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Se si presentasse Gesù, cosa gli chiedereste? Mons. Di Cerbo inizia la Visita Pastorale a Piedimonte Matese

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Domenica scorsa il Convegno “In ascolto di Dio e del Territorio”. Dal 5 marzo il Vescovo Valentino Di Cerbo sarà a Sepicciano, poi San Potito Sannitico

 “Mettiamo il caso che al posto del Vescovo, all’appuntamento (della Visita pastorale, ndr) si presenti Gesù Cristo in persona: che cosa gli direste, o chiedereste?”
Una tra le provocazioni dei relatori che ha animato il Convegno della Forania di Piedimonte Matese in apertura della Visita pastorale di Mons. Valentino Di Cerbo a questa zona pastorale della Diocesi di Alife-Caiazzo. L’incontro che si è tenuto presso l’aula magna del Liceo “Galileo Galilei” domenica scorsa ha riunito sacerdoti, laici e amministratori politici di Castello del Matese, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, Calvisi, Carattano e Piedimonte.
In ascolto di Dio e del Territorio, il titolo di questo appuntamento che ha ascoltato dalla voce di Angelo Rotunno e Daniele Cirioli l’interpretazione e la lettura e l’idea che territorio e chiesa hanno l’uno dell’altra, non senza soffermarsi sui punti critici e le potenzialità di entrambi.
Una terra che è “opera d’arte”, scrigno di ricchezze ambientali, denuncia l’assenza di luoghi di ritrovo per i giovani, di spazi e trasporti riservati agli anziani, uno smodato sviluppo urbanistico a svantaggio dei centri storici: è un territorio che chiede possibilità e lo fa appellandosi alla Chiesa, individuata – secondo l’opinione comune – come centro di potere.

Un giudizio poi frenato dalla consapevolezza del ruolo guida della Chiesa nella formazione delle coscienze, ma non di più. Nessun potere se non quello di servire l’uomo e tentare di farlo nel miglior modo possibile. Il Vescovo è tornato a far riferimento ai servizi e alle possibilità messe in campo dalla Diocesi di Alife-Caiazzo attraverso il Centro diocesano per la famiglia che in due anni è riuscito a seguire oltre 800 casi, ai percorsi di formazione riservati ai genitori e agli adolescenti affidati anche a personale qualificato nella cura delle relazioni; ai nuovi centri di ascolto della Caritas, al recupero storico artistico di un gran numero di beni e conseguentemente restituiti alla collettività tutta.
Ma il territorio, la cui voce è stata ascoltata anche per strada nelle ultime settimane, chiede anche di più alla Chiesa locale: insegnare l’esercizio della libertà che “consiste nella capacità di assumere innanzitutto la cura di se stessi, di scegliere, di prendere delle decisioni e restarvi fedeli; libertà quale azione educatrice che impone disciplina, ordine”.
E la Chiesa ha chiesto al territorio, dando voce alle parole di Papa Francesco, meno corruzione, più trasparenza, più conversione (“Per il vostro bene, vi chiedo di cambiare vita”); ha poi riflettuto su se stessa, come guardandosi allo specchio, e domandandosi se cd’è troppo umano e troppo poco divino in ciò che si fa; se la corsa a “fare” prenda troppo spesso il posto dell’essere. Un problema di identità prima di tutto.
Uno scambio di parere tra i presenti; i diversi interventi hanno permesso di perfezionare la messa a fuoco su uno spaccato – chiesa e territorio – che in un tutt’uno corrispondono allo spazio vitale di generazioni necessariamente da accompagnare, guidare, sostenere, promuovere.
Mons. Valentino Di Cerbo a tutti ha lanciato un unico appello: “Sollecitiamoci a vicenda per costruire, per edificare, per fare il bene in concretezza”. Il Vescovo ha chiesto ad entrambe le parti, ai rappresentanti delle istituzioni e in particolare ai tanti laici impegnati nelle parrocchie di essere accanto alla gente, con la gente, per promuoverla e contribuire a realizzare i loro sogni, e soprattutto educare i loro bisogni.
Il dibattito prosegue nelle parrocchie, nei luoghi in cui si programma il lavoro, si progetta il futuro, si pensa al bene dell’intera famiglia umana.

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