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Alvignano. “Il regalo rotto”, con l’attore Michele Tarallo, va in scena presso l’oratorio Kairòs

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Per riflettere sulla disabilità con il sorriso. Portato in scena da Michele Tarallo con la regia di Angelo Calippo

La Redazione – Il racconto andrà in scena mercoledì 4 marzo, alle 19.30, presso il salone parrocchiale dell’oratorio Kairós.
Una storia come tante e proprio per questo in bilico tra eccezionalità e quotidianità, poli che sembrano opposti ma che, a guardar bene, quasi sempre sono destinati a fondersi tra loro. Il protagonista de Il regalo rotto procede lungo questi due binari imposti dall’arrivo di Chiara, sua figlia, nata il 14 Dicembre 2008 con una rara forma di epilessia diretta conseguenza di lesioni cerebrali al momento della nascita. Lesioni che le impediranno di parlare, muoversi, gesticolare … insomma di comunicare normalmente. E’ Chiara che detta regole ed eccezioni alla sua esistenza. il regalo rottoE’ Chiara che detta i nuovi equilibri di chi l’assiste e se ne prende cura. E’ sempre lei, Chiara, a catapultare in un mondo nuovo e sconosciuto i propri genitori con le relative vite e relazioni: il mondo della disabilità. In un lungo monologo, a metà strada tra flusso di coscienza e sguardo disincantato su ciò che lo circonda e che, dalla nascita di Chiara, gli appare grottescamente deformato, il protagonista riflette sulla condizione della disabilità che coinvolge, accanto ad aspetti pratici e farmacologici, sentimenti, emozioni, sensibilità negate. La storia, raccolta in un libro è stata pubblicata solo poche settimane fa dal settimanale Famiglia Cristiana.
Ci verrà proposta grazie al monologo in cui sarà protagonista l‘attore teatrale Michele Tarallo, con la regia di Angelo Calippo.
Il recitato è reso ancora più vivo dalla presenza di video e immagini proiettate su uno schermo posto a sfondo della scena spesso combinate a musiche originali che trasportano lo spettatore nelle varie ambientazioni che il protagonista ricrea con il racconto. Nell’arco di una notte, nella sua cucina, (identificata apparentemente da un tavolo, una sedia e una credenza, ma dove troveremo molto di più, un mondo intero; il suo, di mondo), il padre di Chiara cerca un dialogo con se stesso, con Dio, perfino con Chiara. E’ un dialogo tragicomico, perché le illusioni fanno i conti con la fatica quotidiana, perché Dio non si fa trovare quasi mai al suo posto, perché la schiera di quelli sempre pronti a dare consigli diventa ogni giorno più grande. La sindrome di Chiara diventa così la sindrome di un’intera società, di un microcosmo speciale nel quale si può ridere anche della disabilità e dove non manca mai una fiaba a lieto fine.

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