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San Maurizio. Il carisma e la fede

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Un celebre dipinto di El Greco mostra San Maurizio e la sua scelta di servire Dio per amore del prossimo

di Francesca Costantino

“Francè, la fede è una certezza morale”. È questa l’intima confessione di un  fraterno amico, che non riesco a tenere per me, perchéin me, ha avuto la risonanza e la forza di un’illuminazione. La ripeto ogniqualvolta vacillo, sotto il peso e la pressione del convulso e febbrile presente, in cui le certezze diventano altre e riposte altrove: acquisto,consumo,agiatezza,accumulo, ricchezza, orgoglio,indifferenza. Poi arriva il sonoro “no”. Sono due lettere di senso e non costa fatica pronunciarle. Hanno valore soprattutto se nell’enunciarle ci lasciamo guidare proprio dalla fede.
san maurizio_el grecoE così ripenso a San Maurizio, di cui oggi si celebra il nome. Lo scarto di tempo da percorrere è decisamente lungo: III-IVsecolo d.C. Maurizio è il comandante della legione Tebea, un uomo al servizio dello stato romano, dunque. Uno stato che,accecato di cupidigia e potere, recluta truppe per le conquiste territoriali e allo stesso tempo perseguita i cristiani,considerandoli una minaccia che insidia la sovranità ed autorità indiscussa dell’imperatore. Ma il comandante è prima di tutto uomo di Dio, convinto sostenitore della fede, conosciuta per mezzo degli stessi cristiani che ha l’ordine di eliminare. Un comando perentorio, diretto, indiscutibile a cui egli ha la divina forza e la certezza morale di doversi opporre. San Maurizio rifiuta, pronuncia quel “No” doloroso che gli salverà la vita, non quella terrena,con la quale pagherà la disobbedienza, bensì quella celeste. Non solo. La sua convinzione per la straordinaria bellezza di un’etica che pone l’amore al primo posto,è il motivo per cui anche i suoi legionari respingono la fratricida direttiva. Il sublime quadro di El Greco, intitolato “Martirio di San Maurizio” e conservato all’Escorial di Madrid, mostra il santo, in primo piano, intento a dialogare con alcuni soldati. Il suo gesto è eloquente: indica il cielo, premio di chi, servo per amore, testimonia concretamente la propria fede. È un’opera che ad una lettura fugace può sembrare retorica, con la presentazione, in secondo piano, di una confusa scena del martirio e, nella corrispondente parte alta della tela, della gerarchia angelica che accoglie con canti e musica le anime dei legionari. È invece un capolavoro di volumi,di spessori, di corpi ben definiti,di cui sembra quasi possibile “toccare” la saldezza morale e la fermezza d’intenti, anche grazie allo splendore cromatico, basato su toni dell’indaco e del glicine, in contrasto alle terre e agli incarnati.
martirio_el grecoE ancor più appropriato mi appare accostare l’opera sopracitata al Vangelo di questa domenica,in cui si conferma che non vi può essere incertezza: “nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire Dio e la ricchezza”. A tal proposito ripropongo un calzante termine che, nell’omelia di stamattina, il parroco della mia parrocchia ha rafforzato e che ho trovato ineludibile: carisma. Lo lego, a doppio filo, a quel  potere personale di Maurizio, e di ognuno di noi, che deriva esclusivamente dalla fede in Dio,dalla salda certezza morale, troppo spesso delusa da inconsistenti ragioni , di compiere la sua volontà e di essere al suo servizio.

 

 

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