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    Home»I Sentieri della Parola»Fatti per il Cielo. Domani la festa dell’Assunta
    I Sentieri della Parola

    Fatti per il Cielo. Domani la festa dell’Assunta

    Redazione14 Agosto 2016Nessun commento

    assunzione donna vestita di sole

    A cura di don Andrea De Vico 
    Anno C – Assunzione della Beata Vergine Maria (Lc 1, 39-56)

    “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle” (Ap 12, 1)

    Il veggente dell’Apocalisse ci presenta una “donna vestita di sole” che dà alla luce un bambino. Contro di lei si apposta “un enorme drago rosso”, pronto a divorare il figlio appena nato. Un’emergenza nell’emergenza: una partoriente insidiata! Una lotta impari: un mostro poderoso contro una donna fragile che ha appena partorito! Ma Dio le viene incontro, salva il bambino e trasferisce la donna in un luogo sicuro, nel deserto.

    Il racconto si chiude lasciando il lettore in “suspense”, con il drago appostato “sulla spiaggia”, il luogo dove il Creatore pose il limite all’aggressività del mostro marino. Difatti le onde del mare non possono “divorare la terra”, ma il drago è sempre pronto alla guerra, e Apocalisse 12, 18, con una certa dose di ironia, lo vede bloccato nel luogo stesso della sua sconfitta primordiale. Il conflitto non è risolto, è solo sospeso.

    Il drago aveva già sfidato Dio, trascinando nella ribellione un terzo delle stelle del cielo. Ora la contesa si è trasferita al mondo umano. Il “serpente antico”, non potendo nulla contro la donna e suo figlio-messia, si infuria “contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù”.

    I fatti sono questi: già ai tempi di Giovanni la primitiva comunità dei credenti cominciava a patire la ferocia delle prime persecuzioni. I poteri mondani e diabolici sembravano avere la meglio contro di lei. Molti resistevano fino al sangue, altri abbandonavano la fede e venivano trascinati all’apostasia. Giovanni conforta i fratelli di fede dicendo che, se pure la lotta continua e si prolunga nel corso della storia, la Chiesa è al sicuro, la vittoria è certa.

    Nessuna meraviglia, dunque, se anche oggi anche oggi i figli della Chiesa sono perseguitati fino al sangue, e ci sono anche quelli che vengono risucchiati nel vortice di una lenta e inesorabile apostasia di massa! La stessa storia d’Europa può essere letta come “storia di un’apostasia”. Questo accade anche nelle nostre parrocchie: la quasi totalità dei bambini e dei giovani che fanno la comunione e la cresima sono in seno alla Chiesa solo per un tratto, poi ve ne vanno allo sbaraglio, preda dei “mercanti di anime” che li comprano, li vendono e li girano come vogliono. La Chiesa non si stanca mai di generare figli di Dio, anche se poi se li vede strappare da Satana!

    Un filosofo dell’800, Soren Kierkegaard, paragona gli uomini del suo tempo ai passeggeri di una nave in crociera non più interessati a dove sono diretti, e neanche più si curano delle comunicazioni sulla rotta del capitano. A loro importa solo sapere il menù del giorno, “cosa si mangia oggi”, declamato dalla voce dello chef di bordo amplificata da un megafono.

    L’immagine rende bene la situazione dell’uomo moderno, “schiacciato sul presente”, impossibilitato a vivere un impegno stabile. Un uomo che ha cancellato dal suo vocabolario aggettivi come: “duraturo, permanente, definitivo”, e che ha derubricato parole come: “costanza, fedeltà, resistenza”. Cancellata l’eternità, l’orizzonte si è fatto più stretto, il futuro più corto. I giovani infatti non hanno più il pensiero del loro futuro, pensano a cosa fare stasera dopo cena, in quale discoteca ritrovarsi il sabato, dove andare in vacanza l’estate prossima.

    Per fortuna la nostra vita non si risolve in un tortuoso vagabondaggio alla cieca, con tanti affanni e qualche raro piacere ottenuto al prezzo salato di molto dolore. La vita non è neanche un’allegra crociera che il destino cerca di guastare con un fatale naufragio alla “Titanic”. Non siamo destinati a penare tutta la vita per fare l’ultimo viaggio in una macchina che non ci siamo mai potuto permettere e poi andare a marcire in quel metro cubo che ci siamo fatti riservare al cimitero.

    Nella teologia dei padri della Chiesa, a partire da sant’Epifanio (nato in Palestina nel 315, vescovo di Salamina a Cipro), venne spontaneo attribuire la figura della donna vestita di sole e coronata di stelle (la Chiesa) a Maria. Sia la Chiesa che Maria sono “madri”: la prima genera il Cristo, la seconda i seguaci di Cristo, che lo seguono anche sulle vie della tribolazione.

    Siamo destinati a condividere la gloria di Maria, poiché siamo simili a lei, nostra madre: siamo figli “con il cielo incorporato”. Vero è che siamo fatti di “polvere di stelle”, ma anche le stelle, a loro volta, sono “fatte di noi”. Noi siamo la coscienza del loro esistere, e se non ci fossimo noi, loro nemmeno saprebbero di esserci.

    La vera grandezza di Maria non è però di ordine cosmico: lei è beata perché “ha creduto”, lei è grande nella fede. Lei sa che nella storia c’è la violenza dei prepotenti, la sfacciataggine dei ricchi, l’orgoglio dei superbi, gente che ha tutto, ma non ha il potere dell’ultima parola.

    La nostra vita dunque è un pellegrinaggio: incerto e faticoso, penoso e sofferto, ma la meta è sicura: il “cielo”, metafora di un luogo dove non esiste più fatica né dolore. Guardando alla maternità di Maria e della Chiesa, cerchiamo di avere costanza, fedeltà e resistenza nel combattimento della vita presente, per meritare quella futura!    

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