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    Home»Editoriali»Editoriale / Per sorella madre terra
    Editoriali

    Editoriale / Per sorella madre terra

    Redazione15 Luglio 2015Nessun commento

    di Emilio Salvatore

    [dropcap]L[/dropcap]a prima vera enciclica di Papa Francesco (Lumen Fidei era scritta a 4 mani con il suo predecessore) si compone di 192 pagine, divise in sei capitoli.
    Francesco si è messo dinanzi al mondo attuale e si è posto una domanda semplice, che un qualunque genitore o educatore, qualunque responsabile della cosa pubblica, qualunque uomo (l’enciclica è rivolta a tutti) degno di tale nome, dovrebbe porsi sulla “nostra casa comune” (con una prospettiva anche ecumenica quale quella del patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?».
    Subito la tendenza a restringere il messaggio curva sulla questione ecologica, pensando e parlando di enciclica verde, il Papa inquadra questo ambito nella prospettiva più ampia di un’ecologia umana (come già la chiamava Benedetto): «Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale». In altri termini sono «inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore».
    Nel primo capitolo l’analisi tocca il mondo così come a noi si presenta: dall’inquinamento ai cambiamenti climatici, dalla distruzione senza precedenti degli ecosistemi alla questione dell’acqua potabile, dal «deterioramento della qualità della vita umana alla degradazione sociale. A nulla serve, sembra dire il Papa, la condanna del cambiamento climatico senza quello che porta all’esclusione sociale, all’aumento della violenza, al consumo crescente di droghe, alla perdita di identità. L’immagine a fumetti quasi che se ne ricava, se sapessi disegnarla, è quella di un globo terrestre che piange insieme agli abbandonati del mondo e chiede un cambiamento di rotta.
    Il secondo capitolo si passa a presentare “il vangelo della creazione” secondo la tradizione giudaico-cristiana e i riferimenti biblici. Ne cito un passo che dice tutto: «Questi racconti suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate». (n.66). Interessante è anche la distinzione fra il concetto di creazione e di natura: «Per la tradizione giudeo-cristiana, dire “creazione” è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato. La natura viene spesso intesa come un sistema che si analizza, si comprende e si gestisce, ma la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realtà illuminata dall’amore che ci convoca ad una comunione universale». (n.76). Nel capitolo terzo si passa a riflettere su modalità errate di confronto tra l’uomo e la natura: «Il problema fondamentale è un altro, ancora più profondo: il modo in cui di fatto l’umanità ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo insieme ad un paradigma omogeneo e unidimensionale. In tale paradigma risalta una concezione del soggetto che progressivamente, nel processo logico-razionale, comprende e in tal modo possiede l’oggetto che si trova all’esterno» (n.106), ma anche la biologia transgenica e la sperimentazione genetica sugli embrioni. A fronte di tutto questo ecco la proposta: sviluppare una “ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali” (cap. IV).
    La strategia per giungere a questo diverso modello è il dialogo finalizzato a strutturare processi decisionali trasparenti, prima di giungere a offrire spunti per la formazione di una coscienza responsabile a livello educativo, spirituale, ecclesiale, politico e teologico. In altri termini si tratta di recuperare un’alleanza infranta fra l’uomo e il creato attraverso processi di educazione di “conversione ecologica”: «Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi» sono parole lapidarie che Francesco riprende da Benedetto XVI (n.217). E anche questo serve a dire come la proposta cristiana – forse l’ultima – continua a pensare l’uomo e la natura in una prospettiva non ristretta ma sempre più ampia.

    editoriale emilio salvatore

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