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Matese inquinato, interviene il vescovo Valentino Di Cerbo

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Mons. Di Cerbo: “Difendere il Creato è un dovere, e inquinarlo è uno dei peccati più gravi che l’uomo possa commettere”

valentino-di-cerbo-alife-caiazzo 3La Redazione – Sulla vicenda “rifiuti sul Matese” interviene il vescovo Valentino Di Cerbo, sollecitando i politici del territorio ad avere cura, con opportuno senso critico, di quanto sta avvenendo. Non solo. Il Vescovo di Alife-Caiazzo chiama in causa sacerdoti e catechisti perché emerga una riflessione “a voce alta” che stimoli una nuova responsabilità per il bene comune e la custodia del Creato.
“In questi giorni abbiamo letto notizie allarmanti sull’inquinamento del nostro territorio, uno dei più belli e sani della Campania, come pure le parole rassicuranti di qualche politico di spicco. Non siamo in grado di verificare quanto è stato scritto o detto, anche se spesso capita di leggere statistiche preoccupanti sulla diffusione di tumori in zone del territorio matesino-caiatino, che per il loro isolamento e per le condizioni geografiche, dovrebbero essere tra le più salubri d’Italia, come pure si sentono in giro voci sussurrate, anche se non sappiamo quanto attendibili, di movimenti notturni, non proprio trasparenti, di pesanti mezzi di trasporto sulle nostre strade interne… E il dubbio e la paura che qualcuno stia inquinando il nostro territorio nascono legittimi”.
Le parole di Mons. Di Cerbo riportano alla mente immagini comuni: volti sofferenti, giovani segnati dalla malattia, padri o madri costretti a spiegare le ragioni inconcepibili di un dolore che porta via con sé speranze ed entusiasmi. Sogni infranti anche dove l’aria sembra salubre e l’acqua provenire da sorgenti incontaminate.
Fino a qualche settimana fa abbiamo appreso dalla tv, da internet o dai giornali, di un’ecatombe che si va consumando a pochi chilometri dalle nostre terre, quasi rassicurati dal fatto che l’assenza di quei roghi potesse farci dormire più sereni. Il male intanto ha fatto il suo corso silenziosamente, senza fumi, senza troppi cumuli di immondizia, senza l’amara visione di fusti multicolori, insidiandosi nelle viscere della terra, correndo tra le falde, giungendo nelle case di molti.
“Lasciando alle Autorità competenti il compito di indagare nei modi più solleciti e opportuni, e di prendere i provvedimenti urgenti e necessari – prosegue il Vescovo Valentino Di Cerbo – sentiamo il bisogno di rivolgerci alla società civile, che nel nostro territorio è formata per la maggior parte da credenti, per invitare tutti a non essere, in qualsiasi modo, soprattutto con  il silenzio colpevole e irresponsabile, complici di tali crimini, perché in questo momento è in ballo la sofferenza e la vita di tutti, soprattutto dei poveri e degli innocenti. Ribadiamo altresì che per il cristiano difendere il Creato non è un di più, ma un dovere, e inquinarlo è uno dei peccati più gravi che l’uomo possa commettere, perché un omicidio che contravviene al comandamento: Non uccidere.
Sommessamente, sentiamo il bisogno di suggerire alle Istituzioni di formare, congiuntamente alla  società civile, comitati di vigilanza per la difesa della salubrità del nostro territorio, per affiancare  l’opera istituzionale di vigilanza, ma soprattutto per svolgere un’opera formativa a servizio delle nuove e meno nuove generazioni, ancora poco attrezzate ad affrontare eticamente e praticamente tali gravi  problemi. Parallelamente esortiamo parroci e catechisti a tematizzare con maggiore frequenza tali argomenti nelle omelie e negli incontri di catechesi, per educare i cristiani ad uscire da una fede devozionistica e individualistica e assumersi, da credenti consapevoli e maturi,  le proprie doverose responsabilità verso il bene comune, la custodia del Creato e la trasformazione del mondo secondo le prospettive del Regno di Dio”.
Rimane il tempo della riflessione, ma anche quello dell’azione: fare squadra senza bandiera di alcun colore politico, se non quello della legalità.

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