Home ArteSanta Donna di Carità. Santa Francesca Romana in un’opera di Orazio Gentileschi

Donna di Carità. Santa Francesca Romana in un’opera di Orazio Gentileschi

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Nel giorno successivo alla Festa della Donna, si festeggia un’altra figura femminile straordinaria: moglie, madre e donna ammirevole per umiltà, coraggio e devozione. Ci aiuti ad essere “eroine” di carità

Francesca Costantino – “Franceschella”. Così Santa Francesca Romana è chiamata amorevolmente dal popolo romano. Siamo nella Roma del XV secolo: lo Scisma d’Occidente minaccia l’unità della Chiesa; lo Stato Pontificio avverte una grave crisi politica ed economica; le condizioni della popolazione sono sempre più critiche, soprattutto quelle dei poveri.
Francesca è una giovane nobildonna della famiglia Bussa de’ Buxis de’ Leoni, una delle più in vista della città. Per volere del padre, sposa, ancora adolescente, il nobile Lorenzo de’ Ponziani ma la sua vocazione è La visione di Santa Francesca Romana 1religiosa: desidera fortemente dedicarsi alla vita monastica. Tuttavia i sacri vincoli del matrimonio, ormai contratto, le impongono di dedicarsi con dedizione alla famiglia, all’amore del marito e dei figli, ai quali, però, aggiunge un’attenzione speciale per i poveri, gli ammalati e i bisognosi. Le opere di carità, infatti, sono al centro dell’intera sua esistenza e orientano ogni sua azione: dalla vendita delle sue immense ricchezze, alla fondazione di una congregazione religiosa ( le oblate Olivetane di Maria) con sede, ancora oggi, a Tor de’ Specchi, ai piedi del Campidoglio.
Nel dipinto del pittore romano Orazio Gentileschi, è raffigurata “La visione di Santa Francesca Romana”. È un’opera elegante e raffinata, un olio su tela risalente al 1614-1618, e destinato alla chiesa dei monaci olivetani di Santa Caterina a Fabriano (oggi conservato presso il Palazzo Ducale di Urbino). Il tema è commovente e delicato. La Vergine Maria, apparendole, le concede il prezioso privilegio di stringere tra le braccia il Bambino Gesù. Un’esperienza mistica raccontata con soavità, esprimendo sia l’emozione spirituale e ascetica che quella propriamente corporea e carnale. Il pittore, insomma, è in grado di rendere verosimile tutta la scena, soprattutto attraverso l’utilizzo di particolari che sono descritti con cura e minuzia: la dolcezza dei volti, il velo candidissimo che copre la testa della santa, la mirabile bellezza dei vestiti, la maestria nel rendere marmorei i gradini, con tutte le loro lesioni e scheggiature.

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