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Giubileo della Misericordia. Le parole del vescovo Di Cerbo ai fedeli nella Basilica di San Pietro

Entrare in Basilica, come tornare a casa, sentirsi in famiglia accolti e amati. Nelle parole del Vescovo di Alife-Caiazzo il valore della misericordia e della comunità

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La Redazione | L’udienza di Papa Francesco con la diocesi di Alife-Caiazzo ha toccato i cuori, ha predisposto tutti ad un incontro ancor più grande, il momento tanto atteso del passaggio della porta santa e in particolare della Messa celebrata nella Basilica di San Pietro dal vescovo Valentino con i preti della Diocesi giunti in pellegrinaggio con i propri gruppi parrocchiali.
All’Altare della Cattedra, il clima di partecipazione dei fedeli si è fatto intenso, partecipe, umile, familiare.
Sei anni fa il primo grande momento di festa per la Diocesi in questa Basilica in occasione dell’ordinazione episcopale di Mons. Valentino Di Cerbo, e ieri il ritorno in un luogo che evoca comunione, luogo simbolo di un nuovo inizio per la Chiesa locale, e per lo stesso Vescovo “chiamato all’impegno di una nuova paternità vissuta accanto a voi”, ha ricordato personalmente.
“Abbiamo attraversato la porta Santa, la porta della misericordia, compiendo un gesto che ha il sapore di casa” ha spiegato il Pastore per indicare il senso di quel procedere verso un luogo solo apparentemente sconosciuto. “Quando si entra in casa, ci si sente se stessi. Se la strada ci fa mettere le maschere, tante volte non ci fa essere noi stessi, a casa siamo veri, siamo lì con le nostre bellezze, le nostre fragilità, i nostri peccati che tutti conoscono ma che tutti accolgono”.

Il Vescovo ha indicato nel Giubileo, l’occasione per ritornare “in famiglia” per fare esperienza di accoglienza, di perdono.
“La casa non è soltanto una grande basilica, ma è la comunità cristiana, è la famiglia che siamo tutti quanti noi e in cui ritroviamo il Padre accogliente che ci vuole qui non per ammonirci o rimproverarci, ma per ridarci la nostra bellezza”. Ha poi aggiunto, esortando – come Papa Francesco al mattino – ad essere operosi: “Dio ha fatto su di noi, nonostante i nostri limiti e miserie, la scommessa della fioritura, come il contadino di fronte all’albero secco dell’inverno che attende con pazienza lo sbocciare dei fiori nuovi e dei frutti”.
Questo per indicare il valore della misericordia di Dio, che come buon padre di questa famiglia, non smette di accogliere i limiti, le povertà di ciascuno senza meravigliarsene.
L’immagine della famiglia, a fare da filo conduttore di tutta la meditazione del Vescovo, ancor più per sottolineare il senso di partecipazione e di responsabilità richiesto a ciascuno e reso concreto nel “servizio” alla comunità diocesana, a quella parrocchiale.
“Stasera non stiamo qui solo per noi, ma come a Pietro, Gesù dice, pasci le mie pecore chiedendoci di essere responsabili della felicità degli altri, di ‘non vivere solo per te’, solo per noi stessi. ‘Per questo ti ho creato e per questo ha senso la tua vita’, sono le parole che il Signore rivolge ad ognuno”.
Una pensiero particolare del Vescovo è andato al prossimo Sinodo diocesano, i cui lavori preparatori inizieranno tra un mese: “A Maria, affidiamo i nostri propositi di essere uomini e donne del sì, capaci di aprire sempre, nella vita – anche nel dolore – sentieri di amore e di speranza”.
Un applauso spontaneo ha risuonato in Basilica, e le braccia spalancate del Pastore hanno accolto l’ideale abbraccio di gioia che ne è scaturito.

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