazionali. Perciò chi parla, anche sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, di una esercitazione di pacifismo, in sostanza impotente, quando non francamente irrealista, è legato ad un quadro stantio. In effetti proprio la dinamica delle relazioni internazionali in questa fase suggerisce non tanto di dividersi secondo i vecchi schemi della guerra fredda, finita da più di vent’anni, ma di ragionare sulla base dell’esperienza recente. E così evitare di trasformare la Siria in un ennesimo buco nero del sistema mondiale, magari dopo un intervento, con esiti ancora una volta opposti alle intenzioni e ai programmi.
C’è un profondo realismo spirituale, che sostiene l’iniziativa del Papa, oltre che una profonda sintonia con l’opinione pubblica. E c’è anche l’iniziativa diplomatica. Ecco allora, a preparare ed accompagnare la veglia, la lettera del 4 settembre a Putin, presidente di turno del G20. E il giorno prima l’impegnativo briefing agli ambasciatori accreditati in Vaticano da parte del “ministro degli esteri” mons. Mamberti. Ha indicato con grande chiarezza le linee di un’azione diplomatica costruttiva, che punti ad imporre in Siria la tenuta dello Stato e il dialogo tra le fazioni, con l’esclusione dei gruppi estremisti e terroristi. Sono linee molto realiste di azione diplomatica, così come altre due indicazioni, che il Vaticano non si stanca di porre con chiarezza. Da un lato la tutela degli equilibri regionali, delicatissimi. E poi e prima di tutto la tutela delle minoranze, in particolare di quella cristiana, che ha pagato nelle ultime guerre, dall’Iraq al Libano, e sta pagando in Siria, come si è visto da ultimo con la conquista di Maalula da parte di bande integraliste, un prezzo durissimo e inaccettabile per la coscienza civile. E di cui tutto il mondo deve sentirsi responsabile.

Francesco Bonini, Agensir

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