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    Home»Chiesa e Diocesi»Dai cattolici italiani una spinta è possibile al lavoro nuovo
    Chiesa e Diocesi

    Dai cattolici italiani una spinta è possibile al lavoro nuovo

    Redazione27 Ottobre 2014Nessun commento

    Al Convegno di Salerno (24-26 ottobre), Nella precarietà la speranza, vescovi, parroci e laici riflettono sul “senso” del lavoro e sulle possibilità concrete offerte ai giovani da comunità e associazioni. Esempio eloquente il Progetto Policoro.

    Luigi Crimella – Una “task force” che “metta il naso nelle Regioni” e le pungoli per un utilizzo rapido e pertinente dei fondi europei per lo sviluppo, fondi che troppo spesso rimangono inutilizzati per incapacità di formulare i “progetti”, e perciò vengono rispediti a Bruxelles. La creazione di forme di “micro-credito” per le imprese giovanili, con adeguate garanzie per stimolarne la nascita e lo sviluppo. Una “rete di famiglie” che si facciano garanti e promuovano inedite forme di “micro-credito” a sostegno del primo figlio per le giovani famiglie da poco costituite. Quelle qui sopra esposte sono tre delle numerose proposte emerse dal convegno “Nella precarietà la speranza”, tenuto a Salerno dal 24 al 26 ottobre a cura degli uffici pastorali Cei per il lavoro, la famiglia e il laicato, sostenuti dalle rispettive commissioni episcopali. L’iniziativa ha radunato circa 400 tra vescovi, parroci, laici impegnati nelle diocesi e parrocchie per la pastorale sociale e familiare- Presenti anche tanti educatori e giovani del “Progetto Policoro” (rete di animatori che ha dato vita a centinaia di piccole iniziative lavorative per giovani e persone in difficoltà). A richiamare così tanti operatori pastorali è stata la sempre più grave crisi occupazionale che riguarda i giovani e anche gli adulti: i primi perché non riescono a “entrare” nel mondo del lavoro; i secondi perché ne vengono “espulsi”. L’esperta della Commissione Europea, l’italiana Cinzia Masina, ha parlato di quasi 5 milioni di giovani disoccupati in Europa. Nel nostro paese si aggira sul 50% la disoccupazione giovanile, con punte ancora più elevate nelle regioni del Sud.
    Il lavoro come “vocazione” e non come “posto”. Che fare? Cosa ha detto la Chiesa italiana davanti a una simile situazione? Cosa possono fare le comunità cattoliche per contribuire agli sforzi messi in atto a livello politico e amministrativo? Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Campobasso e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, ha offerto alcuni stimoli: “riscoperta del lavoro manuale”, accompagnamento dei giovani a riscoprire il lavoro come “vocazione”,  orientamento dei giovani non soltanto verso i corsi scolastici superiori più gettonati,  valutazione se per molti di loro non sia meglio la scelta di corsi professionali (elettricisti, idraulici, cuochi, assistenti familiari, ecc.) di cui c’è carenza. Ha anche evocato “l’insegnare a fare impresa”, citando l’esempio del “Progetto Policoro” che su alcune centinaia di iniziative ha visto nascere un discreto numero di imprese vere e proprie. Ha anche spronato a intensificare le forme di “patronato”, come accoglienza qualificata e in grado di assistere immigrati, persone a disagio, disoccupati, ex-carcerati ecc. per  trovare forme di reinserimento. Insomma, una serie di indicazioni, frutto dei lavori del convegno, che mostrano una Chiesa attenta al “concreto” della vita sociale, orientata a iniziative non retoriche ma capaci di far emergere vere “vocazioni” lavorative.lavoro giovani
    Cosa fanno le associazioni per creare occupazione. Il laicato cattolico organizzato è stato chiamato a raccolta per illustrare cosa fanno oggi associazioni e movimenti per fronteggiare la crisi. Gianni Bottalico delle Acli, ha parlato di patronato, scuole per immigrati, centri di formazione professionale compresi quelli per detenuti (Lazio, Val d’Aosta, Lombardia), e cooperative. Roberto Moncalvo di Coldiretti ha descritto le contraddizioni del cibo oggi: 1 miliardo di uomini hanno fame e 1 terzo del cibo prodotto viene “sprecato” nei paesi ricchi; 39 milioni di morti ogni anno per fame e 26 milioni di morti per obesità. La risposta di Coldiretti si struttura così: agricoltura “sociale”, mercati di “campagna amica”, promozione imprese giovani. “L’agricoltura insieme alle cooperative – ha detto – è l’unico settore che in questi anni sta assumendo”. Monica Poletto della Compagnia delle Opere ha puntato l’attenzione su una imprenditorialità diffusa, al cui interno la  rete dei “centri di solidarietà” gioca un ruolo importante. Esempi: la “Piazza dei Mestieri” di Torino, o “Cometa” a Como con la contrada degli artigiani, dove hanno trovato occupazione giovani del disagio sociale. Per Confartigianato, coi suoi milioni di artigiani che hanno bisogno di lavoratori e non li trovano, il presidente Giorgio Merletti ha auspicato più “auto-imprenditorialità”: strumenti come “Faber Lab” in varie città italiane avvicinano i giovani ai laboratori. “Poi – ha detto – tocca alla politica fare leggi per l’apprendistato che favoriscano le assunzioni”. Anche Confcooperative, con Vincenzo Mannino, ha parlato di spazi nelle coop sociali (+98%  dalla crisi e +114% di occupazione): l’idea è di far nascere nuove coop per medici, farmacisti, sanitari ecc. Per Paola Vacchina, di “Forma” (alleanza tra enti di formazione professionale e mondo produttivo) si devono valorizzare i lavori più rari e puntare su una formazione mista scuola-aziende. Marta Sattanino di “Gioc” (Gioventù operaia cristiana) punta sull’accompagnamento dei giovani “neet”, che non studiano e non lavorano, quelli “tagliati fuori”. Giovanni Gut di Mcl ha spinto sui centri di ascolto e formazione, mentre Simona Loperte del Mlac (lavoratori di Azione cattolica) ha offerto un quadro delle iniziative formative nel mondo del lavoro.
    Spazi di protagonismo sociale da occupare. “La Chiesa può fare supplenza, ma chiede a chi governa risposte strutturali”: questo pensiero del card. Angelo Bagnasco (presidente Cei) è stato ricordato da mons. Domenico Sigalini, che presiede la Commissione episcopale per il laicato. “E’ vero che i giovani per il 40% sono disoccupati – ha notato – ma per il 76,5% vogliono fare famiglia e proprio la famiglia deve diventare un ‘target’ non solo per la Chiesa ma per le politiche pubbliche: non bisogna solo puntare sui giovani, sui single, ma sulla famiglia che rimane il bene più grande!”, ha detto. Nel suo discorso conclusivo, si è rivolto alla politica chiedendo che “lo Stato crei le condizioni legislative e di lavoro perché sia offerto un avvenire ai giovani e possano fare famiglia”. Alle Regioni ha chiesto che “diano vita a progetti capillari sul territorio, usando i fondi europei. Per questo – ha aggiunto riferendosi a realtà come “Policoro” – ci proponiamo come soggetti partecipanti privati alle iniziative finanziabili”. Infine ha chiesto anche che si dia vita a una “edilizia per le giovani coppie, fattibile, che però non siano colombari o loculi”. Mons. Sigalini ha indicato importanti spazi di protagonismo per il laicato cattolico. Seriamo che i singoli e le associazioni sappiano entrarvi con determinazione e competenza.

    fonte Agensir

    convegno di salerno lavoro progetto policoro

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