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    Home»Attualità»Ecco cosa “combinano” gli stranieri dalle nostre parti
    Attualità Curiosità Territorio

    Ecco cosa “combinano” gli stranieri dalle nostre parti

    Redazione23 Luglio 2015Nessun commento

    La Redazione – A noi che vantiamo di custodire la qualità dei cibi, che vantiamo la presenza delle nostre aziende a Expo 2015; a noi italiani che ci battiamo per la tutela del Made in Italy; che sosteniamo strenue campagne per spiegare che il veleno della terra dei fuochi non ha niente in comune con i più salubri territori del Matese e dell’Alto Casertano…
    A noi, che spesso ci lasciamo travolgere da compulsivi toni di disprezzo nei confronti dei fratelli di colore, quel “di più” da temere e cacciare via (è immorale ciò che si legge su facebook dalle bacheche di molti…). A noi tutti, passiamo questa lettura:
    “Senza il quotidiano lavoro di 322mila migranti nelle campagne italiane non ci sarebbe il Made in Italy a tavola che ha permesso al nostro Paese di ottenere primati in tutto il mondo. E’ quanto affermato dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel suo intervento dall’Assemblea della Coldiretti al Padiglione Italia di Expo, a Milano, dove ha lanciato un progetto contro il lavoro nero, tanto più necessario considerata l’emergenza accoglienza legata ai nuovi sbarchi di immigrati. (…). Secondo un’analisi Coldiretti su dati del Dossier statistico Immigrazione, quasi un quarto dell’agricoltura italiana e nelle mani degli stranieri in termini di contributo al lavoro. C’è dunque la presenza di veri e propri distretti produttivi di eccellenza del Made in Italy che possono sopravvivere solo grazie al lavoro di 322mila immigrati regolari, dalle stalle del nord dove si munge il latte per il Parmigiano Reggiano alla raccolta delle mele della Val di Non, dal pomodoro del meridione alle grandi uve del Piemonte”. (www.ilpuntocoldiretti.it)

    immigrati-agricoltura-coldirettiIn Alto Casertano non abbiamo grandi piantagioni o immensi allevamenti, ma piccole miniere di bontà sicuramente, dove seppur per brevi periodi (mentre qualcuno è più stabile) hanno lavorato indiani, marocchini, uomini dell’Est Europa.
    Quanti di loro hanno lavorato in nero? Nelle campagne, ma anche assoldati da imprese edili…
    A quanti di noi ha fatto comodo che ci fosse un nero piuttosto che un bianco a pulire le stalle delle nostre “preziose” bufale? “Costa meno”, “Si accontenta di poco…”.
    Senza contare il gran numero di donne addette alle attività di assistenza domestica.
    Ecco cosa combinano questi stranieri: stanno diventando la cinghia di trasmissione di tradizioni, mestieri, usanze, produzioni grazie alle quale siamo ancora orgogliosi di essere italiani e ci fanno apprezzare nel mondo (per la mozzarella di bufala, i pomodori, il parmigiano, l’olio, l’uva, le carni…)
    Una riflessione, messa lì…mentre ad accoltellare il macchinista di un treno, alla stazione di Alvignano poche ore fa, è stato un giovane della nostra terra.
    E se fosse stato uno di colore? Con quale sentimento, stamattina, avremmo manifestato i nostri giudizi?

     

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