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    Home»Attualità»Nicola Lagioia vince il Premio Strega 2015
    Attualità

    Nicola Lagioia vince il Premio Strega 2015

    Redazione5 Luglio 2015Nessun commento

    Con La ferocia (Einaudi) Lagioia conquista il premio letterario italiano più ambito. Protagonista una ricca famiglia e il contesto è la Puglia. Ma cosa si nasconde dietro quella ricchezza?

    Marco Testi – La storia di una famiglia ricca. La storia di cosa c’è dietro quella ricchezza. “La ferocia” (Einaudi) che ha vinto il premio Strega 2015 è questo. Perché famiglia e ricchezza da sempre sono al centro dei racconti che rimangono. Thomas Mann ha narrato cosa ci fosse dietro l’intimità dei talami e la circolazione del denaro, così come Faulkner ha messo a nudo il re-famiglia, svelandone la prosaicità, l’aspirazione alla tragedia e le cadute indicibili. Per non parlare di Moravia e di Federigo Tozzi. Ma forse l’autore che più viene alla memoria leggendo le pagine dell’ultimo romanzo di Nicola Lagioia, barese, classe 1973, è il Musil di “L’uomo senza qualità”, quello che narra il rapporto complice e ambiguo di Ulrich e di sua sorella Agathe sullo sfondo della decadenza della società asburgica.
    nicola lagioia_premio strega 2015La ferocia è una delle facce di questa dinamica sempre elusa, sempre narrata, sempre operante nella realtà. I personaggi di Musil sono paralizzati dalla loro eccessiva virtualità, si direbbe oggi, da un pensiero che gira intorno a se stesso e non diviene mai reale, anche perché la realtà che circonda quei personaggi gronda lacrime e stridore di denti.
    Ma quando si citano dei precedenti si corre un rischio: quello di svalorizzare le opere seguenti. Come se un prima fosse superiore a un poi, come se per forza di cose il poi dovesse avere pesanti debiti con il prima. Certo che i debiti ci sono: se si vuole essere pignoli anche il prima di Mann, di Musil, di Faulkner era debitore di altri prima, diventano a sua volta il poi del primo Novecento. Sgombrato il campo dai sospetti che questa Ferocia sia figlia diretta delle ineludibili ferocie della ricchezza, della speculazione, della follia e del fato narrate nei “Buddenbrook” o in “L’urlo e il furore” e in tanta altra letteratura, si deve dire una cosa. Scomoda ma essenziale. Questo racconto di un amore fraterno e ossessivo, dei sensi di colpa per la corruzione e il dolore scaturiti dal cammino verso il troppo e l’inutile del proprio clan, ha vinto lo Strega. Perciò si troverà in mezzo ai due fuochi di quelli che diranno che non è un capolavoro e degli altri che lo osanneranno come il meglio che la nostra narrativa ha prodotto quest’anno.
    La realtà è diversa. Ci sarà di meglio in circolazione, ma poteva vincere anche di peggio. Rimane il fatto che uno scrittore meridionale trapiantato a Roma ha vinto il più prestigioso premio letterario italiano con un’opera ben scritta, che parla della sua Puglia e che affronta il tema del male sia dal punto di vista individuale, sia da quello generazionale. La ferocia delle cose è quella darwiniana della lotta per il cibo, ma anche per la sua conservazione, per la sua moltiplicazione e per il profitto che questa conservazione può ricavare.
    Siamo fuori, ad esempio, della fedeltà al modello di Max Weber e della sua equivalenza calvinismo-capitalismo. Non c’è più quel capitalismo, sembra dire Lagioia nel suo ultimo romanzo. C’è il cupio dissolvi nascosto dietro l’ottica del guadagno, non è più accumulazione, quella narrata dal racconto, ma lacerazione, disconoscimento del giusto, celebrazione dell’eccesso che diviene corsa notturna a piedi in mezzo alla Taranto-Bari. Come capita all’agnello sacrificale del libro, Clara, la cui morte è il centro focale della storia. Che è anche la storia di un fratello, o meglio, fratellastro, che cerca di trovare la ragione di quella morte, per mezzo di una ricerca che è celebrazione (questa sì figlia di Faulkner) della malattia, dell’alterità, dell’impotenza come uniche possibilità di cambiare davvero il mondo.
    Alla fine rimane proprio questo messaggio: è possibile respingere il male. Un attento lettore di Tolstoj come Lagioia sa che lo si può fare respingendo la violenza, il profitto inutile, la corsa verso l’accumulazione in sé e per sé, che sono la maschera sotto la quale si cela la volontà di morte. Alla fine è questo che rimane del libro premio Strega 2015. La ferocia esiste. Ma può essere vinta.

    fonte Agensir

     

    nicola lagioia Premio Strega

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