Home Chiesa e Diocesi Don Emilio Di Muccio, da 25 anni prete “nelle mani di Dio”

Don Emilio Di Muccio, da 25 anni prete “nelle mani di Dio”

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La comunità parrocchiale di Sant’Angelo, guidata da don Mario Rega, nei giorni precedenti la celebrazione ha pregato per il dono delle vocazioni

don emilio di muccio 3La Redazione – Pochi giorni fa la celebrazione e la festa che hanno ricordato i 25 anni di sacerdozio di don Emilio Di Muccio, nella sua parrocchia di origine, Santa Maria della Valle in Sant’Angelo d’Alife.
Molti i fedeli e in particolare gli amici che hanno partecipato alla messa celebrata da Mons. Valentino Di Cerbo con la presenza anche di altri sacerdoti diocesani. Tra i primi banchi, il sindaco del paese Vittorio Folco ad esprimere la solennità e l’ufficialità di un momento significativo per la comunità santangiolese, che come quella di Alife (e sono le uniche in Diocesi), hanno donato alla chiesa locale un discreto numero di vocazioni.
La vigilia dell’Immacolata, data scelta per l’ordinazione di don Emilio 25 anni or sono, allora come oggi rappresenta un momento di significato profondo per i credenti; Mons. Valentino Di Cerbo, partendo dalle letture di questa liturgia ha ripercorso – dall’origine del mondo ad oggi – il dialogo profondo tra Dio e l’uomo che si concretizza nella premura continua del Creatore verso le sue creature, talvolta fragili e disorientate.
Dove sei? chiede Dio ad Adamo; non è un atto inquisitorio ma un segno di amore e preoccupazione, di apprensione dolce e materna… Da questo dialogo, da questa ricerca, da questo stile di incontro – ha proseguito Di Cerbo – ne sono scaturiti altri nella storia del mondo fino a Maria: in questo caso è lei a porre una domanda (come è possibile?), ma che ha in sé già la convinzione e la fiducia di colei che si rimette nelle mani di Dio”.
Da Adamo ed Eva a Maria, poi alla storia di don Emilio: in questo modo il Vescovo ha tracciato il percorso dell’uomo-sacerdote, anch’egli chiamato da Dio, anch’egli timoroso nella risposta, anch’egli fiducioso di porre le sue mani in quelle del Padre – attraverso le mani del Vescoco – per dire la sua disponibilità e l’obbedienza ad un progetto d’amore.
Ripercorrendo in rito dell’ordinazione sacerdotale, Mons. Di Cerbo, ha esortato i presenti e ricordato a don Emilio proprio il gesto in cui il novello sacerdote pone le sue mani in quelle di Dio, attraverso quelle del Vescovo, che per primo le tende e le offre ad un suo figlio che generosamente ha risposto alla chiamata al sacerdozio: “come Maria, il sacerdote mette le sue mani in quelle di Dio, partecipando al suo progetto d’amore – o meglio – garantendo continuità a quel piano di amore e di salvezza affidato ai ministri”. Donare le proprie mani alla Chiesa, ponendole in quelle del Vescovo, in occasione dell’ordinazione sacerdotale, è il segno della profonda comunione che nell’obbedienza il prete stabilisce con il suo Pastore, non come atto di sottomissione ma di partecipazione alla missione evangelizzatrice e salvatrice.
Mons. Di Cerbo ha invitato tutti a pregare perché don Emilio sia consapevole ogni giorno di questo scambio “mani nelle mani” che lega la vita del prete a quella di Dio e del suo Figlio facendone un modello di amore libero, sereno e appassionato che si traduce nel servizio agli uomini.

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