Home Chiesa e Diocesi Route Agesci. Papa Francesco, “Abbiamo bisogno di giovani che si muovano”

Route Agesci. Papa Francesco, “Abbiamo bisogno di giovani che si muovano”

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Consegnata ieri alle istituzioni la “Carta del coraggio”, manifesto della route nazionale dell’Agesci nel quale i giovani scout si riconoscono nella comune esigenza di cambiamento

renzi agesci
Il premier Renzi presente alla cerimonia conclusiva della route nazionale Agesci di San Rossore

Agensir – Il coraggio “è una virtù e un atteggiamento dei giovani. Il mondo ha bisogno di giovani coraggiosi, non timorosi. Di giovani che si muovano sulle strade e non che siano fermi: con i giovani fermi non andiamo avanti! Di giovani che sempre abbiano un orizzonte per andare e non giovani che vanno in pensione”. Così Papa Francesco si è rivolto ai 30.000 scout dell’Agesci riuniti a San Rossore nell’ultimo giorno della loro route nazionale. Al termine della celebrazione della Messa, presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, il Papa ha telefonato, rivolgendo le sue parole d’incoraggiamento. “Sono felice di questo vostro raduno. Mi spiace – ha esordito – di non essere potuto venire, ma vi accompagno da qua, con molto affetto. Vi auguro che queste strade di coraggio, che sono diritte al futuro, siano per voi un grande bene. Coraggio!”. “Non abbiate paura – ha proseguito il Papa -, non lasciatevi rubare la speranza. La vita è vostra! È vostra per farla fiorire, per dare frutti a tutti. L’umanità ci guarda e guarda anche a voi in questa strada di coraggio”. Infine, l’invito a non essere “un giovane in pensione”. “Ricordatevi: la pensione – ha detto – arriva a 65 anni! Un giovane non deve andare in pensione, mai! Deve andare con coraggio avanti”.
Si è conclusa ieri a San Rossore, con la consegna nelle mani delle istituzioni della “Carta del coraggio”, la route nazionale dell’Agesci. “Siamo noi che dobbiamo avere il coraggio di compiere il primo passo verso il cambiamento che vogliamo vedere: la nostra goccia è indispensabile al mare”, riconoscono i giovani scout nella Carta, convinti che il coraggio sia “responsabilità”, “vincere l’indifferenza”, “metterci in gioco, rimboccarci le maniche, assumerci dei rischi per fare ciò in cui crediamo”. “Decidiamo d’impegnarci nella politica non come osservatori passivi ma come cittadini attivi”; “vogliamo dare una veste nuova, più forte al valore della legalità”; “vogliamo sostenere l’istruzione”; “c’impegniamo a riscoprire la vera bellezza del nostro territorio e dell’ambiente”; “c’impegniamo nel lavoro, motore della dignità dell’individuo, per uscire dalla spirale del mero guadagno”; “c’impegniamo a vivere coraggiosamente e con serietà una scelta consapevole di amore autentico, senza discriminare le persone”; “nella Chiesa c’impegniamo a essere membra vive”; “c’impegniamo a restituire dignità alle persone senza fissa dimora”; “c’impegniamo per distribuire sorrisi e regalare umanità”: questi alcuni principi declinati nella Carta. Gli scout vogliono “essere sentinelle di positività e promotori di cambiamento”, chiedendo “a tutti di essere riconosciuti come una risorsa gratuita”.

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